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Berrettini lotta, ma Alcaraz è implacabile: lo spagnolo si impone in 4 set e vola ai quarti a Wimbledon. Matteo: “Ko duro, ma sono fiero di me”

(reuters)
Il romano parte meglio ma poi non riesce a resistere al ritorno del giovane spagnolo, autore di una prova superlativa
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LONDRA - Per Voltaire l’illusione era il primo dei piaceri, e difatti nel primo set Matteo Berrettini è un toro loco, ma alla fine Carlos Alcaraz lo doma. Perché il 20enne di Murcia è un mostruoso Minotauro: umano e bestiale. Classe purissima, zero talloni d’Achille, cocktail di armi micidiali: drop, dritto, rovescio, slice, mixati divinamente. E a fondo campo è un gatto con la calamita: le prende tutte, in ogni modo, e poi ti salta addosso come un giaguaro. Se devi fargli male, devi essere un infallibile cecchino: “Ti porta sempre al limite, come Djokovic”, conferma Berrettini.

Alla fine, la sorprendente favola di Matteo a Wimbledon 2023 si infrange agli ottavi con un netto 3-6, 6-3, 6-3, 6-3 dopo 3 ore e 5 minuti. La profezia del tedesco Zverev (“se gioca come contro di me, vince il torneo”) si sbriciola presto. Perché oggi il 27enne italiano non è al 100% ed esplosivo come lo spagnolo. Ma anche perché contro Alcaraz serviva una partita perfetta, senza intercalari.

Eppure nel p…

LONDRA - Per Voltaire l’illusione era il primo dei piaceri, e difatti nel primo set Matteo Berrettini è un toro loco, ma alla fine Carlos Alcaraz lo doma. Perché il 20enne di Murcia è un mostruoso Minotauro: umano e bestiale. Classe purissima, zero talloni d’Achille, cocktail di armi micidiali: drop, dritto, rovescio, slice, mixati divinamente. E a fondo campo è un gatto con la calamita: le prende tutte, in ogni modo, e poi ti salta addosso come un giaguaro. Se devi fargli male, devi essere un infallibile cecchino: “Ti porta sempre al limite, come Djokovic”, conferma Berrettini.

Alla fine, la sorprendente favola di Matteo a Wimbledon 2023 si infrange agli ottavi con un netto 3-6, 6-3, 6-3, 6-3 dopo 3 ore e 5 minuti. La profezia del tedesco Zverev (“se gioca come contro di me, vince il torneo”) si sbriciola presto. Perché oggi il 27enne italiano non è al 100% ed esplosivo come lo spagnolo. Ma anche perché contro Alcaraz serviva una partita perfetta, senza intercalari.

Eppure nel primo set Berrettini è impeccabile: 80% circa di prime, non lascia respirare Alcaraz. Lo imbavaglia di colpi, lo surclassa con sassate di servizio e dritto, non gli concede veri scambi per rilasciare la sua classe. Carlos si innervosisce, sbaglia più del solito. Berrettini gli strappa il break sul 4-3, dalle tribune urlano “Matteo, spacca tutto!” e allora lui sigilla il set con ace e urlo devastanti. Apoteosi.

Ma qui la partita si ribalta. A inizio set Berrettini scivola sul flipper di colpi del devastante Alcaraz, resta a terra. Per qualche minuto si tiene la gamba, ma non è il vero guaio. Perché Matteo non è più un martello, perde sicurezza e fiducia. L’alieno spagnolo inizia a sfoderare colpi impensabili, di ogni tipo e parte: recuperi, passanti e drop shot stellari, di quelli che fanno male e cambiano il corso, anche psicologico, della partita. Alcaraz si trasforma, diventa un onnipresente Djoker ancora più feroce, un blob che dilaga divorando tutto. La magia di dritto in controtempo con cui il 20enne conquista il secondo set è una sublime mazzata.

Berrettini, ubriacato dallo spumeggiante Alcaraz, va alle corde. Non esce più dall’angolo, capitola mentalmente. Seguono troppi errori: palle lunghe, pesantissimi sbagli sotto rete, smash falliti pure quando Alcaraz si aggrappa ai lob. Gli italiani sugli spalti del Centrale provano a sostenerlo, ma Berrettini si sfiata sempre di più, insieme a colpi e speranze. Alla fine, nonostante zero doppi falli contro i 6 di Alcaraz e 9 ace contro 4, Matteo commette 33 errori non forzati contro 21 e incassa solo il 49% di punti sulla seconda. Impossibile vincere così contro i mulini a vento di Alcaraz, che ora ai quarti dovrà vedersela con l’imprevedibile danese Rune, pure lui under 21.

Per Berrettini è “una sconfitta dura da digerire. Ma Alcaraz è il migliore al mondo”, confessa dopo la partita, “ha tempi di reazione e difesa incredibili, anche sulla seconda. Mi ricorda Djokovic, ti mette sempre al limite. Potevo giocare meglio, nelle risposte e nel dritto. Ma sono fiero di me e di aver perso contro Carlos, perché sono riuscito a giocare senza certezze e fiducia prima di questo Wimbledon. Guardiamo al futuro”.

Rimane un solo italiano a Church Road, Jannik Sinner. Che oggi sfida la sorpresa russa Safiullin, n.92 al mondo, senza sponsor tecnico e che qui pernotta in un hotel a due stelle. Dovesse farcela, Jannik troverebbe in semifinale il vincente tra Djokovic e Rublev e magari in finale proprio Alcaraz. L’ultima volta che lo spagnolo ha perso a Wimbledon fu proprio contro Sinner l’anno scorso. A riveder le stelle.

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