✕

Djokovic, l’infortunio e la rimonta con Cerundolo al Roland Garros: “Neanche io so come ho fatto”

Novak Djokovic esulta a fine match 
Il numero 1 del mondo si fa male al ginocchio ad inizio secondo set, vede vicino il ko ma riesce a recuperare e a guadagnarsi i quarti restando in vetta al ranking
3 minuti di lettura

PARIGI – Non lo hanno piegato le bombe da bambino, cosa volete possano mai fargli un Musetti oppure un Cerundolo? Al massimo, portarlo al quinto set e poi firmare la resa dopo essersi illusi. Il mondo del tennis ha avuto l’ennesima prova di forza di Novak Djokovic, il campione inaffondabile, non per nulla capace di intrufolarsi nella storia tra Roger Federer e Rafa Nadal e poi di metterli in fila, anche al prezzo di perdere l’amore di chi ha occhi e cuore solo per quegli altri due. L’uomo che può fermare il tempo e rimandare il tramonto, ogni volta che l’ora malinconica sembra avvicinarsi inesorabile.

Nole il demone

Se ha vinto 24 Slam nell’epoca dei mostri sacri, se è stato numero 1 per 410 settimane e lo è ancora a 37 anni appena compiuti, se…

PARIGI – Non lo hanno piegato le bombe da bambino, cosa volete possano mai fargli un Musetti oppure un Cerundolo? Al massimo, portarlo al quinto set e poi firmare la resa dopo essersi illusi. Il mondo del tennis ha avuto l’ennesima prova di forza di Novak Djokovic, il campione inaffondabile, non per nulla capace di intrufolarsi nella storia tra Roger Federer e Rafa Nadal e poi di metterli in fila, anche al prezzo di perdere l’amore di chi ha occhi e cuore solo per quegli altri due. L’uomo che può fermare il tempo e rimandare il tramonto, ogni volta che l’ora malinconica sembra avvicinarsi inesorabile.

Nole il demone

Se ha vinto 24 Slam nell’epoca dei mostri sacri, se è stato numero 1 per 410 settimane e lo è ancora a 37 anni appena compiuti, se ha vinto 1100 partite in carriera più una, quella incredibile di ieri negli ottavi contro Cerundolo, è semplicemente perché Nole è un demone. Verrà il momento in cui cederà lo scettro, perderà il numero 1, andrà in pensione. Ma è inutile attendere, scervellarsi nei calcoli, azzardare previsioni sul momento del probabile, inevitabile sorpasso di Jannik Sinner o di qualche altro giovane imperatore venuto dal futuro. Questo Djokovic non è mortale.

(afp)

L’infortunio al ginocchio

Si era già rialzato nella notte fra sabato e domenica contro Musetti, vincendo al quinto e in rimonta un match incredibile finito alle tre del mattino. Ma questo è nulla rispetto a quanto accaduto ieri al Roland Garros negli ottavi di finale. In campo appena 36 ore dopo quella maratona, Djokovic ne ha giocata un’altra assurda, contro quest’argentino numero 27 del ranking. Una partita segnata da un infortunio al ginocchio all’alba del secondo set, dopo aver dominato agevolmente il primo. Da lì, è cominciato il calvario del serbo: fermo sulle gambe, teatralmente zoppo nelle movenze, inevitabilmente polemico con la giudice di sedia, a lamentarsi della superficie scivolosa che gli aveva causato l’infortunio e su cui ormai non stava in piedi. “C’erano zone senza più terra, il mio infortunio è avvenuto su una scivolata. Ho chiesto che si passasse più spesso la rete, ma non sono stato ascoltato e non capisco il motivo”. C’è stato un momento in cui il pubblico ha sofferto più di lui a vederlo così: inerme, incapace di reggere cambi di direzione, platealmente statico davanti ai colpi vincenti di Cerundolo, a cui bastava mettere la palla in campo per portarsi a casa tutto, un punto, un game, un altro set.

Djokovic dopo il punto della vittoria (afp)

La rimonta nel quarto set

Da Djokovic, perso il terzo, sotto 1-2, finito nella polvere una, due, tre volte, il ginocchio ferito e sanguinante, la maglia impanata di terra rossa, ogni spettatore sensibile si attendeva solo una cosa, ragionevole, comprensibile, onorevole: il ritiro. Questo sarebbe stato l’epilogo per i comuni mortali. E invece. Rianimato dagli antidolorifici, dopo aver esaurito i bonus per le cure mediche al ginocchio, Djokovic è risalito da un break di svantaggio nel quarto set. E poi ha vinto. Come abbia fatto, non lo sa nessuno. Non lo sa neppure lui, il demone Nole. “Davvero non so come sia stato possibile, mi mancavano forse tre o quattro punti per perdere questa partita. L’unica spiegazione che ho siete voi”, ha detto rivolto al pubblico. “La mia vittoria è la vostra vittoria, devo ringraziarvi ancora una volta, mi avete dato molto sostegno”, ha aggiunto, cercando di rinnovare l’alleanza con gli spettatori che l’hanno sostenuto nel dolore: gli servirà per i prossimi ostacoli. Alla fine, il più pimpante e lucido era Djoko, e Cerundolo era sfinito, logorato dalla forza mentale del rivale.

La corsa al numero 1 con Sinner

Djokovic si è rifiutato di perdere nel giorno del compleanno di Nadal, re di Parigi, e questo vorrà dire qualcosa. Non ha voluto consegnare la corona a Sinner, e anche questo ha un significato profondo, perché spiega bene contro chi si batte l’azzurro, quale tipo di impresa sta inseguendo l’altoatesino nel suo viaggio sportivo, nel suo percorso di vita. Arrivarci con un ritiro di Djokovic non avrebbe lo stesso sapore. In apparenza indifferente, Sinner si preparava all’appuntamento di oggi con Dimitrov (è il terzo match del giorno sullo Chatrier dopo i due quarti di finale femminili, ultimo del programma diurno) rilassandosi sul campo di allenamento numero 29, fuori dall’impianto del Roland Garros così da evitare i curiosi: saltelli, battute, lavoro propedeutico. Mentre Djokovic soffriva, sudava e sbuffava. Imprecava, cercava conforto negli occhi di sua moglie Jelena. Ma alla fine Nole si è divertito perfino nel fare una stop volley con spaccata faccia a terra e gioco dell’airone a seguire: scena da attore consumato, di grande esperienza, che ha fatto impazzire di gioia la gente. Djokovic sa, da grande istrione qual è, che avere feeeling con il pubblico equivale a un boost, gli regalerà nuova energia. Se sarà sufficiente per vincere qui il primo trofeo del 2024 lo scopriremo solo vivendo.

Leggi i commenti