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Sinner si è preso anche Vienna: “Provo a capire il mio cervello”

Battuto Medvedev in tre set, per Jannik è il decimo successo in carriera e il quarto nel 2023. “La mia famiglia era qui, abbiamo fatto colazione insieme tutta la settimana: questa è la felicità”
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Sic parvis magna, ed ecco spiegato il segreto di Jannik Sinner. Dalle cose piccole, le cose grandi. Ha trionfato a Vienna, il tennista altoatesino, ha battuto (di nuovo) Daniil Medvedev (7-6, 4-6, 6-3), l’avversario che riteneva la sua bestia nera prima del mese di ottobre, sei sconfitte su sei (due in finale) prima di questi due successi, eppure lui cerca la felicità altrove, nelle cose semplici della vita.

Precisamente dove, Jannik?

«Beh, qui a Vienna c’era la mia famiglia. Abbiamo fatto colazione insieme tutta la settimana. Di solito succede solo quando io vado a salutare i nonni in montagna. È stato strano, bello».

Anche perché ha vinto.

«Ma no, ai miei genitori non importa molto delle vittorie o delle sconfitte. A loro interessa vedere se sono felice: vedono che lo sono, e a loro è sufficiente. E a me va benissimo vederli sereni».

E il tennis? In campo si vede un altro Sinner, che fa cose inattese.

«Le cose le proviamo in allenamento, ma poi bisogna farle in partita. Le si…

Sic parvis magna, ed ecco spiegato il segreto di Jannik Sinner. Dalle cose piccole, le cose grandi. Ha trionfato a Vienna, il tennista altoatesino, ha battuto (di nuovo) Daniil Medvedev (7-6, 4-6, 6-3), l’avversario che riteneva la sua bestia nera prima del mese di ottobre, sei sconfitte su sei (due in finale) prima di questi due successi, eppure lui cerca la felicità altrove, nelle cose semplici della vita.

Precisamente dove, Jannik?

«Beh, qui a Vienna c’era la mia famiglia. Abbiamo fatto colazione insieme tutta la settimana. Di solito succede solo quando io vado a salutare i nonni in montagna. È stato strano, bello».

Anche perché ha vinto.

«Ma no, ai miei genitori non importa molto delle vittorie o delle sconfitte. A loro interessa vedere se sono felice: vedono che lo sono, e a loro è sufficiente. E a me va benissimo vederli sereni».

E il tennis? In campo si vede un altro Sinner, che fa cose inattese.

«Le cose le proviamo in allenamento, ma poi bisogna farle in partita. Le simulazioni non sono la realtà».

Ma lo stanno diventando.

«Sì, perché pian piano mi sento di attuarle in partita».

Se n’è accorto anche Medvedev, ormai ex bestia nera.

«Lui si aspettava da me delle soluzioni: io ho capito e ho cambiato, sono riuscito a farlo. Un anno fa non c’ero riuscito».

Questo conferma la bontà del lavoro dei suoi coach, Vagnozzi e Cahill.

«E anche di chi si occupa della parte fisica: l’anno scorso alla fine pagavo la stanchezza, invece vedo che resisto. Questa finale è durata tre ore, e ho ancora delle energie».

Quindi è un altro giocatore.

«Migliorato, non un altro. Sono sempre io. Che lavoro e mi impegno. Anche perché poi tocca a me, in campo, tradurre tutti i suggerimenti. Per dire: anche dopo la sconfitta di New York ci siamo parlati e io ho detto loro che sentivo d’aver giocato meglio che in passato».

Lavoro, lavoro, lavoro.

«Ribadisco: secondo me sto giocando meglio di un mese fa, e ora ancora meglio: non so se si riesce a fare così tanto lavoro in un mese, ma è quello che abbiamo fatto. Pian piano stiamo mettendo dentro più cose che alla fine mi portano a essere un giocatore migliore».

Le Atp Finals di Torino si avvicinano.

«Il campo sarà diverso, io sono onorato di esserci, e da quarto del mondo. Siamo i migliori otto dell’anno: possiamo vincere tutti».

Ma resta l’immagine di un giocatore con più sicurezza, consapevolezza...

«Come detto, c’è tanto lavoro fuori dal campo. Alleno anche la mente, ancora adesso sto provando a capire il mio cervello».

Un anno da incorniciare, e non è finito.

«Una stagione molto, molto positiva. Non ce la dobbiamo dimenticare, però se guardiamo un po’ le cose negative devo dire che in tre grandi Slam non ho giocato benissimo e l’anno prossimo speriamo di fare un po’ meglio».

C’è già un piano d’azione?

«Ci pensiamo, ma oggi non è il giorno di parlarne. Per il 2024 c’è tempo».

Un paio di giorni di riposo sono meritati...

«Vediamo se riesco a giocare a golf, ma non sono migliorato per niente: vado meglio nel gioco corto, e se faccio un giro di nove buche rischio di perdere sette palline... ma chissene, basta che mi diverto».

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