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Jannik Sinner: “Io, il golf, i ristoranti. Ora so anche divertirmi”

Jannik Sinner

 
Intervista al vincitore del torneo di Toronto: “Ho vinto con la pazienza, mi sono tolto un peso. La pressione ci sarà sempre, ma non devo dimostrare qualcosa a tutti i costi. Sento di essere migliorato anche fuori dal campo, ho imparato a staccare il cervello quando serve”
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Solo chi cade si rialza. Due mesi fa a Parigi Jannik Sinner aveva vissuto il momento più buio del 2023, poi ha saputo rimettersi in piedi. A Toronto ha appena vinto il primo Masters 1000 in carriera, è il n. 6 del mondo e usa parole come: sollievo, felicità, sacrificio, pazienza. Che bella notizia per lo sport italiano, per un atleta che domani compie 22 anni. Un ragazzo bravissimo nello sci. Che parla tre lingue (tedesco, italiano, inglese). E che è, soprattutto, un fenomeno del tennis.

Jannik, tanti auguri per domani.

«Grazie, ma preferisco i compleanni degli altri. Lo festeggerò giocando e questo è il mio regalo: una partita in più. In campo, a Cincinnati: come l’anno scorso».

Però un Masters 1000 come dono, e il ranking n. 6...

«Provo sollievo, perché dopo due finali di Masters 1000 perse un po’ di tensione ce l’avevo».

E adesso?

«Penso di essermi tolto il peso, cioè di aver finalmente dimostrato che sto a quel livello e quindi d’ora in avanti probabilmente non avrò più la p…

Solo chi cade si rialza. Due mesi fa a Parigi Jannik Sinner aveva vissuto il momento più buio del 2023, poi ha saputo rimettersi in piedi. A Toronto ha appena vinto il primo Masters 1000 in carriera, è il n. 6 del mondo e usa parole come: sollievo, felicità, sacrificio, pazienza. Che bella notizia per lo sport italiano, per un atleta che domani compie 22 anni. Un ragazzo bravissimo nello sci. Che parla tre lingue (tedesco, italiano, inglese). E che è, soprattutto, un fenomeno del tennis.

Jannik, tanti auguri per domani.

«Grazie, ma preferisco i compleanni degli altri. Lo festeggerò giocando e questo è il mio regalo: una partita in più. In campo, a Cincinnati: come l’anno scorso».

Però un Masters 1000 come dono, e il ranking n. 6...

«Provo sollievo, perché dopo due finali di Masters 1000 perse un po’ di tensione ce l’avevo».

E adesso?

«Penso di essermi tolto il peso, cioè di aver finalmente dimostrato che sto a quel livello e quindi d’ora in avanti probabilmente non avrò più la pressione di dover dimostrare qualcosa a tutti i costi».

Finalmente...

«Ma una forma di pressione ci sarà sempre. Penso sia normale ed è anche un privilegio, forse la cosa più bella del tennis. Senza è tutto relativo, quindi la pressione ci sarà in qualsiasi partita: la devi prendere col giusto peso».

Basti pensare a Parigi...

«Dall’errore del Roland Garros ho imparato, quindi adesso so cosa fare e mi sembra di aver reagito in modo ottimo. Ho fatto tanto lavoro per arrivare a questo punto».

Una rivincita personale.

«Ho raggiunto un livello in più, ho fatto vedere dove sono. Ora proverò ad andare avanti su questa strada, poi vediamo a fine anno dove sarò».

Qual è il messaggio di Sinner?

«Ho fatto uno step in più e, secondo me, è una cosa a cui arrivi col lavoro, facendo sempre tanti sacrifici: io vado a letto presto perché voglio essere pronto il giorno dopo per migliorare».

Perché c’è chi non ci crede?

«Non lo so. Forse è difficile qualche volta avere la pazienza. Forse si vuole che arrivi tutto subito, per questo la pazienza è molto importante, secondo me».

Per questo Sinner va per la sua strada.

«Altrimenti non se ne esce. Faccio un esempio: da Toronto siamo ripartiti per Cincinnati, il tempo di ambientarmi e domani gioco. Quindi, vai con altre sfide: anche dopo aver vinto un torneo non è che ti accontenti. Ora avverto che sicuramente la mia fiducia è più alta, ma anche le mie aspettative. Mica solo quelle degli appassionati».

E allora come si fa?

«Secondo me si deve partire dall’allenamento: noi ci alleniamo molto, quasi tutti i giorni mettiamo dentro tanta benzina. Per questo poi i risultati devono arrivare. Almeno ho sempre pensato così».

Si dice che questo Masters 1000 lo abbia vinto senza giocare il suo miglior tennis.

«Ripeto, avevo un po’ di tensione addosso, ma credo di aver giocato bene i punti importanti. Avrei voluto impostare degli scambi sul mio servizio, ma so che devo lavorare ancora tanto perché non è come lo voglio io. Nella finale contro De Minaur nella mia mente avrei voluto fare qualche servizio e volée, ma non stavo servendo così bene, quindi avevo un po’ paura. E questo mi ha fatto anche capire che le partite non si vincono solo col servizio ma con altri, ottimi, colpi. Dunque: sento ancora che c’è spazio per migliorare, di sicuro, tipo gestire meglio delle situazioni».

In cosa risiede il salto di qualità?

«Sento di essere migliorato, anche fuori dal campo: nel senso che posso divertirmi un po’ meglio, restando poi concentrato in campo. Parlo di fare a volte qualcosa di diverso, provando magari un ristorante diverso, giusto per dire: se fai sempre la stessa cosa, è abbastanza pesante, no?».

E arriviamo al golf, il nuovo svago.

«Il mio coach Cahill è bravo. Gli ho chiesto delle dritte. È uno sport immerso nella natura, stacchi il cervello. Io sono scarso, ma mi interessa imparare. Anche se è totalmente diverso dal tennis».

Ma il suo segreto qual è?

«Sono stato fortunato quando ero giovane a non essere forte fisicamente, anche se può sembrare un paradosso. In qualche modo ho dovuto trovare un metodo per avere una buona velocità di corsa. Ecco perché ho lavorato molto tecnicamente. Ora sto diventando più forte anche fisicamente. Sto crescendo e immagino che la combinazione di essere fluidi e flessibili, ma anche più forti, sia l’ideale».

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