Andy Murray è il nuovo coach di Novak Djokovic: il campione scozzese, che si è ritirato dopo essere stato eliminato nel torneo di doppio maschile alle Olimpiadi di Parigi, guiderà l’ex n.1 del mondo almeno fino ai prossimi Australian Open, in programma dal 12 al 26 gennaio 2025. Per Murray è il primo lavoro da allenatore. Entrambi hanno 37 anni: Murray è nato il 15 maggio 1987, Djokovic una settimana dopo, il 22. Andy in carriera ha vinto 3 Slam, due volte Wimbledon (2013 e 2016) e uno Us Open (2016). Ha conquistato anche due volte consecutive l’oro olimpico in singolare (Londra 2012 e Rio 2016) e per lungo tempo ha fatto parte dei “big four” con lo stesso Djokovic, Federer e Nadal, che martedì scorso, a Malaga nelle Final 8 di Davis ha disputato il suo ultimo match.
Djokovic: “Benvenuto a bordo, leggenda”
L'annuncio è arrivato dallo stesso giocatore serbo con un post sui social dove ha pubblicato una foto che lo ritrae insieme al campione britannico e la didascalia: "Non gli è mai piaciuto ritirarsi". "Benvenuto a bordo, leggenda", ha poi aggiunto ufficializzando la novità. Lo stesso Murray ha poi rilanciato il post dell'ex rivale.
"Sono entusiasta di avere uno dei miei più grandi rivali sullo stesso lato della rete, come mio allenatore. Non vedo l'ora di iniziare la stagione e competere in Australia insieme a Andy con il quale ho condiviso molti momenti eccezionali sul suolo australiano", ha aggiunto Djokovic a SkyNews Uk.
Murray: “Lo aiuterò a raggiungere i suoi obiettivi”
"Mi unirò alla squadra di Novak, aiutandolo a prepararsi per l'Australian Open. Sono davvero entusiasta e non vedo l'ora di passare del tempo sullo stesso lato della rete per una volta, aiutandolo a raggiungere i suoi obiettivi", ha replicato lo scozzese che pochi mesi fa ha annunciato il suo ritiro come giocatore giocando il suo ultimo incontro ai Giochi Olimpici di Parigi 2024.
Novak, anno chiuso al n.7
Djokovic ha conquistato lo scorso agosto l’oro olimpico a Parigi 2024 (l’unico grande trofeo che mancava al suo incredibile palmarès), poi però è uscito al terzo turno a New York per mano dell’australiano Popyrin e ha perso la finale del Masters 1000 di Shanghai con Jannik Sinner. Poi ha rinunciato alle Atp Finals di Torino per le quali era qualificato e bicampione in carica. E ha chiuso l’anno al n.7 nel ranking.