Le età di Djokovic e Alcaraz, il tennis incorona il suo re
dal nostro inviato Paolo RossiL'incontro tra Novak Djokovic e Carlos Alcaraz durante un allenamento a Wimbledon
(afp)LONDRA — Chi si rotolerà oggi nel sacro prato? Il campione, il 36enne Novak Djokovic, oppure il leader emergente, il 20enne Carlos Alcaraz? Wimbledon lo chiedeva, il mondo del tennis sperava tanto in questa finale (ore 15, Sky). Soprattutto dopo l’epilogo della sfida al Roland Garros, di quel match rovinato dai crampi dello spagnolo. Sarà l’erba, a mo’ di unguento, a curare le ferite della terra per Alcaraz? «Eh, Carlos è molto motivato. È giovane. Ha fame. Anch’io ho fame, quindi facciamo questa festa!» ha detto Djokovic.
Alcaraz e Djokovic sui cartelloni che accolgono il pubblico a Wimbledon
E se le premesse sono queste, ragazzi, potremmo vivere un’altra serata epica. Come la finale del 2008, quella che Nadal vinse 9-7 al quinto set contro Federer. Oppure come quelle tra Djokovic e sempre Federer, del 2014 e — soprattutto — del 2019, entrambe vinte dal serbo in modalità “un uo…
LONDRA — Chi si rotolerà oggi nel sacro prato? Il campione, il 36enne Novak Djokovic, oppure il leader emergente, il 20enne Carlos Alcaraz? Wimbledon lo chiedeva, il mondo del tennis sperava tanto in questa finale (ore 15, Sky). Soprattutto dopo l’epilogo della sfida al Roland Garros, di quel match rovinato dai crampi dello spagnolo. Sarà l’erba, a mo’ di unguento, a curare le ferite della terra per Alcaraz? «Eh, Carlos è molto motivato. È giovane. Ha fame. Anch’io ho fame, quindi facciamo questa festa!» ha detto Djokovic.
Alcaraz e Djokovic sui cartelloni che accolgono il pubblico a Wimbledon
E se le premesse sono queste, ragazzi, potremmo vivere un’altra serata epica. Come la finale del 2008, quella che Nadal vinse 9-7 al quinto set contro Federer. Oppure come quelle tra Djokovic e sempre Federer, del 2014 e — soprattutto — del 2019, entrambe vinte dal serbo in modalità “un uomo solo contro il resto del mondo”.
«Sappiamo che Nole è un giocatore completo, vedremo se Parigi ci ha insegnato qualcosa» ha detto alla vigilia Juan Carlos Ferrero, il coach e mentore del giovane Carlitos. In realtà, a parte i consigli di papà Alcaraz che ha spiato un po’ gli allenamenti del serbo (che se n’è accorto e si è lamentato), i veri suggerimenti per il clan spagnolo, le indicazioni di cui tenere conto dovrebbero provenire dalla partita di Jannik Sinner. Cui, forse, è mancata quel tocco di creatività, un po’ di tonteria in senso buono. In effetti lo spagnolo di Murcia ama spiazzare: ogni tanto ecco una smorzata, una discesa a rete, un cambio di direzione. Cose che non danno riferimenti agli avversari, non rendono il gioco prevedibile. Però l’erba aiuta le geometrie, e se c’è un costruttore di castelli tattici quello è proprio Djokovic. La potenza va bene, ma i fili verdi premiano gli effetti, la precisione. Un’idea di gioco. E, in questo, Novak è il Maestro. Per vincere quel Wimbledon 2019, con l’intero stadio che urlava a favore di Federer, bisognava essere d’acciaio: altro che Superman.
C’è qualche altro fattore che va a favore del serbo. Novak è passato attraverso una serie di sentimenti critici: la squalifica agli US Open 2020 per la pallata (involontaria) alla giudice di linea, il Grande Slam mancato nel 2021 per mano di Medvedev. L’esclusione dagli Slam per non essersi vaccinato. Per venirne fuori bisogna essere mentalmente granitici. Bene, Djokovic è ancora in piedi, e punta di nuovo il Grande Slam. Quella cosa riuscita solo a due persone nella storia del tennis, Don Budge e Rod Laver. «Non è un segreto: gli Slam sono la massima priorità per me, la mia priorità. Tutti i tornei che gioco mi guidano fino al Grande Slam e il lavoro non è finito finché non sollevo il trofeo». Djokovic è talmente consapevole di sé da poter descrivere con dovizia di particolari cosa significhi scrivere nuove pagine di storia. «Uno Slam comporta livelli di pressione che non vivi in un altro torneo. Occorre una incredibile dedizione, per andare fino in fondo». Come il non sottovalutare nessuno: «Alcaraz? Un giocatore straordinario, uno dei più veloci del tour. Può fare qualsiasi cosa in campo ed è un ottimo ragazzo anche fuori. Si comporta molto, molto bene. Rispetta la storia di questo sport, rispetta tutti». Che la festa inizi.