Sinner-Medvedev, le chiavi della sfida che vale gli Australian Open
di Paolo RossiIdea per una tranquilla domenica mattina in tv? Un bel Medvedev-Sinner, finale degli Australian Open 2024. Mentre leggete potrebbe già essere in corso, e alla fine magari scavallerà il brunch festivo: non è detto che tre ore bastino per assegnare la Norman Brookes Challenge Cup. Si sa l’orario di inizio (ore 9.30, su Eurosport), ma non quello del fischio finale. Giusto per prepararci, è bene sapere che Daniil e Jannik si sono affrontati 9 volte, dal 2020 al 2023. Le prime 6 volte ha sempre prevalso il russo, più avanti con gli anni e con l’esperienza. Poi, crescendo, l’azzurro ha esclamato: “Nessuno batte Sinner per 7 volte di fila!” (citazione Gerulaitis, 1980) e, da quel momento, il parziale è 3-0 per l’azzurro.
Il confronto fisico
Che tipo di finale sarà? Equilibrata. Combattuta. Nervosa. Definiamoli fisicamente: entrambi alti e magri. Tennisticamente? Due attaccanti da fondo campo. Stilisticamente? Meglio Sinner, il gesto tecnico di Medvedev non è esteticamente apprezzabile. …
Idea per una tranquilla domenica mattina in tv? Un bel Medvedev-Sinner, finale degli Australian Open 2024. Mentre leggete potrebbe già essere in corso, e alla fine magari scavallerà il brunch festivo: non è detto che tre ore bastino per assegnare la Norman Brookes Challenge Cup. Si sa l’orario di inizio (ore 9.30, su Eurosport), ma non quello del fischio finale. Giusto per prepararci, è bene sapere che Daniil e Jannik si sono affrontati 9 volte, dal 2020 al 2023. Le prime 6 volte ha sempre prevalso il russo, più avanti con gli anni e con l’esperienza. Poi, crescendo, l’azzurro ha esclamato: “Nessuno batte Sinner per 7 volte di fila!” (citazione Gerulaitis, 1980) e, da quel momento, il parziale è 3-0 per l’azzurro.
Il confronto fisico
Che tipo di finale sarà? Equilibrata. Combattuta. Nervosa. Definiamoli fisicamente: entrambi alti e magri. Tennisticamente? Due attaccanti da fondo campo. Stilisticamente? Meglio Sinner, il gesto tecnico di Medvedev non è esteticamente apprezzabile. Ma efficace sì. Lo chiamano Chessmaster, il russo. Perché ama gli scacchi e dice che lo aiutano. Molte volte c’è il genio, in altre la nervatura (Pino Daniele 1979, Je so’ pazzo). Quanto durerà, si diceva? La storia dei loro precedenti racconta di sfide tirate, 6 volte al 3° set, e quasi sempre nei momenti topici: quattro finali, una semifinale, due quarti. Il loro match in doppia cifra sarà la finale più nobile di tutte, per la prima volta sulla distanza dei 5 set. “Vince chi starà più attaccato alla linea di fondo...”. “No, chi avrà la migliore percentuale del proprio servizio...”. “Oppure chi farà meno errori forzati?”.
Quanto pesa il servizio
Proviamo a immaginarla, questa finale, partendo dalla loro ultima sfida a Torino. Era la semifinale delle Atp Finals. Ha prevalso Sinner, e i dati che saltano all’occhio sono due: la sua percentuale dei punti ottenuti con la prima palla di servizio (83%), e le zero palle break concesse al russo. Purtroppo Torino non può fare testo, essendo in altura rispetto a Melbourne, e poi indoor. Lì, però, si è avuta la conferma che, per quanto Sinner e Medvedev possano somigliarsi, il servizio di Jannik è tutt’altra cosa, ora, “e in generale i colpi di Sinner hanno cambiato direzione: sono più angolati...» (coach Massimo Sartori, analisi 2023).
Cosa serve a Medvedev
Il russo dovrà sforzarsi di ricordare la sua ultima vittoria, aprile 2023, a Miami: i suoi 30 punti vincenti alla risposta, insieme a una percentuale di prime palle pazzesca (87%), prevenne qualsiasi opposizione tattica di Sinner che, in Florida, non riuscì ad andare oltre al 57% di servizi, con un misero 41% di punti conquistati su quelli giocati. Ma quella è stata la sua ultima sconfitta.
La strategia di Sinner
Sinner, ottimo osservatore, ha notato come lo spagnolo Alcaraz sia stato il primo a trovare un modo per destabilizzare il palleggio e il ritmo di Medvedev, con le smorzate: arma con cui gli ha cambiato il ritmo, costringendolo a movimenti del corpo diversi e inattesi. Cose che scombussolano Medvedev, tipo ordinato e meccanico, che soffre questo aspetto e non riesce più a trasformare una situazione difensiva, immediatamente in offensiva. Occorrerà anche fantasia: variazioni di ritmo, molti slice, colpi in controtempo, improvvise discese a rete da parte di Sinner.
Se il match si allunga
Il russo di solito prende gli avversari per sfinimento. Chiedere a Zverev... Eppure, sulla durata, dovrebbe avvantaggiarsi Sinner, e non soltanto perché più giovane: Jannik (22 anni) è rimasto in campo poco meno di 15 ore, Medvedev (27 anni) quasi 21. Normalmente, tra i due, comincia meglio Sinner: è accaduto cinque volte. Poi, però, Medvedev riesce ad elevare il suo rendimento con l’allungarsi degli scambi, tale la sua mobilità nel palleggio. Quindi: tante prime palle, risposte sui piedi dell’avversario, fantasia. Così si scala l’albero dello Slam. Possibilmente in tempo per una carbonara fumante.