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Sinner, quel genio latino che manca per arrivare ai livelli di Djokovic

(fotogramma)
Il Wimbledon dell’azzurro è stato straordinario, ed anche nella sconfitta con Djokovic i miglioramenti sono emersi. Forse un pizzico di imprevedibilità al gioco è l’ultimo tassello che manca
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LONDRA – Passata la nuttata, cosa resta, il giorno dopo, della sconfitta di Jannik Sinner contro Novak Djokovic? Qual è il retrogusto, il sapore? Beh, sembra che il gap si stato ulteriormente ridotto, anche se manca l’ultimo decisivo pezzetto.
L’avversario, come detto, si chiama Djokovic: sempre più seriamente candidato a riscrivere i libri di storia del tennis e diventare il più grande. Ci riuscirà, oppure no, è cosa che riguarda lui.

E Sinner, allora? Se è vero, come il coach Simone Vagnozzi aveva detto alla vigilia di Wimbledon, che il vero gol del 2023 sono le Atp Finals di Torino da titolare (ossia essere entro i primo otto della classifica), l’obiettivo è stato raccolto: il ranking virtuale dell’evento torinese posiziona Jannik…

LONDRA – Passata la nuttata, cosa resta, il giorno dopo, della sconfitta di Jannik Sinner contro Novak Djokovic? Qual è il retrogusto, il sapore? Beh, sembra che il gap si stato ulteriormente ridotto, anche se manca l’ultimo decisivo pezzetto.
L’avversario, come detto, si chiama Djokovic: sempre più seriamente candidato a riscrivere i libri di storia del tennis e diventare il più grande. Ci riuscirà, oppure no, è cosa che riguarda lui.

E Sinner, allora? Se è vero, come il coach Simone Vagnozzi aveva detto alla vigilia di Wimbledon, che il vero gol del 2023 sono le Atp Finals di Torino da titolare (ossia essere entro i primo otto della classifica), l’obiettivo è stato raccolto: il ranking virtuale dell’evento torinese posiziona Jannik in quinta posizione, con un +2 rispetto all’inizio torneo.

Bene, e invece su un discorso più generale di tennis? “Se fossi già un giocatore completo a 22 anni…” ha risposto Jannik ieri, per intendere che il viaggio è sempre in corso e che non si deve mai smettere di migliorare. In effetti, sulla sacra erba inglese abbiamo visto un servizio più interessante, e anche dei colpi al volo eseguiti con più sicurezza. Cosa che il Sinner di qualche tempo fa non possedeva. Abbiamo, ancora, un ragazzo irrobustito fisicamente e più resistente.

Qualche occhio critico ha voluto però sottolineare che i colpi di Jannik, però, non sono più le fucilate imprendibili di un paio di anni fa. Succede perché gli avversari hanno imparato a conoscerlo, oppure perché Sinner tirerebbe più piano? Questa risposta compete a Vagnozzi&Cahill, e qualcosa ci mostreranno.

Oppure, come qualcun altro suggerisce: non è che a Jannik serva un pizzico di spirito latino? Cioè, aggiungere al menu della sua concretezza, un qualcosa di inatteso e imprevedibile? Il pensiero, per dire, è alle smorzate di Alcaraz che spiazzano e costringono gli avversari ad altri atteggiamenti.
In effetti, l’immagine tennistica di Sinner è quella di un atleta solido ma per certi versi prevedibile: chi gioca contro di lui si attende delle legnate pazzesche. Quindi, la parola magica per l’ultimo step. Per, come direbbero in Formula 1 (mondo che piace a Jannik), l’ultimo aggiornamento è: creatività.
Chissà, un briciolo di sana incoscienza giovanile potrebbe essere l’ultimo ingrediente per sparigliare le carte e vincere il mazzo, sbancare gli Slam.
 

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