Sinner batte in rimonta Paul: un italiano in finale agli Internazionali dopo 47 anni
di Massimo CalandriRoma – Facciamo che non è successo. Che quel set perso 6-1 non è mai stato giocato. Torniamo nella Jannik zone, per favore: 6-0, 6-3. Sinner batte l’americano Tommy Paul e vola in finale agli Internazionali Bnl d’Italia: domani alle 17 affronta Carlos Alcaraz, che da lunedì sarà di nuovo numero 2 mondiale. La sfida che tutti attendevano, tra i due fenomeni del tennis, e ci dispiace per Musetti: “Lollo” avrà altre occasioni. Sì, ma cosa è successo ieri sera nella prima frazione? Chi diavolo era quello vestito di nero, i capelli rossi, completamente in balìa dell’avversario? Il ragazzo con lo sguardo smarrito, che sbaglia il più facile dei colpi al volo, che manda fuori di due palmi col rovescio e in rete col dritto, che nell’ultimo scambio del set quasi finisce in ginocchio, tradito da un rimbalzo?
Roma – Facciamo che non è successo. Che quel set perso 6-1 non è mai stato giocato. Torniamo nella Jannik zone, per favore: 6-0, 6-3. Sinner batte l’americano Tommy Paul e vola in finale agli Internazionali Bnl d’Italia: domani alle 17 affronta Carlos Alcaraz, che da lunedì sarà di nuovo numero 2 mondiale. La sfida che tutti attendevano, tra i due fenomeni del tennis, e ci dispiace per Musetti: “Lollo” avrà altre occasioni. Sì, ma cosa è successo ieri sera nella prima frazione? Chi diavolo era quello vestito di nero, i capelli rossi, completamente in balìa dell’avversario? Il ragazzo con lo sguardo smarrito, che sbaglia il più facile dei colpi al volo, che manda fuori di due palmi col rovescio e in rete col dritto, che nell’ultimo scambio del set quasi finisce in ginocchio, tradito da un rimbalzo?
47 anni dopo Panatta un italiano in finale
«Non ho cominciato benissimo il match, ma questo è lo sport: da un giorno l’altro può cambiare tutto», spiega, al termine dell’incontro. «È stato difficile, lui ha giocato molto bene. Ho sofferto un po’ a una gamba, è connesso con le vesciche: ma non ci sono preoccupazioni». Oggi penserà soprattutto a riposare. «Non ci alleneremo tantissimo, giusto per sentire un po’ il campo, ma possiamo essere super contenti». Da 47 anni un italiano, Adriano Panatta, non andava in finale a Roma. Da 49 non vince, sempre Panatta. Domani, il confronto con Carlitos. «All’inizio mi sarei accontentato di vincere un solo match». Invece al Foro Italico sono stati 4, e i successi consecutivi diventano 26. «Sarò fisicamente al 100% ma per vincere devo fare di più».
L’inizio sfavillante di Paul
Nella prima mezz’ora Paul ha giocato forse il miglior tennis della sua carriera. Sinner, invece. È stato come se fosse uscita fuori tutta la ruggine dei tre mesi di stop, la tensione di un lungo anno con l’ombra nera del Clostebol. L’americano aveva cominciato vincendo il suo servizio, e ci poteva stare: mica può essere sempre come l’altra sera, col povero Ruud che non ha visto una palla. Quando è stato il turno di Jannik, si è visto subito che qualcosa non andava. Ha perso il turno di battuta con un doppio fallo. Vedrai che adesso si riprende tutto con gli interessi, dicevano sottovoce al Centrale. Macché. Paul ha continuato a fare meraviglie. Al n.1 sono serviti 25 minuti per vincere il primo gioco. Ma subito dopo l’altro ha chiuso il set, accompagnato da un applauso gelido del tipo: svegliateci da quest’incubo. Troppa tensione anche per mamma Siglinde, che dopo il primo parziale ha lasciato la tribuna per fare una passeggiata fuori dal Foro Italico, come ha raccontato alla Gazzetta dello Sport.
Poi Sinner ha rimesso le cose a posto
Jannik è tornato a servire, facendo rimbalzare più volte la pallina, anche con la racchetta, come per trovare conforto, sicurezza. Ha vinto il primo gioco lasciando un solo punto. Dalle tribune si è alzato il primo coro: Olè-olè-olè, Sinner-Sinner. Secondo game, servizio strappato a Paul. Due ace per recuperare altrettanti break point, una volée accarezzata per chiudere il secondo set: 6-0. Nel terzo qualche altro errore non proprio da lui, un servizio perso, ma 6-3. «Finale!», ha scritto sulla lente della telecamera che lo inquadrava. Tutto come previsto. O quasi.