Il campione infallibile, Sinner smonta con le vittorie le accuse a orologeria
di Gabriele RomagnoliRoma – Va diffondendosi la credenza, di questo passo il dogma, dell’infallibilità di Jannik Sinner. E, in contemporanea, la convinzione che il suo dominio possa essere fermato soltanto da un intervento divino o da una squalifica che trova crescenti e interessati sostenitori. Profano è il paragone: ma come sabato il Papa in udienza ha accantonato un discorso di nove pagine all’ora di pranzo, mandando tutti a tavola con tre parole, così Sinner nella finale australiana ha sintetizzato la vicenda in tre set, finendola alle 12 e 24 ora italiana e togliendo l’appetito al resto del mondo.
Eppure Zverev veniva da 16 vittorie nelle ultime 17 partite
Jannik II si è ripreso il titolo australiano con la velocità di un vento che sbatte le porte in faccia a tutti. Se a Zverev, che è il numero 2 e veniva da 16 vittorie negli ultimi 17 incontri, non ha lasciato una sola palla break, un mezzo spiraglio per rovesciare un risultato che si stava scolpendo nella pietra, colpo dopo colpo, che cosa …
Roma – Va diffondendosi la credenza, di questo passo il dogma, dell’infallibilità di Jannik Sinner. E, in contemporanea, la convinzione che il suo dominio possa essere fermato soltanto da un intervento divino o da una squalifica che trova crescenti e interessati sostenitori. Profano è il paragone: ma come sabato il Papa in udienza ha accantonato un discorso di nove pagine all’ora di pranzo, mandando tutti a tavola con tre parole, così Sinner nella finale australiana ha sintetizzato la vicenda in tre set, finendola alle 12 e 24 ora italiana e togliendo l’appetito al resto del mondo.
Eppure Zverev veniva da 16 vittorie nelle ultime 17 partite
Jannik II si è ripreso il titolo australiano con la velocità di un vento che sbatte le porte in faccia a tutti. Se a Zverev, che è il numero 2 e veniva da 16 vittorie negli ultimi 17 incontri, non ha lasciato una sola palla break, un mezzo spiraglio per rovesciare un risultato che si stava scolpendo nella pietra, colpo dopo colpo, che cosa rimarrà agli altri? Sulle superfici veloci, niente. Sulla terra rossa e sull’erba una torta che diventerà una fetta, poi soltanto briciole. Il viso dell’avversario portava la maschera dell’impotenza e tutto il circo del tennis sa di aver trovato il suo domatore. Leoni e tigri ammansite sperano in un verdetto che lo faccia sospendere per smettere di miagolare e tornare a ruggire. Aprile può essere il più crudele dei mesi, o quello della liberazione: dipende, da un tribunale a Losanna. Per Sinner ogni nuova vittoria dovrebbe funzionare come prova a discarico. Dimostrandosi il migliore a una distanza sempre maggiore dal periodo in cui lo si accusa di aver avuto contatti con sostanze proibite vorrebbe certificare non soltanto la sua superiorità, ma anche la sua innocenza.
Vittorie sulla strada dell’innocenza
Possono davvero essere bastati un paio di massaggi con quella pomata per creare una massa muscolare che annichilisce un colosso come Zverev? Il Clostebol è un farmaco che produce determinazione, precisione, soave efferatezza? L’effetto collaterale è che proprio questo distacco dal gruppo induce gli inseguitori a reazioni scomposte. Ci sono casi perfino ridicoli di contrapposizione a orologeria: Nick (Kyrgios) metallurgico ferito nell’onore, la Bild che insorge alla vigilia della partita con un tedesco, l’ex campione russo Kafelnikov, detto Kalashnikov, che dal ritiro spara a salve: ultimo nei tornei di golf disputati, professionista di poker e sbornie, sull’orlo dell’oblio fino alla sua proposta di radiazione.
I nemici illusi e poi afflitti
Le due settimane australiane hanno illuso e poi afflitto i nemici di Sinner. Pochi giorni fa pareva in folle, capace sì di andare avanti, ma per inerzia. Addirittura, sofferente di un male misterioso. Quando il gioco si è fatto duro è diventato invulnerabile. Che cosa è scattato? Probabilmente ha ragione il suo allenatore: per dare il meglio gli servono i momenti cruciali, le «belle domeniche», come le ha definite lui, con le tribune stracolme, milioni di persone davanti al video e la coppa a bordo campo che splende nell’oscurità prima che si alzi il sipario e quando si chiuderà il finalista battuto sarà una comparsa. Incarna la definizione di Hemingway del coraggio come “grazia sotto pressione”, ma non vorrebbe dire alle armi né addio né arrivederci, se non lo costringono a farlo. Di tutte le partite giocate a Melbourne quella più importante è stata la più dominata. Zverev al duello si era presentato con una sola arma, il servizio, e quando l’uomo con una sola arma incontra Sinner, che le porta tutte, quell’uomo è morto.
Sinner è sempre essenziale nello sbrigare le pratiche
Jannik è il titolare di un ufficio addetto a velocizzare e semplificare qualunque pratica. Non emette un urletto durante gli scambi. Fa rimbalzare la palla non più di sette volte prima del servizio, ridotte a cinque se deve ripetere (Zverev, sempre nove). Accorcia i tempi con una smorzata. Cambia lato, cambia intensità, cambia marcia. Resta sé stesso, ma non è mai uguale. Ha di fatto chiuso il match vincendo il quarto tie-break su quattro nel 2025: era un suo punto debole, l’ha trasformato in un rettilineo in cui accelera (lì ha tirato le due prime palle di servizio più veloci fino a quel momento). Con la stessa tenacia potrebbe migliorare sulle superfici dove non è ancora imbattibile. Avrebbe soltanto bisogno di tempo. Non è una concessione negoziabile, ma è tutto quel che si può chiedere al destino, il tempo: per il numero uno o per l’ultimo sulla terra. Tempo per vivere altre belle domeniche, crescere ancora, alzare nuovi trofei, rincuorare avversari fino a trovare, un giorno lontano, quello che lo farà con lui. E allora farsi da parte, senza rimpianto e senza macchia. Aggiungergli una macchia e togliergli il tempo è, al momento, la sola strategia per fermarlo, più per disperazione che per convinzione.