Aryna Sabalenka: “Ero una ragazzina depressa”. La rivincita della bielorussa che è diventata la numero uno del tennis
di Antonio CefalùAryna Sabalenka, 25 anni
Dove eravate voi un anno fa? Aryna Sabalenka in un posto molto buio. “Ero una ragazzina depressa”, diceva. Non sapeva che stava per prendere un ascensore verso le vette più alte del tennis. In pochi mesi si è rialzata, è diventata campionessa Slam, si è scoperta idolo controverso e, lunedì prossimo, diventerà la 29ª numero uno al mondo dal 1975, cioè da quando è stato introdotto il ranking computerizzato. Un sorpasso alle ultime curve del circuito su Iga Swiatek, sconfitta agli ottavi di finale dello US Open da Ostapenko e sfinita dal suo inseguimento dopo aver dominato lo sport per un anno e mezzo.
La svolta
La prima vita tennistica di Sabalenka è iniziata a sei anni, quando, passando in macchina davanti a un campo da tennis, il padre ne rimase incuriosito. La sua seconda vita è iniziata lo scorso gennaio. Distesa sul cemento della Rod Laver Arena che tremava e piangeva, cercava di smettere e piangeva ancora.
“Dicono che tutto accade per una ragione, e allora perché a me?”, si era ch…
Dove eravate voi un anno fa? Aryna Sabalenka in un posto molto buio. “Ero una ragazzina depressa”, diceva. Non sapeva che stava per prendere un ascensore verso le vette più alte del tennis. In pochi mesi si è rialzata, è diventata campionessa Slam, si è scoperta idolo controverso e, lunedì prossimo, diventerà la 29ª numero uno al mondo dal 1975, cioè da quando è stato introdotto il ranking computerizzato. Un sorpasso alle ultime curve del circuito su Iga Swiatek, sconfitta agli ottavi di finale dello US Open da Ostapenko e sfinita dal suo inseguimento dopo aver dominato lo sport per un anno e mezzo.
La svolta
La prima vita tennistica di Sabalenka è iniziata a sei anni, quando, passando in macchina davanti a un campo da tennis, il padre ne rimase incuriosito. La sua seconda vita è iniziata lo scorso gennaio. Distesa sul cemento della Rod Laver Arena che tremava e piangeva, cercava di smettere e piangeva ancora.
“Dicono che tutto accade per una ragione, e allora perché a me?”, si era chiesta tante volte. Aveva appena capito perché. Sabalenka, prima di quel momento nota sul circuito per la sua tendenza all’autodistruzione, aveva appena rimontato Elena Rybakina per vincere il suo primo, e al momento unico Slam, l’Australian Open 2023. Lì è cambiato tutto. Anche perché “più vai avanti, più vuoi vincere”.
Come Sabalenka è diventata numero uno
Meno di un anno prima, il coach Anton Dubrov le aveva confessato di aver perso le speranze. “Non so più cosa fare”, le spiegò, per fermare la sua emorragia di errori gratuiti e doppi falli, per evitare che trovasse, ogni volta, un modo più spettacolare per fallire sui grandi palcoscenici. Sabalenka si oppose.
Le soluzioni sono state due. Uno: via lo psicologo, “sono io il mio psicologo”. Due: al suo posto, prendiamo un esperto in biomeccanica per aggiustare quel servizio tanto potente quanto fuori controllo. A 24 anni (ormai 25), aveva finalmente scoperto come far fiorire il suo potenziale: “Quando ho capito come risolvere i problemi alla battuta, mi sono resa conto che probabilmente potevo superare qualsiasi cosa accadesse nella mia vita”.
Sabalenka la chiamano “tigre” perché l’animale l’ha tatuato sul braccio. Ne ha sempre incarnato lo spirito, non solo nel suo tennis tutto muscoli e fuoco, ma anche nella sua furia, troppo spesso incontrollata. Per questo la svolta più sorprendente della sua versione 2023 è che oggi si possa considerare, al contrario del passato, una giocatrice calma e costante. Affidabile. Quest’anno ha vinto 47 partite sul circuito, che la rendono già la sua miglior stagione in carriera. Oltre all’Australian Open, ha sollevato i trofei di Adelaide e Madrid, mentre ha perso in finale a Indian Wells e Stoccarda. Manco a dirlo, dopo l’uscita di scena della sua rivale è la grande favorita per vincere lo US Open.
Sabalenka, bielorussa, è la testa di serie più alta rimasta in America
Campionessa controversa
Il 2023 non è stato comunque avaro di turbolenze. Sabalenka, nata Minsk nel 1998, ha detto di aver sentito “l’odio” negli spogliatoi per i suoi legami con il governo bielorusso, è stata accusata di aver incoraggiato i fischi del pubblico quando le avversarie ucraine, come è ormai da prassi con russe e bielorusse, non le stringevano la mano. Al Roland Garros, quando aveva avuto la prima occasione di sorpassare Swiatek, era stata un caso: “Come puoi essere un esempio se non condanni la guerra?”, le ha chiesto con insistenza una giornalista ucraina. Lei ha risposto disertando le conferenze, prima di tornare davanti ai giornalisti e chiarire una volta per tutte: “Non supporto la guerra, quindi adesso non supporto Lukashenko”, presidente bielorusso con cui, in passato, si era concessa per varie photo opportunity.
L’esempio Swiatek
Per lei il numero uno è il coronamento di un sogno, per il tennis femminile un’opportunità di ravvivare la sua rivalità con Swiatek e Rybakina (con cui, dicono, forma le Big 3 di questa generazione). La polacca, appena sorpassata, le offre uno spunto importante: occhio a quel che desideri, perché su quel gradino la pressione farà tutto per buttarti giù. Sarà anche una bella sfida. Swiatek lascia il trono dopo averlo occupato per 75 settimane filate, la terza striscia più lunga per un esordiente al numero uno del ranking WTA (dopo Steffi Graff, 186, e Martina Hings, 80). La decima più lunga di sempre. Al suo primo giro, la tigre riuscirà a ruggire ancora più forte?