Vedere, e ascoltare, nello stesso video, le voci di John McEnroe, Bjorn Borg, Patti Smith, Keith Richards, fa già di per sé un certo effetto. Poi ci sono i contenuti delle loro parole, e allora le cose diventano diverse. Hanno il sapore della Storia, pezzi delle nostre stesse vite. Facciamo subito lo spoiler: è bellissimo questo documentario di Barney Douglas che Sky manderà in onda sabato 18 maggio alle 21.15 (su Sky Documentaries, in streaming su Now e disponibile on demand).
Il protagonista è John McEnroe. Direte: ma non abbiamo rivoltato la sua vita come un calzino? No. Non se Mac parla di se stesso come mai prima. Entrando in una dimensione molto più intima, perfino addolcita di se stesso. Dipende dall’età, forse dalla consapevolezza. Forse anche dalla bravura di chi aveva di fronte, della sua empatia nel porre le giuste domande con le giuste parole. Chissà.
Il risultato è, per chi ha vissuto quel periodo e a prescindere per chi abbia parteggiato, fosse McEnroe o Borg, perfino commovente. Perché lo spettatore con gli anni in ‘anta’ rivede la propria vita, pezzi che forse aveva rimosso. Soprattutto se ha amato, o seguito in qualche maniera, il tennis.
Vedete, ci stiamo sforzando di non anticipare altro, di non rovinare la sorpresa. Ma, oggettivamente, veder ricordati Vitas Gerulaitis, Ilie Nastase e Jimmy Connors, i figli stessi di John, Billie Jean King (e ci perdonerà quel qualcuno che, a memoria scrivendo, abbiamo saltato), i loro rapporti, il loro modo di intendere e giocare il tennis è qualcosa di impagabile.
Qualcuno, maligno, potrà dire: ce n’era bisogno? La risposta è senza dubbi: sì. Questo documentario è l’evoluzione, l’aggiornamento di tutti i libri, delle biografie su John McErnroe. E la potenza di ascoltarlo dalla sua voce (consigliamo, se possibile, la versione originale magari sottotitolata) è semplicemente meraviglioso.
Non c’è nulla di inedito, se non quello che John McEnroe, il John McEnroe di oggi dai capelli bianchi, svela. Un po’ di pazienza, sabato sera è dietro l’angolo.