✕

Matteo Berrettini, l’intervista: “Volevo essere cinico, ma vivo di emozioni”

Ascolta l'audio

Il romano torna a giocare nel torneo di casa dopo quattro anni di assenza: “Mi sono innamorato del tennis al Foro cercando di entrare senza biglietto a un match di Federer”
2 minuti di lettura

ROMA – Adriano Panatta sostiene che il suo “sano cinismo romano” gli abbia salvato la vita. “Dovrei essere come lui. Invece le cose cui tengo mi invadono abbastanza. Ma sapete che c’è? È bello lasciarsi prendere dalle emozioni: mi hanno sempre aiutato ad andare oltre i limiti”. Matteo Berrettini ha cominciato a sognare qui, al Foro Italico, da bambino. A undici anni, senza biglietto cercò di intrufolarsi al Centrale per vedere Volandri battere Federer. “Mi sono innamorato. Immaginavo di diventare anche io un campione”.

Sabato scende in campo contro il vincente tra Fognini e Fearnley.

“Giocherò pure il doppio con mio fratello Jacopo. Il problema agli addominali è praticamente superato: sarò al 100%”.

Il pubblico sarà tutto per lei.

“Mi aspetto una bella giornata di sole, romana. Il boato della folla. Tanta lotta. Voglio godermela, comunque vada: a un certo punto della carriera le emozioni valgono più delle vittorie”.

Solo 10 giorni fa, a Madrid, si è ritirato dopo un gran primo se…

ROMA – Adriano Panatta sostiene che il suo “sano cinismo romano” gli abbia salvato la vita. “Dovrei essere come lui. Invece le cose cui tengo mi invadono abbastanza. Ma sapete che c’è? È bello lasciarsi prendere dalle emozioni: mi hanno sempre aiutato ad andare oltre i limiti”. Matteo Berrettini ha cominciato a sognare qui, al Foro Italico, da bambino. A undici anni, senza biglietto cercò di intrufolarsi al Centrale per vedere Volandri battere Federer. “Mi sono innamorato. Immaginavo di diventare anche io un campione”.

Sabato scende in campo contro il vincente tra Fognini e Fearnley.

“Giocherò pure il doppio con mio fratello Jacopo. Il problema agli addominali è praticamente superato: sarò al 100%”.

Il pubblico sarà tutto per lei.

“Mi aspetto una bella giornata di sole, romana. Il boato della folla. Tanta lotta. Voglio godermela, comunque vada: a un certo punto della carriera le emozioni valgono più delle vittorie”.

Solo 10 giorni fa, a Madrid, si è ritirato dopo un gran primo set, perso al tie-break con Draper. E tutti: ahia, si è rotto di nuovo.

“Nei giorni seguenti ho rivissuto tanti fantasmi che conosco bene. Per fortuna, poi, ho lavorato bene con la mia squadra. Certe cose per me sono diventate come la criptonite per Superman: anche se la situazione non è grave, come in passato, ti senti sempre un po’ più debole. È difficile gestire i problemi all’addome. In Spagna stavo giocando bene, mi è costato molto rinunciare: ma dovevo pensare a Roma e al resto della stagione”.

Berrettini pensa troppo, dice qualcuno. Dovrebbe esser meno sensibile.

“Sto lavorando per essere più leggero. Libero. L’attenzione ai dettagli, la continua analisi, la memoria fotografica sono utili. Ma a volte possono metterti in difficoltà. Ci vuole equilibrio. A Madrid i miei mi hanno guardato e detto: “Dai, testa alta. Vedrai che ci divertiamo”. Mi conoscono meglio di quanto mi conosca io. Ci siamo impegnati, sono già all’85-90% della condizione fisica. Mi sono appena allenato con Korda: bella botta di adrenalina. E ho ancora qualche giorno per recuperare prima di tornare un campo”.

Potrebbe essere un derby con Fabio Fognini, che tra poco compie 38 anni e ha annunciato: “Sono i miei ultimi Internazionali d’Italia. Tocca a giovani”.

“Fabio è stato per tanti anni un portabandiera del tennis italiano: da piccolo guardavo le sue imprese, sono diventato professionista nel suo momento migliore. Siamo diversi, ma l’ho studiato tanto. Non sarà stato semplice, ma se ha preso questa decisione è perché pensa sia arrivato il momento giusto: ha una bellissima famiglia, gli auguro il meglio per il futuro. Il nostro sport deve essere fiero di lui. Detto questo, in questo torneo punto a vincere più partite possibile. Spero in un tifo speciale. A Roma ho sempre fatto bene, il clima mi aiuterà”.

Potrebbe accontentarsi di battere a 210, invece che a 230 km/h: per evitare problemi con gli addominali.

“Se chiedi meno forza ed esplosività al servizio, puoi gestirti un po’ di più: ma perdi in precisione, nell’effetto, lanci con una parabola che il tuo avversario riesce a leggere meglio. Diminuisce la velocità del colpo, che sulla terra è importante. E poi, il servizio è il mio asso nella manica: se ci rinuncio, rischio di perdere fiducia e sentirmi più debole”.

Sabato torna in campo anche Jannik Sinner.

“Fisicamente, sarà anche lui al 100%: l’ho visto strutturato, allenato, sorridente. Non sarà semplice, visto che non gioca da un po’, ma stiamo parlando del numero uno, del più forte di tutti”.

Leggi i commenti