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Nicola Pietrangeli: “Sinner bravo ragazzo, ma per superare anche me non gli basteranno due vite”

Nicola Pietrangeli, 90 anni

 (afp)
L’ex campione che è stato il terzo al mondo nel 1959 e nel 1960, quando i giornalisti stilavano la classifica a fine anno: “Jannik spinge tutto il movimento, però ha davanti Djokovic, Alcaraz e Medvedev. Spero mi smentisca”
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ROMA — L’impresa del giorno, quella di Jannik Sinner, l’ha vista comodamente dalla sua camera da letto, dov’è posizionata la tv. Nicola Pietrangeli ha applaudito le prodezze dell’altoatesino, ma pur sempre a modo suo.

Il giovane Jannik ha scritto un’altra pagina di storia.

«Beh, ha raggiunto Panatta, mica me!».

Beh, come incipit non è male…

«Allora, la premessa di tutto è una sola: bravo Jannik».

E a seguire?

«Beh, se vogliamo essere seri diciamo delle cose. Se vogliamo scherzare, delle altre».

Facciamo così: diciamole tutte.

«Sinner ha fatto qualcosa di eccezionale e ha soli ventidue anni: quindi ha tutta la vita davanti. Ma per fare quello che ho fatto io forse ce ne vogliono due, di vite…».

Allora ha ragione Panatta quando dice che lei è geloso…

«Ma quando mai? Ho detto bravo, ma i numeri e i risultati sono nei libri, nero su bianco».

Panatta ha detto che non vedeva l’ora che Sinner lo eguagliasse, co…

ROMA — L’impresa del giorno, quella di Jannik Sinner, l’ha vista comodamente dalla sua camera da letto, dov’è posizionata la tv. Nicola Pietrangeli ha applaudito le prodezze dell’altoatesino, ma pur sempre a modo suo.

Il giovane Jannik ha scritto un’altra pagina di storia.

«Beh, ha raggiunto Panatta, mica me!».

Beh, come incipit non è male…

«Allora, la premessa di tutto è una sola: bravo Jannik».

E a seguire?

«Beh, se vogliamo essere seri diciamo delle cose. Se vogliamo scherzare, delle altre».

Facciamo così: diciamole tutte.

«Sinner ha fatto qualcosa di eccezionale e ha soli ventidue anni: quindi ha tutta la vita davanti. Ma per fare quello che ho fatto io forse ce ne vogliono due, di vite…».

Allora ha ragione Panatta quando dice che lei è geloso…

«Ma quando mai? Ho detto bravo, ma i numeri e i risultati sono nei libri, nero su bianco».

Panatta ha detto che non vedeva l’ora che Sinner lo eguagliasse, così si sarebbe tolto il peso.

«Ha ragione. Comunque a me, ai miei tempi, mi hanno classificato numero 3 del mondo (Pietrangeli si riferisce alle classifiche di fine anno del 1959 e 1960 stilate dal The Daily Telegraph: la classifica Atp fu introdotta solo nel 1973 e lui si è ritirato in singolare nel 1974, ndr). Quindi mi si lasci questa soddisfazione. Almeno questa. Anche perché, come dicevano i francesi, “facciamole le cose, poi ne parliamo”».

Ai suoi tempi.

«Ecco, un’altra volta con questa storia dell’era moderna. Ma perché? Ma vuoi vedere che un giorno scoprirò che io giocavo a tennis con le scarpette chiodate e con la racchettina da ping pong…».

Però a Sinner non si può dire nulla.

«Ma non scherziamo. È un ragazzo meraviglioso, educato. Io gli auguro davvero di realizzare tutto quello che noi del passato abbiamo fatto».

Ecco, sempre Panatta si è detto sicuro che la Generazione Sinner vincerà più di tutto quello che lei e Adriano stesso avete conquistato.

«Ah sì? Ha detto così? E allora io replico dicendo che auguro a Sinner di vincere quello che ha vinto Panatta».

Beh, il suo record di partite in Davis sarà imbattibile.

«Eh, ma vedo che c’è sempre qualcuno che comunque tira fuori qualche se e qualche ma… e poi, scusate, io vorrei tanto che venissero ricordate tutte le finali Slam che ho disputato. Bisogna arrivarci…».

Dall’alto dei suoi novant’anni però le spetta l’ultima parola.

«Oddio, devo ancora riprendermi dalle feste...».

Ma, alla fine, Adriano Panatta l’ha incrociato?

«Certo, a Bologna. Ci siamo anche abbracciati. Perciò non vorrei litigare, non mettiamo pepe che poi si rovina tutto».

Torniamo al protagonista della giornata, Sinner.

«Spinge il movimento. Fa bene a stare sulle sue, concentrato. Ha fatto tanto, ha ottimizzato tutto. Però, se guardo al futuro, vedo che davanti ha gente come Djokovic, Alcaraz e Medvedev. Al di là dei punti, delle classifiche e del maledetto computer mi sa che il cammino è lungo. Io gli auguro tutto il meglio. Davvero, e sinceramente. E aggiungo che sarei strafelice di essere smentito».

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