"Essere neri negli Usa è pazzesco. C'è troppa violenza. I giovani vengono colpiti, sparano... Guidare ed essere neri può essere pericoloso. Ci sono armi e tutto il resto. Le persone devono unirsi e dobbiamo porre fine al razzismo. Anch'io mi sento un attivista". Intervistato da El Pais, il numero 11 del mondo Atp Frances Tiafoe racconta la difficoltà degli afroamericani in questi anni, anche in relazione alle opportunità nel mondo del tennis, "uno sport che normalmente è stato bianco" come lo definisce il giocatore figlio di un minatore e di un'infermiera della Sierra Leone in fuga dalla guerra civile.
Tiafoe: "Sono un attivista"
Alla domanda se si consideri un attivista, Tiafoe risponde senza esitazioni: "Assolutamente, senza dubbio, in America tutti noi abbiamo il nostro ruolo e questo mi piace. L'influenza di Martin Luther King, Malcolm X o Mandela? Forte, ovviamente. Quello che hanno fatto è stato fondamentale. Ci sono anche Barack e Michelle Obama. Se penso a quel che Mandela ha fatto durante l'apartheid, a quei milioni di persone che si sono mobilitate: è incredibile quello che hanno fatto quei grandi attivisti".
Serena, Venus e gli ispiratori
Tiafoe ha elencato i campioni afroamericani che hanno aperto la strada: "Venus e Serena Williams hanno ispirato tanti che volevano essere come loro. Abbiamo avuto l'esempio di Arthur Ashe poi è arrivato James Blake [n.4 nel 2006], e mi piacerebbe essere come loro. Prima c'era stata Althea Gibson (prima afroamericana a vincere il Roland Garros nel 1956), poi Zina Garrison (finalista di Wimbledon 1990). Sai che c'è qualcuno che ha aperto la strada. Certo, c'è ancora molto da fare".