L’Italia ha, per la prima volta nella sua storia, un tennista sul podio da quando esiste il computer che stila le classifiche settimanalmente. Numero tre del mondo. Jannik Sinner. Un giovane uomo di 22 anni.
Ma chi è Jannik Sinner? Sappiamo un po’ tutto di lui. Ogni sfaccettatura è stata sviscerata in tutte le sue forme: è nato in montagna. Ha dunque ricevuto una educazione, e una formazione conseguente. Sappiamo anche che, dopo aver mostrato talento nello sci, e poi nel tennis, abbia scelto quest’ultimo sport e sia stato notato dai maestri che lo hanno poi indirizzato verso coach specializzati.
annik, a tredici anni, ha lasciato la famiglia per trasferirsi in Liguria. Con il primo coach, Riccardo Piatti, ha poggiato le basi. Poi, due anni fa, la separazione dal coach e la creazione di un team scelto totalmente da lui. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
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Ritorniamo alla domanda iniziale: chi è Jannik Sinner? Il suo mantra è: “Sono un ragazzo normale che ama la semplicità”. Vero. Cosa significa? Cosa implica? Cosa nasconde? Tutto il suo essere, in realtà. Jannik Sinner possiede il talento. Quello di essere velocissimo negli spostamenti laterali. Quello di avere una coordinazione tale che, quando colpisce la pallina, riesce a imprimere una forza superiore. Nonostante appaia come un ragazzo longilineo e magrolino.
Questo è il suo talento fisico. Poi c’è il talento della personalità. Del carattere. Jannik Sinner è un nerd, come detto. Studia. Si applica. Apprende come una spugna. Lui stesso ha ammesso che le difficoltà maggiori le incontra quando affronta un avversario per la prima volta. Alla seconda volta saprà cosa attendersi, lo stile di gioco altrui. Questo denota l’applicazione. Impegno che usa anche nella routine quotidiana: nella preparazione fisica, nei dettagli dell’allenamento.
Un esempio? L’anno scorso è stato molto criticato per il suo gioco al volo, sotto rete. In effetti lo si era visto ciccare degli smash. Oggi non ne sbaglia più uno.
Poi: questo giovane uomo di 22 anni, a un certo punto della vita, ha deciso di essere atleta e manager di se stesso. Sarà stato anche ben consigliato (Alex Vittur), ma è sua l’azienda, è lui che ha ingaggiato (e paga) i coach (Simone Vagnozzi, Darren Cahill) e lo staff fisico di preparatore (Umberto Ferrara) e fisioterapista/osteopata (Giacomo Naldi e Andrea Cipolla). Non è da tutti. Come non lo è resistere al delirio di onnipotenza che avrebbe sovrastato chiunque, dopo i suoi trionfi.
E il suo comportamento? Si dice che la grandezza di un uomo non possa essere disgiunta dalla sua gentilezza: chi è grande è sempre disponibile verso gli altri. Sinner lo è. Ci sono molte altre cose che non sappiamo di lui. Perché, citando le sue stesse parole riguardo a un amico: “Lui non parla, e non vuole che si parli molto di lui. Così anche io non vi dirò di più…”.
Ma, in fondo, non c’è bisogno: il tennis, il campo, il suo stile di gioco, definiscono perfettamente l’essere Janni Sinner. È sufficiente osservare bene.