Che spettacolo. Queste sono le partite che fanno innamorare di uno sport. Nello specifico, il tennis. Torneo di Cincinnati, uno dei Masters 1000, cioè i tornei più importanti dopo gli Slam. La finale è tra il numero uno del mondo, Carlos Alcaraz, e il numero due, Novak Djokovic. Ma quest'ultimo è candidato a essere il numero uno della Storia.
Djokovic e il colpo di calore
Si erano lasciati a Wimbledon, dove lo spagnolo aveva trionfato. Si rivedono nell'Ohio, prima dell'ultimo Slam, quello di New York. È la rivincita, che tutti attendevano. Djokovic ci arrivava con grande sicurezza, Alcaraz dopo vari match di sofferenza. Ha vinto Djokovic, dopo tre ore cinquanta minuti. 5-7, 7-6, 7-6. Dopo aver annullato un match point al rivale. Ma non c'è stato solo tennis. Tanto dramma. Tanti ingredienti che hanno infiammato questa finale. Pensate che nel primo set, sul 2-2, Djokovic s'invola sul 4-2. Poi, improvviso, il colpo di calore: diventa tutto rosso, sembra giocare in apnea. Non mette più una palla in campo. Asciugamani ghiacciati, integratori, qualsiasi cosa viene tentata dal clan del serbo. Ma, prima che faccia effetto, il primo set è perduto.
Djokovic: “È sembrata una finale Slam”
Prende tempo, Djokovic, va negli spogliatoi. Cerca di resettarsi, di dare il tempo al suo corpo di reagire. Non va. Alcaraz si porta sul 4-2, il titolo sembra ipotecato per lo spagnolo. Invece? Rieccolo, il serbo. Toglie il servizio al giovanotto, si rimette in partita. Fino al tie-break. Equilibrato, giocato da due tipi che più tosti non potrebbero essere. La prima chance è per il numero uno, potrebbe vincere il torneo, ma Djokovic butta il cuore oltre l'ostacolo, mostra che ci vuole il coraggio, nella vita e nello sport. Si rifiuta di perdere. E la sua reazione lo porta al terzo set. Gli scambi, i palleggi, sono fantastici. Duri, belli. Perfino con tanto serve and volley, cosa che non ti aspetti. Djokovic batte anche la sua stanchezza. E una partita così non può che chiudersi con un altro tie-break. "Non molli mai..." gli dirà durante la premiazione Djokovic, scherzando. Eppure riesce a portarsi avanti, una volta, due volte. Fino a poter servire per vincere. E il servizio non lo tradisce. "È sembrata una finale Slam. Spero che ci ritroveremo tra un paio di settimane a New York...".
Ecco, su quest'ultimo auspicio speriamo che non si avveri: speriamo che contro uno di questi due campioni ci sia qualcuno vestito d'azzurro. Quantomeno per variare. È un augurio, ma la rivalità Djokovic-Alcaraz sicuramente deve essere motivazionale, essere di ispirazione per vivere esperienze come questa partita.