TORINO - Guardare Sinner con gli occhi degli altri. Quelli dei bambini adoranti, i più fortunati Valentina e Matej, che hanno accompagnato in campo i giocatori. Quelli dei genitori, che con la scusa di far venire i pargoli al nuovo idolo degli italiani sono qui a tifare. Sì, perché è proprio tifo, un piccolo stadio coperto, dall’ingresso in campo alla fine è sempre un boato, un cartello, una bandiera, una pallina comprata nella fan zone sperando nell’autografo benedetto, una macchia arancione, qualcuno per diventare carota boy ha indossato la pettorina fluo che va tenuta in auto per sicurezza. Va bene così, tutto fa colore.
Guardando le facce si è capito quanto l’entusiasmo stia diventando contagioso. Il Pala Inalpi è una arcadia tennistica, c’erano code ai tornelli già alle quattro per una s…
TORINO - Guardare Sinner con gli occhi degli altri. Quelli dei bambini adoranti, i più fortunati Valentina e Matej, che hanno accompagnato in campo i giocatori. Quelli dei genitori, che con la scusa di far venire i pargoli al nuovo idolo degli italiani sono qui a tifare. Sì, perché è proprio tifo, un piccolo stadio coperto, dall’ingresso in campo alla fine è sempre un boato, un cartello, una bandiera, una pallina comprata nella fan zone sperando nell’autografo benedetto, una macchia arancione, qualcuno per diventare carota boy ha indossato la pettorina fluo che va tenuta in auto per sicurezza. Va bene così, tutto fa colore.
Guardando le facce si è capito quanto l’entusiasmo stia diventando contagioso. Il Pala Inalpi è una arcadia tennistica, c’erano code ai tornelli già alle quattro per una sfida che cominciava alle 20.30, non ce ne vogliano Heliovaara e Patten, Granollers e Zeballos scesi in campo alle 18 per il doppio (vinto dai primi, a sorpresa), ma contava una sola cosa, il debutto di Sinner nelle Finals. Il resto era contorno.
Il solito monologo di Sinner
Poi la partita è stata quella che tutti si aspettavano, nulla di nuovo, nulla di diverso. Ma che importanza ha, valgono solo lui e la vittoria (a proposito del conta solo vincere, tributo del pubblico a Giorgio Chiellini, inquadrato a bordo campo). Il monologo cominciato con un’ace è finito 6-3, 6-4 in un’ora e 25 minuti di gioco. In mezzo, un solo momento di difficoltà, il break subito con un rovescio fuori al terzo game, poi Jannik ha ripreso il comando, immediato controbreak, un altro al sesto gioco e via a chiudere 6-3 in 36 minuti. Nel secondo il break decisivo è arrivato al quinto gioco, tre palle consecutive non sfruttate e alla quarta una risposta a dare pressione è bastata per far tirare alle stelle un dritto a De Minaur. Che, povero, le ha provate tutte, ha cercato di prendere il tempo nello scambio sulla diagonale di rovescio, ha giocato qualche variazione di ritmo con il back di rovescio ma quando poi tentava di doppiare con il dritto o gli scappava la palla oppure prendeva uno schiaffo dal dritto in campo opposto, con un Sinner superiore in tutto nei colpi da fondo, quelli che poi spaccano la partita insieme al servizio, anche ieri sera troppo potente per una risposta (otto ace alla fine).
Il soccorso a una signora colta da malore
Nel completare il suo percorso di santità Sinner ha provveduto anche a far avere una bottiglietta d’acqua a una signora che aveva avuto un malore in tribuna. La donna poi si è rialzata, tutto bene, applausi per Jannik, anche in questo caso. «Sono molto contento, non c’è posto migliore per chiudere la stagione da numero uno. È un grandissimo onore avere un pubblico così tutto per me, pazzesco». Domani sera gli toccherà Taylor Fritz, strapazzato nella finale degli Us Open che gli è valsa il secondo Slam della stagione e della carriera. «È molto stimolante per me rigiocare contro di lui dopo New York. Quel match, la sfida con Alcaraz in Laver Cup e l’altra con Djokovic a Shanghai credo mi siano servite tanto per crescere ancora» dice l’americano che nel primo singolo di giornata aveva sconfitto Medvedev. «Taylor serve molto bene, sarà diverso rispetto al match con De Minaur, ma noi ci siamo allenati bene, vedremo» la risposta da numero uno.
Entusiasmo. Sarà questa la parola delle Finals. Ne è stata travolta anche Jasmine Paolini, appena sbarcata dalle sue di Finals a Riad. «Non c’è paragone, sono rimasta stupita, tutti per Jannik certo ma ho percepito tanto calore anche per me». E lo si è capito anche quando è stata inquadrata durante la partita di Sinner, ovazione che ha fermato il gioco.