✕

Coppa Davis, Sinner-Djokovic alla “bella”: come la finale di un play off

Sinner e Djokovic prima della finale di Torino

 
Il confronto di oggi a Malaga in semifinale sarà il terzo in 12 giorni. Sarà decisiva la condizione mentale, la partita darà anche un’indicazione per l’avvio della prossima stagione
2 minuti di lettura

Il primo incontro tra James Bond e Goldfinger avviene a Miami, si chiude con la famosa scena della ragazza dipinta d’oro e il gangster lo definisce “un caso”. Il secondo arriva poco tempo dopo su un percorso da golf fuori Londra, e per Goldfinger - beffato da una pallina nascosta da Bond - si tratta di “una coincidenza”. Passano alcuni giorni, e quando pesca l’agente segreto ficcanasare nei suoi affari in Svizzera capisce che è tutta “una premeditazione”.

Sinner-Djokovic, decisiva la condizione mentale

Il calendario del tennis con la Davis a chiudere viene stilato con più di un anno d’anticipo, e la formula delle Atp Finals - compulsivamente contestata a ogni edizione, ma non riformabile se non raddoppiando i tennisti ammessi - consente il doppio incontro. Ciononostante, l’effetto Bond-Goldfinger su questo terzo match tra Novak Djokovic e Jannik Sinner in 12 giorni è potente, perché oltre a mettere in palio la finale con l’Australia di Coppa Davis (che al dunque piace sempre, pur…

Il primo incontro tra James Bond e Goldfinger avviene a Miami, si chiude con la famosa scena della ragazza dipinta d’oro e il gangster lo definisce “un caso”. Il secondo arriva poco tempo dopo su un percorso da golf fuori Londra, e per Goldfinger - beffato da una pallina nascosta da Bond - si tratta di “una coincidenza”. Passano alcuni giorni, e quando pesca l’agente segreto ficcanasare nei suoi affari in Svizzera capisce che è tutta “una premeditazione”.

Sinner-Djokovic, decisiva la condizione mentale

Il calendario del tennis con la Davis a chiudere viene stilato con più di un anno d’anticipo, e la formula delle Atp Finals - compulsivamente contestata a ogni edizione, ma non riformabile se non raddoppiando i tennisti ammessi - consente il doppio incontro. Ciononostante, l’effetto Bond-Goldfinger su questo terzo match tra Novak Djokovic e Jannik Sinner in 12 giorni è potente, perché oltre a mettere in palio la finale con l’Australia di Coppa Davis (che al dunque piace sempre, pur essendo cosa assai diversa dalla versione storica), la partita di oggi è una specie di finale di un playoff. Dentro a un ciclo di 12 giorni lo spostamento delle condizioni di forma fisica è minimo, e dunque il match verrà deciso in primis dalla condizione mentale, e poi eventualmente dai piccoli aggiustamenti tattici che sono il sale di ogni play off in qualsiasi sport, dichiarati o casuali. La strada verso il titolo Nba è l’archetipo di questa formula, e le sette partite potenziali per risolvere un confronto consistono di tante mosse - una marcatura, un raddoppio, un quintetto piccolo giocato al momento giusto - che vengono anticipate o posticipate a seconda del momentum.

Da O’Neal-Mutombo a Messi-Ronaldo

Quando Shaquille O’Neal era il fattore dominante, chi voleva competere con i Lakers ingaggiava Dikembe Mutombo, il centro congolese che all’epoca era l’unico a reggere in qualche modo l’impatto di Shaq: un acquisto per una serie, benché utile anche nel resto della stagione. Nel calcio rimane indimenticabile il play off virtuale della primavera 2011 fra Barcellona e Real Madrid, con quattro partite in 18 giorni: la gara di ritorno di Liga, la finale di Copa del Rey, le semifinali di Champions: per il livello tecnico delle squadre (Messi da una parte, Ronaldo dall’altra), per la personalità degli allenatori (Guardiola e Mourinho), per la cornice sportiva e politica, fu il più grande spettacolo del mondo. Concettualmente è stato un playoff anche il trittico di partite tra Milan e Napoli della scorsa primavera, con i rossoneri capaci di guadagnare la posta in palio - la semifinale di Champions, lo scudetto non era più in discussione - stravincendo la gara meno importante, quella di campionato. Ma siccome era la prima, orientò psicologicamente le due successive, assai più pesanti.

Sfida con vista sul 2024

Sinner a Torino ha vinto il match del girone perché era giunto il momento di mandare quel segnale di maturità che Alcaraz e Rune, i suoi veri rivali, battendo il numero uno aveva già inviato. Djokovic ha vinto la finale perché una seconda sconfitta avrebbe certificato il ribaltamento psicologico della gerarchia (come sta succedendo a Medvedev, k.o. tre volte di fila): per questo è sceso in campo in modalità “imbattibile”. Ma si tratta di una modalità dispendiosa, non dura più intere partite, se nel secondo set Sinner fosse riuscito a restituire il break - ne ha avuto la chance - chissà come sarebbe finita. È per questo che il terzo match di oggi, per quanto dopato da un contesto di squadra che qualcosa aggiungerà e qualcosa toglierà - ma non sappiamo a chi - indirizzerà comunque l’avvio della prossima stagione. È una sorta di finale del play off, e una finestra sul futuro immediato. Per quello a più lunga scadenza, la rivalità tra Djokovic e Sinner ha una conclusione scritta sulle rispettive carte d’identità. Musica da ascoltare in dissolvenza: “Time is on my side” dei Rolling Stones.

Leggi i commenti