Medvedev, Safiullin e Rublev: l’onda russa torna e invade Wimbledon
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLa gioia di Rublev, uno dei 3 russi ai quarti
(afp)LONDRA - Guerra e pace. Appena approdato ai quarti di finale, chiediamo al russo Andrey Rublev se per lui è una rivincita anche personale, dopo esser stato escluso da Wimbledon l’anno scorso insieme ai connazionali e ai bielorussi a causa della brutale invasione dell’Ucraina decisa da Vladimir Putin: “Dal 2018, per una ragione o per l’altra, non sono riuscito a giocare qui a Londra per due anni di fila, l’anno scorso per il divieto agli atleti russi. Ora sono felice di essere tornato...”.
Tre russi tra i magnifici 8
E mica solo Rublev. Al torneo maschile di quest’anno a Wimbledon, tre giocatori su otto nei quarti sono russi: la sorpresa Safiullin, che oggi sfida Sinner, e Medvedev, oltre a Rublev, che se la dovrà vedere col favorito Djokovic. Tutti ufficialmente depurati da bandiere o nazionalità. Mentre nel tabellone femminile, la bielorussa Sabalenka ha superato un’altra russa, Alexandrova, con un 6-4, 6-0 che l’ha lanciata ai quarti, così come la campionessa uscente Elena Ryba…
LONDRA - Guerra e pace. Appena approdato ai quarti di finale, chiediamo al russo Andrey Rublev se per lui è una rivincita anche personale, dopo esser stato escluso da Wimbledon l’anno scorso insieme ai connazionali e ai bielorussi a causa della brutale invasione dell’Ucraina decisa da Vladimir Putin: “Dal 2018, per una ragione o per l’altra, non sono riuscito a giocare qui a Londra per due anni di fila, l’anno scorso per il divieto agli atleti russi. Ora sono felice di essere tornato...”.
Tre russi tra i magnifici 8
E mica solo Rublev. Al torneo maschile di quest’anno a Wimbledon, tre giocatori su otto nei quarti sono russi: la sorpresa Safiullin, che oggi sfida Sinner, e Medvedev, oltre a Rublev, che se la dovrà vedere col favorito Djokovic. Tutti ufficialmente depurati da bandiere o nazionalità. Mentre nel tabellone femminile, la bielorussa Sabalenka ha superato un’altra russa, Alexandrova, con un 6-4, 6-0 che l’ha lanciata ai quarti, così come la campionessa uscente Elena Rybakina, dopo il forfait in lacrime ieri della brasiliana Haddad Maia.
La 24enne è russa a tutti gli effetti, e ha vissuto quasi sempre a Mosca. Ma da quattro anni è naturalizzata kazaka per ragioni economiche, visto che in patria la famiglia di Elena faticava a sostenere economicamente la carriera della figlia mentre ad Astana piace “comparsi" giocatori. Per questo, Rybakina, attuale campionessa in carica, l’anno scorso ha potuto partecipare e trionfare a Wimbledon. Era l’incubo che le autorità inglesi volevano evitare: la principessa Kate, madrina di Wimbledon, che incorona un atleta russo.
Il fenomeno Andreeva
L’anno scorso, caso Rybakina a parte, è stato evitato. Ma quest’anno potrebbe accadere, soprattutto tra le donne. Gli atleti russi e bielorussi si sono ripresi poderosamente la scena, lo spavaldo Medvedev, vittorioso ieri contro l’infortunato ceco Lehecka, ci dice che si sente "molto bene. Punto ad arrivare il più lontano possibile, e magari vincere”. Poi Medvedev commenta anche i fischi e “buu”, per lui “ingiusti e un peccato”, alla bielorussa Azarenka domenica sera, dopo la sconfitta contro l’ucraina Svitolina, nel match più politico del torneo. Quest’ultima, come da tempo quando affronta le colleghe russe e bielorusse, non è andata a stringere la mano a Azarenka, che, prevedendo di essere snobbata, è andata via dal campo in anticipo, attirandosi insulti.
Questo episodio a parte, a Wimbledon spira aria di riconciliazione, perlomeno sportiva, con i reietti dell’anno scorso oggi tornati protagonisti. Gli atleti russi e bielorussi vengono acclamati come tutti, negli spogliatoi condividono gli spazi con gli ucraini, tra silenzi e cuori gelati. E la star rivelazione del torneo è stata proprio una russa, la 16enne russa Mirra Andreeva arrivata agli ottavi, che qui è stata costantemente seguita dalle telecamere americane di Netflix. Al pubblico che la acclama dice: “Mi fa piacere, anche se io non provo nulla. Penso solo a giocare”. Ognuno vive a modo suo, scriveva Tolstoj. Guerra e pace.