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Sinner, stasera la finale degli Us Open: c’è solo Fritz tra l’Italia e la storia

Jannik Sinner, 23 anni 

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Alle 20 l’ultimo atto dello Slam americano. Dopo Melbourne l’altoatesino insegue un altro trionfo contro l’idolo di casa
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NEW YORK – L’amico Fritz, che non è l’onnipresente Fritz Kobus, il personaggio dell’opera lirica di Pietro Mascagni ma il tennista americano (figlio d’arte da parte di mamma) Taylor, s’è detto di essere sicuro di vincere. «Ho la sensazione che giocherò davvero bene e vincerò».

Sinner, caccia al secondo Slam

Questo american boy, peraltro ragazzo sensibile («Sono una persona più emotiva quando sono felice. Piango, come faccio nei finali felici dei film. Non per le cose tristi. Sono in finale agli Us Open, era il sogno della mia vita e mi sono commosso»), è l’ultimo ostacolo che si frappone tra Jannik Sinner e il suo secondo Slam, cosa che gli consentirebbe di eguagliare Nicola Pietrangeli (che ha vinto due volte lo stesso tor…

NEW YORK – L’amico Fritz, che non è l’onnipresente Fritz Kobus, il personaggio dell’opera lirica di Pietro Mascagni ma il tennista americano (figlio d’arte da parte di mamma) Taylor, s’è detto di essere sicuro di vincere. «Ho la sensazione che giocherò davvero bene e vincerò».

Sinner, caccia al secondo Slam

Questo american boy, peraltro ragazzo sensibile («Sono una persona più emotiva quando sono felice. Piango, come faccio nei finali felici dei film. Non per le cose tristi. Sono in finale agli Us Open, era il sogno della mia vita e mi sono commosso»), è l’ultimo ostacolo che si frappone tra Jannik Sinner e il suo secondo Slam, cosa che gli consentirebbe di eguagliare Nicola Pietrangeli (che ha vinto due volte lo stesso torneo, il Roland Garros) e superare Adriano Panatta (un successo, sempre a Parigi). Mai un italiano s’era visto in finale agli Australian Open o a New York: ebbene, in questo 2024 Sinner ha vinto Melbourne, e ora — con New York — potrebbe guarire quest’allergia.

Taylor Fritz, 26 anni 

Il caso Clostebol

Comunque vada, la finale di stasera (inizio ore 20, dirette tv su Supertennis e Sky) impedirà a Sinner di essere a Bologna per la Coppa Davis vinta a novembre 2023, e gli consentirà di attendere la chiusura dei termini di presentazione dell’eventuale (oppure no) ricorso della Wada sull’ormai famoso caso Clostebol (per il quale è stato assolto): la scadenza è per domani.

Il viaggio di Sinner

Al di là di tutto questo resta l’enormità del viaggio che sta compiendo questo ragazzo. Pardon, del percorso, essendo il suo viaggio appena all’inizio: i tre formidabili anni che lo hanno consacrato nell’Olimpo del tennis, icona mondiale. Anni che narrano di come un giovane uomo, dopo un periodo di apprendistato, l’aver più o meno compreso come il circo tennis funzionasse, abbia deciso di essere ceo, manager, impiegato e operaio di sé stesso. Chiuso il rapporto con il primo storico coach (Riccardo Piatti) ha creato un suo team, ben consigliato dal Richelieu della situazione, il fidato Alex Vittur. E siccome “Two is megl che uan”, come recitava la pubblicità, i coach della scommessa diventano due: Simone Vagnozzi prima, Darren Cahill poi. Con loro, successivamente, Umberto Ferrara e Giacomo Naldi per la parte fisica (esonerati proprio per il caso Clostebol). Jannik Sinner ha sbancato il tennis.

La via mostrata da Vagnozzi

Certo, non è stato tutto come una magia, c’è voluto un processo: Vagnozzi ha constatato come Jannik fosse troppo concentrato sul suo gioco, quindi gli ha mostrato un’altra via: «L’essere solo concentrati su se stessi non basta. Occorre comprendere l’avversario. Noi vogliamo apportare a Jannik la varietà: smorzate, discese a rete…». Ci sono riusciti? Risposta: «Mentalmente, fisicamente, emotivamente: è solido come una roccia in tutti gli ambiti. È difficile da battere. La debolezza? Non lo so. Forse è troppo gentile. Ma il dritto è piuttosto buono. Lo dico per certo». Firmato: Jack Draper, l’amico semifinalista sconfitto venerdì.

I consigli di Cahill

Poi, Cahill. «Eastbourne 2022: insieme per una settimana, ci siamo detti tutto». I due coach gli hanno mostrato come gli avversari, cambiandogli l’altezza del rimbalzo, lo mettevano in seria difficoltà. Doveva imparare a farlo anche lui. E poi il servizio: cambiando posizione dei piedi, il servizio guadagnava più altezza e potenza. Jannik ha annuito, consapevole che era quello di cui aveva bisogno. Il viaggio continua.

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