«Dai, per favore!». Parlava con sé stesso, o forse implorava il destino di lasciarlo in pace. Pallido, le labbra strette. Ci ha provato comunque, puntando la racchetta per terra come fosse un bastone e trascinando la gamba destra. In un silenzio irreale. Alla fine, si è arreso ai crampi. A un corpo che ancora una volta ha ceduto. E a un tennis impietoso, che chiede troppo ai suoi eroi. Jannik, campione fragile. Si è ritirato al terzo turno del Masters 1000 di Shangai, dopo due ore e mezza di battaglia a colpi di servizio con l’olandese Griekspoor: Sinner era il campione in carica, e perdendo questi punti in classifica Atp dice con ogni probabilità addio alle residue speranze di tornare il numero 1 prima della fine dell’anno. Pazienza, non è questo il vero problema.
Le condizioni estreme di Pechino
Forse avrebbe dovuto fermarsi dopo il successo a Pechino, fare come Alcaraz, che ha preferito torna…
«Dai, per favore!». Parlava con sé stesso, o forse implorava il destino di lasciarlo in pace. Pallido, le labbra strette. Ci ha provato comunque, puntando la racchetta per terra come fosse un bastone e trascinando la gamba destra. In un silenzio irreale. Alla fine, si è arreso ai crampi. A un corpo che ancora una volta ha ceduto. E a un tennis impietoso, che chiede troppo ai suoi eroi. Jannik, campione fragile. Si è ritirato al terzo turno del Masters 1000 di Shangai, dopo due ore e mezza di battaglia a colpi di servizio con l’olandese Griekspoor: Sinner era il campione in carica, e perdendo questi punti in classifica Atp dice con ogni probabilità addio alle residue speranze di tornare il numero 1 prima della fine dell’anno. Pazienza, non è questo il vero problema.
Le condizioni estreme di Pechino
Forse avrebbe dovuto fermarsi dopo il successo a Pechino, fare come Alcaraz, che ha preferito tornarsene a casa e staccare per un po’. Invece. Sinner sapeva che questo secondo appuntamento cinese sarebbe stato pericoloso. Trenta gradi di temperatura, il 90% di umidità. Una camera di tortura che aveva appena fatto tre vittime: il ceco Machac ha abbandonato barcollando come uno zombie, dopo aver perso a zero il primo set e sotto 1-3 nel secondo col monegasco Vacherot (che ora incontrerà proprio Griekspoor). Al belga Goffin sono bastati solo tre giochi con Diallo per decidere di tornare a farsi una doccia gelata negli spogliatoi. Fritz, infine, ha finito le energie sul finale del match con Mpetshi Perricard. E Rune, nel time-out medico contro Humbert, aveva gridato: «Volete che un giocatore muoia in campo? Perché l’Atp non ha una regola sul calore?».
Gli ultimi ritiri
In Jannik c’era la consapevolezza di essere reduce da un torneo vincente, certo, però terribilmente dispendioso dal punto di vista fisico. Gli organizzatori gli avevano concesso un giorno di riposo in più per il debutto, ma poi ne ha avuto uno in meno per rifiatare. Sabato ha superato il tedesco Altmaier ma dalle sue parole si poteva intuire che le cose non stavano andando come previsto: «Ho faticato più di quello che possiate credere». Sinner è una macchina, dicono quelli che non sanno o che hanno poca memoria. Il ritiro di Cincinnati in agosto, i crampi già accusati proprio a Pechino. E tornando indietro, a gennaio i problemi a Melbourne con Rune, o quelli a Wimbledon lo scorso anno affrontando Medvedev. Il ragazzo dai capelli rossi sembra d’acciaio, ma non lo è. Secondo il programma concordato con l’allora preparatore atletico Marco Panichi, durante i tre mesi di stop dopo la vittoria agli Australian Open, Sinner aveva lavorato sulla potenza e la resistenza: «Ci sarà utile nel finale di stagione», si augurava. Nel suo desiderio di essere protagonista a Shanghai c’era anche questo, la voglia di recuperare il tempo perduto: «Quest’anno ho giocato solo 8 tornei».
I prossimi impegni
I massaggi del fisioterapista dell’Atp alla coscia destra, subito sopra il ginocchio, sono stati inutili: perso il servizio sul 2-2 del terzo set, non è più stato in grado di rientrare. Griekspoor era imbarazzato: «Non è così, che volevo vincere. Abbiamo giocato in condizioni brutali per tutta la settimana, e fortuna che questo era un match serale. Nel primo set siamo stati entrambi dominanti sul servizio, lui incredibile al tie break». Nella seconda frazione, Sinner ha avuto quattro palle break sul 4-3 a suo favore ed è stato a due punti dal match sul 5-4. Ma i crampi stavano arrivando. «A volte ci vuole un po’ di fortuna», ha ammesso l’olandese. «Spero che Jannik si riprenda presto». Ora si tratta di capire l’entità del malanno patito, e i tempi di recupero. Secondo il calendario, l’azzurro il 20 ottobre dovrebbe giocare a Vienna e una settimana dopo a Parigi, prima delle Finals a Torino dal 9 novembre (poi resta la Davis, ma non ha confermato la partecipazione e l’esibizione a Riad, il Six Kings Slam). Ma forse farebbe bene ad ascoltare Carlitos: arriva un momento in cui muscoli e testa hanno bisogno di riposare.