Sinner batte Berrettini con la legge del tie-break: spettacolo a Wimbledon
di Paolo RossiChe meraviglia il Centrale di Wimbledon only for Italians. È un’altra, storica prima volta per il nostro tennis: mai prima due azzurri s’erano dovuti affrontare sulla sacra erba del campo più prestigioso, per l’occasione mai così verde. Jannik Sinner e Matteo Berrettini, i nostri due cavalieri nelle loro armature in bianco con annesse racchette, non hanno deluso, sfoggiando il meglio del loro repertorio, un rock’n’roll molto apprezzato dalla gente perché, come cantava Mark Knopfler con i Dire Straits, Jannik e Matteo sono due tipi cool che corrono con carburante pesante.
Alla fine ha vinto il n.1
Alla fine ha vinto il favorito, cioè il numero uno del mondo: Jannik Sinner. Ha prevalso dopo che il vento della partita è soffiato un po’ per l’uno e un po’ per l’altro. Dopo che i due hanno navigato a vista, attraverso la folla entusiasta.…
Che meraviglia il Centrale di Wimbledon only for Italians. È un’altra, storica prima volta per il nostro tennis: mai prima due azzurri s’erano dovuti affrontare sulla sacra erba del campo più prestigioso, per l’occasione mai così verde. Jannik Sinner e Matteo Berrettini, i nostri due cavalieri nelle loro armature in bianco con annesse racchette, non hanno deluso, sfoggiando il meglio del loro repertorio, un rock’n’roll molto apprezzato dalla gente perché, come cantava Mark Knopfler con i Dire Straits, Jannik e Matteo sono due tipi cool che corrono con carburante pesante.
Alla fine ha vinto il n.1
Alla fine ha vinto il favorito, cioè il numero uno del mondo: Jannik Sinner. Ha prevalso dopo che il vento della partita è soffiato un po’ per l’uno e un po’ per l’altro. Dopo che i due hanno navigato a vista, attraverso la folla entusiasta. Qualche volta perfino andando contromano. Più Berrettini che Sinner, sia detto. Non ci sono state sorprese, trucchi e inganni. E neppure antidoti o stregonerie di sorta: il copione tattico era prevedibile, ed è stato rispettato. Il sentimento di Berrettini, inteso come gioco d’istinto e di potenza, affidato al suo servizio e al suo dritto, contro la logica geometrica di Sinner. Semplificando il racconto, l’attaccante contro il difensore, come le regole dello sport vogliono e insegnano. Ebbene, la marcatura a uomo, intesa come possesso dello scambio e del palleggio, è stata materia primaria del rosso della Val Pusteria, entrato in campo tirato a lucido come fosse una finale, e non un semplice secondo turno.
Spettacolo puro sul centrale
C’è una verità da sfatare: si potrà anche dire alla vigilia, come pretattica, che i derby non sono derby ma partite come tutte le altre, ma sappiate che chi lo dice mente sapendo di mentire. In questa 23ª sfida azzurra in uno Slam, la tensione tra i due era visivamente palpabile. Certo, nessuno dei due ha vissuto un’emozione che solo le sorelle Williams (Venus e Serena) possono raccontare, essendosi affrontate 31 volte (anche nelle finali Slam), ma sia Jannik che Matteo sono apparsi più rigidi del solito, più guardinghi.
Con queste premesse l’esito del primo set non poteva che essere affidato all’invenzione di Jimmy Van Alen, ossia il tie-break. In fondo, l’obiettivo del tennista romano che, nelle intenzioni, immaginava di poter rosicchiare almeno un punto, al rivale, puntando sulla sicurezza del proprio servizio. Invece? In un modo così repentino, con Berrettini che non ha avuto neppure il tempo di comprendere come fosse potuto accadere, è stato Sinner quello più smart, rapido nell’appropriarsi del servizio altrui e dunque della frazione di gioco, dopo quasi un’ora di schermaglie.
A colpi di tie-break
Un brutto colpo, per il romano, costretto a rivivere la partita, costringendo la sua immaginazione agli straordinari per trovare una via d’uscita. Ebbene, quel guardarsi dentro ha prodotto poi un break (il primo della partita), nel sesto game: Berrettini si è involato sul 4-2 ma è durato lo spazio di un attimo per merito della immediata risposta di Sinner, con una replica del primo set: un secondo tie-break. Chance per il romano? No. Psicologicamente ancora più bloccato, Matteo ha ceduto ancora, come fosse una resa.
Ma cosa dite mai, questo è il tennis: l’illusione della vittoria rallenta Sinner e invece scioglie mente e braccio di Berrettini che più nulla ha da perdere. Con un coraggio da incosciente si scrolla di dosso le paure, aumenta la velocità dei suoi colpi, angola le traiettorie che sorprendono e spengono un Sinner che improvvisamente sembra vagare nella notte, svanire nel gioco del moro. Il terzo set fila come un sorso di birra fresca nell’arsura per Berrettini, che se lo prende con un 6-2 clamoroso.
Che match. E il quarto? Berrettini ha continuato, con i suoi 28 aces, Sinner (mai battuto da un italiano) si è prima spento e poi riacceso dopo aver subito un break e riacciuffato l’amico e rivale: terzo tie-break, e poi il grande sorriso finale alla notte di Wimbledon.