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Sinner, un campione tutto nuovo. E il meglio deve ancora venire

L’eredità della settimana torinese: Jannik si avvicinerà al n.1, forse lo raggiungerà, ma è già un grande atleta. E ha dato una lezione di stile
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Adesso abbiamo un campione nuovo, quasi una forma d’arte che prima non c’era, non ancora, non così. Come quei Pokémon che evolvono verso altre creature che già contenevano in sé, dovevano solo esprimerle. La settimana di delirio torinese (la forza di Sinner è anche negli ossimori) ci consegna un personaggio che, d’ora in avanti, si muoverà nella terza dimensione: si avvicinerà al numero 1 mondiale, forse lo raggiungerà, prima o poi (più prima che poi) comincerà a vincere anche gli Slam. La prima eredità delle Atp Finals è proprio questa: non il punteggio dell’epilogo (quando Djokovic gioca così, non è umano), ma la sostanza di un atleta già grande e quasi grandissimo. Degna conclusione di un’annata in cui Jannik Sinner ha battuto per la prima volta lo stesso Djokovic e Medvedev, quasi un’elevazione aritmetica. Indietro non si torna.

Il bambino e il campione: il momento di felicità della mascotte che accompagna Sinner in campo

La lezione …

Adesso abbiamo un campione nuovo, quasi una forma d’arte che prima non c’era, non ancora, non così. Come quei Pokémon che evolvono verso altre creature che già contenevano in sé, dovevano solo esprimerle. La settimana di delirio torinese (la forza di Sinner è anche negli ossimori) ci consegna un personaggio che, d’ora in avanti, si muoverà nella terza dimensione: si avvicinerà al numero 1 mondiale, forse lo raggiungerà, prima o poi (più prima che poi) comincerà a vincere anche gli Slam. La prima eredità delle Atp Finals è proprio questa: non il punteggio dell’epilogo (quando Djokovic gioca così, non è umano), ma la sostanza di un atleta già grande e quasi grandissimo. Degna conclusione di un’annata in cui Jannik Sinner ha battuto per la prima volta lo stesso Djokovic e Medvedev, quasi un’elevazione aritmetica. Indietro non si torna.

Il bambino e il campione: il momento di felicità della mascotte che accompagna Sinner in campo

La lezione di stile di Jannik

Il piccolo rammarico è, nello stesso tempo, un atto di stima per il ragazzo che non ha fatto calcoli ma ha semplicemente provato a vincere sempre. Quei calcoli che gli avrebbero permesso di eliminare indirettamente Djokovic e non ritrovarselo in finale, però non sarebbe stato da lui. A 22 anni, con il mondo da scalare, non ci si diletta con la computisteria. Sinner contro Rune avrebbe forse potuto ascoltare qualche doloretto alla schiena, chiedendo qualcosa in meno al proprio corpo in attesa della finale. Non lo ha fatto, forse non lo farà mai. Una lezione di stile. I campioni generosi si spendono oltre misura, e noi li amiamo anche per questo.

Una nuova svolta pop per il tennis azzurro

La sensazione, già sul confine di una certezza, è che con Sinner il meglio debba ancora venire. Il confronto è con la storia, nientemeno, e il ragazzo lo vive benissimo. Qualcosa che ricorda la svolta “pop” che il tennis italiano visse a metà degli anni Settanta, quando Adriano Panatta e gli altri cavalieri della Davis portarono le loro racchette in tutte le case, in tutti i discorsi, in tutti i televisori. I bambini giocavano a tennis in cortile, disegnando il campo con la punta dei sassi, scavalcando con i loro colpi una rete immaginaria. Avevano fantasia, ma è così che un’epoca cambia: quando una cosa che non era di tutti, lo diventa. E allora abituiamoci al ragazzo rosso, alla sua forza, alla sua feroce gentilezza. Ci terranno compagnia per molto tempo.

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