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Sinner, un colpo da applausi e conquista Wimbledon: è il momento della serenità per il numero uno

Jannik Sinner, 22 anni
Jannik Sinner, 22 anni (fotogramma)

L’azzurro ha conquistato i quarti a Londra incantando contro Shelton. Ora sulla sua strada c’è Medvedev

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Un colpo da circo, un tweener in avanti. L’ultima trovata di Jannik Sinner per togliersi dai guai e strappare l’applauso del pubblico. L’avversario, Ben Shelton, gli aveva risposto in modo così rapido e profondo che Sinner si è ritrovato la palla in mezzo alle gambe, senza più tempo per muoversi: istintivo il gesto di posizionare la racchetta, semplicemente ribattendo. La mossa ha funzionato. «Sono stato fortunato, ma non è questo che vogliamo, in fondo? Divertirci, e sorridere... però non pensate che ne vedrete tanti altri, di colpi così da parte mia».

Un colpo così toglie le ansie («nel terzo set ho sentito la sua pressione, ho dovuto annullare un set point, prima del tie-break») e accende la luce, non la fa più andare via. «Sono contento di come ho gestito la situazione, felice di come abbia risposto. Sì, penso che questa sia stata sicuramente una delle chiavi del match».

La testa del campione

C’è un altro aspetto, non trascurabile, che accade durante le partite: nei momenti difficili, ad esempio una palla break o un set point dell’avversario, Sinner alza il livello. Come abbiamo sempre visto fare a Roger Federer, o a Rafa Nadal per finire a Novak Djokovic. Perfino da spettatori ce lo attendiamo. E il numero uno del mondo non delude. «Non so dire. Mi sento così nei momenti importanti di ogni partita, in ogni incontro: in generale cerco di impegnarmi al massimo. Mi sembra che questo possa fare la differenza. Ovviamente ci vuole coraggio per fare certi tiri. Mi sto spingendo a farlo. A volte puoi sbagliare il tiro, a volte è la decisione giusta. Ecco, anche questo è stato uno dei punti chiave finora qui a Wimbledon, poi vedremo cosa succederà ora».

Medvedev nel quarto e gli altri

L’adesso che lo attende è un possibile scenario suggestivo, tra certezze e ipotesi: il quarto di finale domani contro Daniil Medvedev, e poi la possibile semifinale contro Carlos Alcaraz e l’auspicio della finale contro Novak Djokovic. «Non ci penso proprio. Io mi focalizzo su un match alla volta, il prossimo. Sarà una partita dura contro Medvedev, ci siamo anche allenati insieme: mi aspetto che lui cambi qualcosa, ne parleremo con il team».

(fotogramma)

Le ore in campo

Sarà, ma il sorteggio di Wimbledon è una vera chiamata all’azione, lo scenario del sogno. Davanti al quale Sinner si presenta in condizioni migliori: Medvedev ieri ha approfittato del ritiro di Dimitrov, scivolato dolorosamente sull’erba. E in Alcaraz qualche dubbio si sta infilando nell’ego, lo ha ribadito anche il francese Humbert. Per non parlare di Djokovic, per nulla convincente fino a qui. Anche il tempo supporta Sinner: giocando 4 partite è rimasto in campo 9 ore e 24 minuti. Alcaraz 9 ore e 58. Djokovic, con un match in meno, 7 ore e 58. Solo Medvedev, grazie al ritiro di Dimitrov, 8 ore e 10.

Dettagli, sfumature. Discussione per addetti ai lavori, come quello sui tie-break. Anche qui, troppo umile, Jannik respinge la patente di specialista: «Cosa devo dire, per me è importante come ci arrivi al tie-break, e contro Shelton ero io quello in difficoltà, e anche per questo sono contento. Ma se andiamo a vedere, al torneo di Halle ne avevo ceduti tre, prima dei successivi a mio favore. E non è che contro Shelton ho pensato ‘ho vinto gli altri, è mio automaticamente’. Dipende tutto dal momentum». Questa è la sua vera forza, la modestia fino alla fine. Dopo c’è solo fame e desiderio.

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