Ancora tu. Sarà Novak Djokovic l’avversario di Jannik Sinner nella finale delle Atp Finals, la prima per l’altoatesino, la nona per il serbo. Il numero uno al mondo ha battuto, anzi no, ha sopraffatto il numero due, Carlos Alcaraz in due set, finiti 6-3, 6-2 dopo un’ora e 38 in cui lo spagnolo non mai è riuscito a trovargli un vero antidoto, a capire come si potesse interrompere un flusso di tennis così perfetto. Sarà quindi una rivincita dell’incontro di quattro giorni fa, quando l’idolo di casa, 22 anni, ha superato il rivale 36enne. Che punta a staccare Roger Federer come recordman di vittorie nel torneo dei maestri (sei) e sa che le finali sono sempre un’altra storia.
Djokovic-Alcaraz, la partita
Il contrasto di intenzioni è stato evidente dal primo momento. Alcaraz è entrato in campo tarantolato, rapidissimo nei movimenti e nei colpi. Voleva i vincenti, la rete, voleva far sembrare Djokovic più lento, e ci è riuscito. Voleva, soprattutto, il controllo della partita, decidere lui come il gioco doveva evolversi, ma in quello non ci è riuscito.
Djokovic giocava per la prima volta dopo aver provato una sensazione a lui sconosciuta: non avere il controllo su ciò che gli accadeva. Non c'era un destino segnato da piegare alla sua volontà, rimonte sovrumane con cui sfidare la provvidenza. Semplicemente, se un ragazzo italiano avesse vinto contro un ragazzo danese lui sarebbe andato avanti; altrimenti, sarebbe andato a casa.
Non poteva accettare che, un'altra volta, un ragazzo spagnolo decidesse come condurre la partita. Lo ha lasciato fare e disfare, passeggiando quasi in posa fra un punto e l'altro, sfoggiando tranquillità. Ha accettato che una decina di vincenti scappassero via, perché sul duro indoor di Torino, superficie su cui si incontravano per la prima volta, non poteva essere altrimenti. Poi, ha concretizzato il controllo: con il break dell'ottavo gioco, il primo set era di fatto concluso, sarebbe andato davvero via allo scoccare del quarantesimo minuto.
Nel secondo set, Alcaraz ha realizzato che il suo piano stava affondando. Con la vittoria contro il serbo nella finale di Wimbledon, lo spagnolo sembrava aver messo una crepa nel suo dominio. A Torino, però, abbiamo visto sgretolarsi Carlitos, che non ha trovato soluzioni concrete per sfondare il muro Djokovic e si è progressivamente disunito.
"Sarebbe un'ottima notizia per il tennis se vincesse Carlos, visto che avremmo una nuova generazione nella finale", aveva detto Sinner dopo la sua vittoria. Correzione: sarebbe stata. La ricerca del break da parte di Djokovic è stata molto più breve nel secondo set ed è durata solo tre game. Carlos Alcaraz si è opposto, ha giocato un sesto gioco sontuoso, il migliore della sua partita, si è guadagnato due palle break (come nel primo set) ma non c’è stato verso.
Djokovic ha trovato i modi più spettacolari per distruggergli ogni speranza e nel game successivo gli ha strappato il servizio per l’ultima volta. Oggi sì, aveva il controllo. Di sé, degli altri, di tutto. Da un po’ non si vedeva così onnipotente. E se non sarà un’ottima notizia per il tennis, a occhio e croce a lui non interessa.