Re Nole: a Djokovic il Roland Garros, nessuno come lui negli Slam
di Emanuela AudisioPARIGI - È un altro Everest. Se settanta anni fa l'uomo salì in cima al mondo, Novak Djokovic a Parigi è salito in cima al tennis. L'unico e il primo: 23 titoli Grandi Slam. Meglio di Nadal (22) e di Federer (20). Nessuno come lui. Il serbo ha messo la testa nel trofeo, l'ha protetto con le mani, mostrando a tutti come si fa nella vita: "Non contate mai, non perdete mai la voglia, fate sempre come fosse la prima volta". Se Federer è stato una religione, Djokovic è il sacerdote che non si stanca del rito. È il suo terzo successo al Roland Garros, dopo quello del 2016 e del 2021. E un consiglio ai ragazzi: "Guardate avanti, non indietro, costruitevi il proprio destino, fidatevi dell'oggi e del momento che state vivendo". Si congratula anche il grande rivale Nadal: "You made it". Ce l'hai fatta. "Solo qualche anno fa era un traguardo impe…
PARIGI - È un altro Everest. Se settanta anni fa l'uomo salì in cima al mondo, Novak Djokovic a Parigi è salito in cima al tennis. L'unico e il primo: 23 titoli Grandi Slam. Meglio di Nadal (22) e di Federer (20). Nessuno come lui. Il serbo ha messo la testa nel trofeo, l'ha protetto con le mani, mostrando a tutti come si fa nella vita: "Non contate mai, non perdete mai la voglia, fate sempre come fosse la prima volta". Se Federer è stato una religione, Djokovic è il sacerdote che non si stanca del rito. È il suo terzo successo al Roland Garros, dopo quello del 2016 e del 2021. E un consiglio ai ragazzi: "Guardate avanti, non indietro, costruitevi il proprio destino, fidatevi dell'oggi e del momento che state vivendo". Si congratula anche il grande rivale Nadal: "You made it". Ce l'hai fatta. "Solo qualche anno fa era un traguardo impensabile".
Djokovic vince il Roland Garros: 23° Slam, nessuno come lui
A 36 anni il campione serbo torna numero uno e se volete i numeri: 94 titoli in carriera, il primo ad aver vinto tre volte i 4 tornei del Grande Slam, 388 settimane in cima alla classifica. Ma ha ancora un altro traguardo, deve raggiungere una donna, l'australiana Margaret Court a 24 titoli mentre l'americana Serena Williams è a 23 come lui. Ce la può fare. Sarà antipatico, troppo nazionalista, troppo alternativo (vegetariano, vegano, anti-vaccino), troppo fatto a modo suo, con yoga e new-age, ma se c'è un tie-break state sicuri che lo vince, può partire in ritardo, può non entrargli il dritto, può non trovare (subito) il paradiso, ma all'inferno non ci va, recupera la strada, ripassa le soluzioni. È una salita? Per voi, per me è discesa. Non soffre di emorragia psicologica, le sue crepe mentali sono poche, e se ci sono da lì entra luce, non disperazione. Non si scioglie, non perde il sangue freddo.
Djokovic, da Ibra a Mbappé le stelle lo applaudono
Ha ringraziato il grande mondo dello sport che era venuto a vederlo: Tom Brady, Mbappé, Ibrahimovic, Giroud, Noah che gli ha dato il trofeo. Prima di alzarlo è andato a cambiarsi, è rientrato in campo con il numero 23 (lo stesso di Michael Jordan) cucito sulla giacchetta. Si è anche mischiato con la "sua" terra, si è proprio sdraiato sul rosso a gambe larghe, guardando il cielo e godendosi il momento. E chissà se da lassù il pilota Roland Garros da cui prende nome il torneo avrà festeggiato. Non era un asso dell'aviazione, ma uno che trovava le soluzioni, proprio come Djokovic. Fu lui nel 1915 a scoprire un sistema di sincronizzazione che permetteva di mitragliare dall'aereo attraverso le eliche. Qualcuno che colpisce meglio di Djokovic si trova (tranne forse nella ribattuta), ma non chi si ingegna come lui a trovare un altro piano, a resistere, a far passare la tempesta, a ritrovare il raggio di sole. Più tuonano fulmini, più lui vola. Carattere, certo. Ma la tenuta fisica se l'è costruita, come l'intensità, la precisione e la visualizzazione anticipata. Ha dovuto, contro Federer e Nadal, altrimenti non avrebbe potuto superarli. Ha vinto la finale in tre set (7-6, 6-3,7-5), si è guadagnato un posto nella storia e più di un attimo di eternità. E forse anche la citazione di Coco Chanel: "Per essere insostituibili bisogna essere diversi".
Djokovic, baci alla famiglia e scuse: "Cosa vi ho fatto passare"
Djokovic è un uomo, un marito, un padre, aveva tutta la sua larga famiglia (cugini e amici) con sé a Parigi, li ha ringraziati, è andato ad abbracciarli, e si è scusato per "quello che vi ho fatto passare in quest'ultima settimana". Lo dice sempre, segno che si rende conto che vivere le vigilie con lui deve essere infernale. Goran Ivanisevic, suo allenatore faceva sì con la testa e confessava: "Ci tortura, ma cerchiamo di sopravvivere". Contro Djokovic, il norvegese Ruud, alla sua seconda finale consecutiva a Parigi è stato troppo poco Ruud. Casper, 24 anni, ha retto solo il primo set, anche perché senza prima palla di servizio non poteva andare lontano, ha subito passanti micidiali, costretto quasi sempre sulla difensiva, si è rinchiuso a fondo campo nella sua mitezza solida. "Ho dato tutto, ma non è bastato, è dura con lui vincere il punto decisivo, però penso che sto diventando un giocatore difficile da battere". Djokovic saluta il pubblico dicendo: "Ci rivedremo l'anno prossimo. Mi sento benissimo, ma ho 36 anni, il corpo risponde in maniera diversa rispetto al passato, devo controllare il ritmo della partita. Sulla terra devi variare, devi giocare meno da lontano, fare qualche palla corta e qualche serve and volley". Insomma, lui vuole andare più lontano. A questo punto allo spagnolo Carlos Alcaraz che a 20 anni ha già vinto a New York non resta che una scelta: assicurarsi nei prossimi sei anni tutti gli Slam. Così arriva al 2029 con 25 successi e se li mette tutti dietro. Se prima però ammazza Djokovic.