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Sinner e i suoi fan: il campione assediato da un popolo in adorazione

Un selfie di Sinner con i carota boys 

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Dieci minuti di autografi e selfie alla fine dell’allenamento alla vigilia della sfida con Rune, negli ottavi di finale degli Australian Open. Jannik è stato adottato dai tifosi di Melbourne
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Melbourne – Dieci minuti di assedio. Tutti intorno a lui, per farsi autografare berretti e palline di varia misura, scattare selfie, gridare il suo nome: il popolo di Sinner, che si è dato appuntamento per osservarne l’ultimo allenamento prima dell’impegno negli ottavi (contro il danese Holger Rune, testa di serie numero 13, alle 14 ora locale, le 4 della notte in Italia), comincia a ricordare un po’ quello di Valentino Rossi.

Sinner cerca di colpire il suo allenatore Cahill sul fondoschiena

Sinner adottato dagli australiani

Trasmette lo stesso allegro calore: è la consapevolezza di trovarsi di fronte a un giovane fenomeno destinato a scrivere per tanti anni la storia dello sport. Jannik non possiede la faccia tosta del Doc, anzi. Niente divertenti teatrini dopo le vittorie: profilo basso, sempre. Solo da poco si è affacciato al mondo social grazie all’amico Alex Meliss,…

Melbourne – Dieci minuti di assedio. Tutti intorno a lui, per farsi autografare berretti e palline di varia misura, scattare selfie, gridare il suo nome: il popolo di Sinner, che si è dato appuntamento per osservarne l’ultimo allenamento prima dell’impegno negli ottavi (contro il danese Holger Rune, testa di serie numero 13, alle 14 ora locale, le 4 della notte in Italia), comincia a ricordare un po’ quello di Valentino Rossi.

Sinner cerca di colpire il suo allenatore Cahill sul fondoschiena

Sinner adottato dagli australiani

Trasmette lo stesso allegro calore: è la consapevolezza di trovarsi di fronte a un giovane fenomeno destinato a scrivere per tanti anni la storia dello sport. Jannik non possiede la faccia tosta del Doc, anzi. Niente divertenti teatrini dopo le vittorie: profilo basso, sempre. Solo da poco si è affacciato al mondo social grazie all’amico Alex Meliss, che ne cura il profilo. Su Instagram ha la metà dei follower di Alcaraz: Djokovic, irraggiungibile, ne ha cinque volte tanto. Probabilmente vorrebbe starsene tranquillo, scappare lontano dalla confusione. Ma un campione deve mettere in conto tutto questo entusiasmo. Dopo la vittoria ottenuta qui, lo scorso anno – e lo Slam negli Usa, e il numero uno nel ranking – è stato “adottato” dagli australiani, che continua a ringraziare con messaggi pubblici.

Un numero infinito di selfie e autografi

Domenica mattina faceva un caldo da non riuscire a respirare. Ma al campo 21, alle spalle della John Caine Arena, s’era data appuntamento una piccola folla eccitata (gli italiani si contavano sulla punta delle dita) in adorazione del ragazzo altoatesino. Al termine dell’allenamento ha avuto il suo bel daffare a farsi largo, per tornare in albergo. Al Melbourne Park c’è una rete di tunnel sotterranei – si percorrono a piedi e anche con piccole auto elettriche – che permette agli atleti di spostarsi liberamente da una struttura all’altra, evitando la ressa del pubblico (domenica, 77.000 presenze). Però laggiù, al campo 21, le gallerie per svicolare non arrivano. Jannik ha accettato con pazienza e sorrisi l’abbraccio della gente, ha firmato e firmato ancora, poi – sortato dalla sua squadra, con il supercoach Cahill e Vagnozzi in testa – è scivolato via. Sul terreno gli aveva fatto per più di un’ora da sparring partner Nicolas Baker, sedicenne promessa locale.

Sinner e quel completo da gioco che fa discutere

Una buona notizia per gli elegantoni: il campione indossava pantaloncini color senape e maglietta blu, non l’orribile completo giallo – ecco, un altro accostamento con il Rossi di Tavullia anche se questa è una tonalità molto più sbiadita – sfoggiato nelle precedenti partite, e che gli è costato il feroce commento di Ben Rothenberg: “Tragico. Il miglior giocatore al mondo meriterebbe di meglio”, così ha scritto il famoso giornalista di tennis. “Lo hanno vestito come se lavorasse nello snack bar degli anni Ottanta di una piscina di periferia”. Jannik non se l’è presa, non è proprio il tipo. E il suo popolo lo ama comunque.

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