Sulla questione degli atleti russi e bielorussi, il tennis avrebbe potuto fare meglio "sin dall'inizio". È il pensiero di Iga Swiatek, numero 1 del mondo, alla luce del passo indietro di Wimbledon. Sin dall'inizio dell'invasione ucraina, ai giocatori di Russia e Bielorussia è stato consentito giocare i tornei anche se come neutrali, unica eccezione lo Slam londinese che però, dalla prossima edizione, si adeguerà al resto del circuito. "Ho sentito che dopo la Seconda Guerra Mondiale ai giocatori tedeschi non era permesso di giocare, così come a quelli italiani e giapponesi, e sento che una cosa del genere avrebbe fatto capire al governo russo che forse non ne valeva la pena - il pensiero della 21enne polacca alla BBC - So che è una piccola cosa, perché siamo solo atleti, ma lo sport è abbastanza importante, è sempre stato usato dalla propaganda. Ma questa era una cosa che doveva essere considerata all'inizio e invece il tennis non ha preso questa strada. Farlo adesso sarebbe abbastanza scorretto nei confronti dei giocatori russi e bielorussi perché è una decisione che andava presa un anno fa. Il tennis sin dall'inizio avrebbe potuto fare un po' meglio mostrando a tutti che siamo contro la guerra".
La Swiatek punta il dito contro Atp e Wta ritenendo che si sarebbe potuto fare di più, "avrebbero potuto aiutarci a gestire un po' meglio la situazione negli spogliatoi dove l'atmosfera è abbastanza tesa". La polacca rivela poi di aver stretto la mano a Daria Kasatkina perché "ha detto apertamente sin dall'inizio che era contraria alla guerra e che sognava la fine del conflitto. La rispetto davvero perché ritengo che sia coraggioso da parte degli atleti russi esporsi perché la loro situazione è piuttosto complicata e talvolta è difficile per loro parlarne ad alta voce".