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Sinner, il fuoriclasse gigante dell’Italia: “Ma sono come gli altri. E la vittoria è anche per Tathiana Garbin”

Jannik Sinner, 22 anni

 
Un trionfo nel segno della Volpe Rossa: “Io mi sono sempre sentito un giocatore di squadra, sin da quando ho giocato per la prima volta in Coppa Davis”
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MALAGA — Che cosa avrebbe scritto Gianni, il nostro grande Scriba del tennis dopo essere stato testimone di un tale evento? Clerici, forse, se la sarebbe cavata con qualcosa del tipo: “Adesso quell’istantanea di Santiago del Cile, un po’ impolverata e in bianco e nero, può andare in soffitta, nell’album dei ricordi, e lasciare spazio a questi flash digitali e a colori, di un tennis cambiato con la modernità”.

Se c’è una coppa iconica è la Davis, da sempre. Ma se tutto questo è accaduto è per merito della Volpe Rossa di Sesto in Val Pusteria, il ventiduenne Jannik Sinner.

Sinner: “Ho sempre dato tutto”

In pieno stato di grazia ha fatto vivere all’Italia due settimane da dio, dalle Atp Finals di Torino fino a questa apoteosi, “nell’evento più anomalo di uno sport individuale come il tennis” (sempre Clerici dixit). Eccolo, il Sinner post trionfo e trascinatore del gruppo azzurro che vuole aprire un ciclo: “Io mi sono sempre sentito un giocatore di squadra, sin da quando ho giocato per la…

MALAGA — Che cosa avrebbe scritto Gianni, il nostro grande Scriba del tennis dopo essere stato testimone di un tale evento? Clerici, forse, se la sarebbe cavata con qualcosa del tipo: “Adesso quell’istantanea di Santiago del Cile, un po’ impolverata e in bianco e nero, può andare in soffitta, nell’album dei ricordi, e lasciare spazio a questi flash digitali e a colori, di un tennis cambiato con la modernità”.

Se c’è una coppa iconica è la Davis, da sempre. Ma se tutto questo è accaduto è per merito della Volpe Rossa di Sesto in Val Pusteria, il ventiduenne Jannik Sinner.

Sinner: “Ho sempre dato tutto”

In pieno stato di grazia ha fatto vivere all’Italia due settimane da dio, dalle Atp Finals di Torino fino a questa apoteosi, “nell’evento più anomalo di uno sport individuale come il tennis” (sempre Clerici dixit). Eccolo, il Sinner post trionfo e trascinatore del gruppo azzurro che vuole aprire un ciclo: “Io mi sono sempre sentito un giocatore di squadra, sin da quando ho giocato per la prima volta in Coppa Davis. Ho sempre dato tutto. E questa esperienza, questa vittoria, mi dà tanta, tanta fiducia: ho capito tante cose nel gestire il gioco in certi momenti, come ce ne sono stati con De Minaur. Sì, alla fine va bene il cuore, ma ci vuole anche tanta tranquillità. Perché era facile dire che partivamo favoriti, ma si doveva comunque entrare in campo”.

Compostezza totale, poi Jannik tiene a rivelare quello che ritiene il segreto: “La cosa più bella è che ognuno di noi dà il 100% di quello che ha, anche se magari non si sente bene fisicamente, anche se non sta giocando benissimo. Però alla fine l’abbiamo vinta così, la Coppa Davis, dando sempre il massimo. Abbiamo sofferto a Bologna, dopo che la prima giornata è andata storta. Abbiamo giocato punto dopo punto, e siamo qua ad alzare questa Coppa”.

La squadra che ha vinto la seconda Davis dell'Italia

 

Il pensiero per Tathiana Garbin

Parla da leader gentile. E, anche in un giorno così, storico, mostra tutta la sua umanità, riportando e priorità e importanza nelle cose della vita. Come? Con un pensiero per Tathiana Garbin, la capitana delle ragazze che oggi si sottoporrà a un delicato intervento chirurgico: “Speriamo che la nostra vittoria le dia morale: abbiamo vinto la Davis, ma quello che conta nella vita è totalmente qualcos’altro, giusto? Dobbiamo sentirci molto fortunati di stare come stiamo”.

Questo è l’uomo Sinner, che viene prima del tennista. Dell’atleta. Ed è da questi valori che poi si parte e si comprende meglio come certi sogni si realizzino. Come confessa con sincerità Matteo Arnaldi: “Credo che questo sogno lo coltivavamo tutti da quando eravamo bambini. Posso dire che saremo felici per un bel po’”.

Jannik vuole scappare, festeggiare con il gruppo. Così l’ultimo pensiero è di capitan Volandri, dedicato a quella che lui considera la famiglia allargata: “Avrete visto che ci sono tutti i coach dei ragazzi, e tante altre persone che hanno contribuito. E questa è la chiave del successo. D’altronde siamo partiti da lontano, i ragazzi li ho visti nascere ma se sono, e siamo arrivati, a vivere questo momento lo dobbiamo a chi si dedica a loro quotidianamente”. Il 21 dicembre la squadra sarà al Quirinale da Mattarella. Che la festa abbia inizio.

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