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Nell’Italia di Sinner spariscono i campi da tennis

Fnu Nidunjianzan 

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La rubrica “È sempre domenica”
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In Tibet esiste un solo campo da tennis. Eppure un giovane di 19 anni, Fnu Nidunjianzan, detto Top per farla breve, è riuscito, primo nella storia, a iscrivere il proprio nome nella classifica Atp, al numero 800. Paradossalmente si potrebbe dedurne che il rapporto fra campi e campioni è di 1 a 1. Questo dovrebbe consolare per la constatazione di un altro paradosso, rivelato dall’edizione locale di questo giornale: a Bologna, città che ospiterà le finali di Coppa Davis, gli impianti tennistici stanno sparendo. La lista si apre con lo Junior di Rastignano, che era considerata una specie di nostrana Beverly Hills. È una Spoon River personale e nazionale.

L’amore per il tennis scatenato dalla Davis del 1976

Per me che sono nato a Bologna e come molti negli Anni Settanta, …

In Tibet esiste un solo campo da tennis. Eppure un giovane di 19 anni, Fnu Nidunjianzan, detto Top per farla breve, è riuscito, primo nella storia, a iscrivere il proprio nome nella classifica Atp, al numero 800. Paradossalmente si potrebbe dedurne che il rapporto fra campi e campioni è di 1 a 1. Questo dovrebbe consolare per la constatazione di un altro paradosso, rivelato dall’edizione locale di questo giornale: a Bologna, città che ospiterà le finali di Coppa Davis, gli impianti tennistici stanno sparendo. La lista si apre con lo Junior di Rastignano, che era considerata una specie di nostrana Beverly Hills. È una Spoon River personale e nazionale.

L’amore per il tennis scatenato dalla Davis del 1976

Per me che sono nato a Bologna e come molti negli Anni Settanta, esaltati dalle imprese della Squadra di Panatta e soci, viaggiavo con la racchetta, leggere i nomi degli estinti riporta momenti irripetibili. Era il tempo in cui abbandonavamo parquet e piscine per la terra rossa. Infervorati dalla visione del film Il nuotatore, ispirato al racconto di John Cheever, in cui Burt Lancaster torna a casa in costume da bagno passando di piscina in piscina, io e un compagno di studi al primo anno di università decidemmo di rientrare da una lezione mattutina giocando in tutti i campi dalla facoltà a casa. Terminammo gloriosamente, illuminati dai riflettori che spingevano la notte più in là, in un impianto condominiale, che il piano regolatore aveva promosso, tra due palazzoni in via Vladimir Ilic Ulianov Lenin.

In Italia i campi da tennis sono troppo pochi

Dice che il padel crea relazioni, ma noi organizzammo un torneo di doppio misto, diffuso in tutta la città, che portò a due matrimoni, seppur con alterni esiti. Ora che si può colpire la pallina anche dopo che ti ha superato, rimbalzando sulle pareti della gabbia, i ragazzini crederanno che la vita offra sempre una seconda occasione, ma è meglio concentrarsi sulla prima.

Dove giocherà il milione di iscritti alla federazione (ma, attenzione, di tennis e padel)? Già nel 2017 Maria Laura Gasparini, ricercatrice di Geografia economica, guarda caso all’università di Bologna, pubblicava uno studio dal titolo La geografia del tennis in Italia, censendo 9996 impianti e giudicandoli “insufficienti e inadeguati alla crescente domanda”. Di questi il 53,4% era al Nord, il 25,1% al Centro e il 21,5% al Sud. Nel rapporto con la popolazione svettava, pensa un po’, il Trentino Alto Adige, con 437 campi che già avevano svezzato Jannik Sinner. E ora, come cantava Cat Stevens, dove giocano i bambini? Dove li mandiamo per sognare: a Montecarlo? O basta il Tibet?

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