Renzo Furlan, coach di Paolini: “Jasmine è nella sua bolla, il successo non la cambierà”
dal nostro inviato Paolo RossiLONDRA — Non chiedete di bagordi e bisbocce, restereste delusi. Renzo Furlan è rimasto lo stesso, esattamente com’era da giocatore, anche oggi che è il coach di Jasmine Paolini, ha 54 anni ed è il principale “segreto” dell’esplosione tennistica della ventottenne toscana. Furlan, veneto ex numero 19 del mondo è notoriamente uomo di poche parole, sagge e puntute, e va sempre dritto allo scopo. La notte post Wimbledon è servita per preparare il ritorno, fare le valigie.
Renzo, e adesso?
«Bisogna fare solo una cosa: recuperare le energie perché la stagione è lunga, ancora molto lunga».
Ma un minimo di festa l’avrete pur fatta: avete scritto pagine di storia del tennis...
«Il giusto, ma capisco che non ci crederete: per me è ancora troppo fresco il ricordo di Parigi, del Roland Garros. Figuriamoci Wimbledon... ho appena rimesso piede in Italia, dobbiamo somatizzare e ci vorrà del tempo».
LONDRA — Non chiedete di bagordi e bisbocce, restereste delusi. Renzo Furlan è rimasto lo stesso, esattamente com’era da giocatore, anche oggi che è il coach di Jasmine Paolini, ha 54 anni ed è il principale “segreto” dell’esplosione tennistica della ventottenne toscana. Furlan, veneto ex numero 19 del mondo è notoriamente uomo di poche parole, sagge e puntute, e va sempre dritto allo scopo. La notte post Wimbledon è servita per preparare il ritorno, fare le valigie.
Renzo, e adesso?
«Bisogna fare solo una cosa: recuperare le energie perché la stagione è lunga, ancora molto lunga».
Ma un minimo di festa l’avrete pur fatta: avete scritto pagine di storia del tennis...
«Il giusto, ma capisco che non ci crederete: per me è ancora troppo fresco il ricordo di Parigi, del Roland Garros. Figuriamoci Wimbledon... ho appena rimesso piede in Italia, dobbiamo somatizzare e ci vorrà del tempo».
E va bene. Però tutti gli italiani vogliono conoscere il segreto del boom di Jasmine.
«Anche qui credo che faticherete: la vera svolta è stata l’anno scorso, quando Jasmine è entrata tra le prime trenta del mondo».
Ok, ma adesso è cinque del mondo...
«Corretto. Ma entrando tra le prime trenta si diventa teste di serie. Cosa voglio dire? Che se andate a guardare i risultati di Jasmine, prima, vedrete che ha sempre trovato delle giocatrici forti al primo turno».
Il famoso sorteggio sfortunato.
«Esatto. Sfigato è la parola giusta, e possiamo usarla. Evitate le rivali toste, Jasmine è avanzata nei tornei, ha preso fiducia in se stessa e lo stiamo vedendo».
E arriviamo a oggi.
«Un attimo: l’altra svolta, l’altro clic, sicuramente è stato il torneo di Dubai, il Master 1000. Vincerlo le ha regalato la definitiva botta di consapevolezza».
Ma non sta semplificando troppo?
«Poi c’è il lavoro, naturale. Ma quello è automatico, è ovvio».
Come si fa a essere così tranquilli dopo questi risultati?
«Ognuno ha il suo carattere. Siamo così. Lo sono io, lo è Jasmine».
Quindi riformulo la domanda: quale congiunzione astrale vi ha fatto incontrare?
«Il destino, quello cinico e baro».
Scherzi a parte, ora sapete quel che vi attende?
«E cosa sarebbe, di grazia?».
Aspettative, notorietà, apparizioni in tv, mille altre domande.
«Bah, di che parliamo: Jasmine sa gestire la pressione, e per noi non cambia di una virgola il programma di lavoro».
Ah, ce l’avete un programma.
«Carpe diem. Un giorno per volta. Stop, non si va oltre».
Come sarebbe a dire?
«Che noi non guardiamo mai il tabellone, qualsiasi torneo giochiamo. Solo il primo turno. Cosa ci penso a fare ai quarti, se non supero i primi quattro turni?».
Non ci credo.
«È così. Vinta una partita, ci si concentra sulla successiva. Non si sgarra, siamo fatti così e lavoriamo così nel team».
Viene da dire: fantastico. Ma nessuno fa lo spoiler, svela chi si potrebbe incrociare eccetera eccetera?
«No, perché non parliamo con le altre tenniste, perché dovremmo? Abbiamo, chiamiamola così, la nostra bolla. Quindi...».
Per chiudere: i rapporti tra di voi? S’è mai arrabbiato con lei?
«Ma certo: noi ci confrontiamo, a volte anche con toni sopra le righe. Ma sia chiaro, sempre con il linguaggio giusto, da entrambe le parti...».