Sinner, contro Medvedev catenaccio e contropiede: la vittoria all’italiana che esalta il suo team
di Paolo RossiTORINO – La notizia del giorno è che Jannik Sinner ha imparato a fare il catenaccio. A chiudersi in difesa. Ad attendere il momento giusto per il contropiede. Certo, è una roba tecnica, ma anche così si realizzano le imprese. Questa novità, poi, è stata imposta da Daniil Medvedev che ha optato per un match clamorosamente aggressivo, mai visto prima. Peccato però che il russo sia finito fuori giri, oltre i suoi limiti, proprio quando ha pareggiato il conto dei set e la percezione sembrava opposta, con lui padrone del match. Invece, mentalmente e fisicamente, aveva chiesto troppi extra e di fronte a una nuova reazione di Sinner, s’è sciolto.
Vagnozzi: “Sinner è montato sopra a Medvedev”
Lo conferma anche Simone Vagnozzi, coach di Jannik. «Ha sorpreso anche me, a fine secondo set era una partita difficile, invece è uscito fuori con un’energia pazzesca e ha fatto un set clamoroso. Onestamente non avevo mai visto Medvedev tirare così forte sin dal primo punto e Jannik è stato bravo a…
TORINO – La notizia del giorno è che Jannik Sinner ha imparato a fare il catenaccio. A chiudersi in difesa. Ad attendere il momento giusto per il contropiede. Certo, è una roba tecnica, ma anche così si realizzano le imprese. Questa novità, poi, è stata imposta da Daniil Medvedev che ha optato per un match clamorosamente aggressivo, mai visto prima. Peccato però che il russo sia finito fuori giri, oltre i suoi limiti, proprio quando ha pareggiato il conto dei set e la percezione sembrava opposta, con lui padrone del match. Invece, mentalmente e fisicamente, aveva chiesto troppi extra e di fronte a una nuova reazione di Sinner, s’è sciolto.
Vagnozzi: “Sinner è montato sopra a Medvedev”
Lo conferma anche Simone Vagnozzi, coach di Jannik. «Ha sorpreso anche me, a fine secondo set era una partita difficile, invece è uscito fuori con un’energia pazzesca e ha fatto un set clamoroso. Onestamente non avevo mai visto Medvedev tirare così forte sin dal primo punto e Jannik è stato bravo a tener botta. Soprattutto all’inizio. Penso sia un po’ calato al terzo set, con il servizio, Jannik è stato bravo a montargli sopra, come diciamo noi in gergo». Ora c’è la finale, ma riecco il clan Sinner in catenaccio: «Ma non vi dico nulla: sarà una partita difficile, per entrambe le parti».
Vagnozzi: “Sinner può migliorare ancora”
Resta un anno da incorniciare, con la chance di togliersi qualche sassolino dalle scarpe, a partire dal tecnico marchigiano: «Beh, qualcuno il sopracciglio lo aveva alzato all’annuncio del nostro accordo... e ricordo anche che qualcun altro mi guardò male quando dissi, un paio di anni fa, che Jannik Sinner era già allo stesso livello degli altri top e poteva arrivare a superarli. Vabbè... adesso ci siamo. Ci siamo avvicinati ancora un po’, e lui è ancora più avanti nel programma dal mio punto di vista. Per quanto riguarda me posso solo dire che sono coach da sette anni, e mi sembra sempre di aver raggiunto ottimi risultati. Resto concentrato su questo: l’importante è che l’atleta abbia fiducia in quello che faccio, solo questo».
La mentalità di Sinner
Una, o più spiegazioni, sono comunque disponibili: «Come ha fatto a battere tutti i top? Gli avete rotto così tanto le scatole che lui si è stufato e ha voluto mostrarvelo... scherzo: si spiega con una sola parola, miglioramento. Penso a quello che sta facendo, al perfezionamento della parte fisica, quindi la parte tecnica, infine la tattica: questo fa sì che poi sia in grado di battere anche i giocatori di questo calibro. Sapete cosa mi ha detto subito dopo la vittoria, mentre era sulla cyclette per defaticarsi? “Simo”, ma dove sbagliavo? Dove posso migliorare? Ecco, questa è la mamma di tutte le risposte, a tutte le domande».
Sinner al top
Ma Vagnozzi sa che non può cavarsela così facilmente: il mondo, mica solo l’Italia, vuole capire a quale percentuale sia arrivato Sinner, quale sia il punto della sua evoluzione. «Penso che ci sia ancora molto, molto margine. Non ritengo sia giunto al top, c’è ancora tanto da fare. Può migliorare tutti gli aspetti che ho già detto, e questo è quello che ci fa ben sperare. Poi c’è la testa, e il tennis è un puzzle nel quale senza l’aspetto mentale non si riesce a far niente. Quindi noi cerchiamo di lavorare per completarlo. I grandi campioni di solito sono forti su tutti gli aspetti, quindi per arrivare ancora più in alto serve migliorarsi ulteriormente».
Sinner e la palestra
Se proprio si deve cercare il pelo nell’uovo, quello è la preparazione fisica: «In generale non devi obbligarlo, gli piace tutto. Però la palestra, ecco, quella la fa meno volentieri. Ma ha compreso che è un altro fattore non trascurabile, e nella disponibilità che mette per migliorarsi, c’è anche il momento della “tortura”, come la chiama lui».