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Sinner è tornato. Dominato Tsitsipas, ora contro Djokovic in semifinale del Six Kings Slam

Jannik Sinner 

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Al rientro dopo il ritiro a Shanghai, Jannik a Riad travolge 6-2, 6-3 il greco e ora se la vedrà con il serbo
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Diceva, all’inizio del match: «Più la sfida è dura, più mi diverto». A giudicare da come ha travolto il povero Tsitsipas in 2 set (6-2, 6-3) e appena un’ora e un quarto di gioco, Sinner ha l’aria di essersela goduta parecchio. I crampi e le incertezze di Shanghai sembrano cancellati. Stasera, non prima delle 20 italiane e in diretta sulla piattaforma Netflix, lo aspetta un certo Novak Djokovic: «Sarà bello affrontare una leggenda come lui. Mentalmente è uno dei giocatori più forti del circuito. Interessante, anzi: bellissimo».

Al Six Kings Slam Sinner ritrova il sorriso

Sono tornati il sorriso, la voglia di combattere. Jannik ha superato il primo turno del Six Kings Slam, milionaria esibizione di Riad con 6 protagonisti d’eccezione: ora gli tocca Sua Maestà Nole, ma naturalmen…

Diceva, all’inizio del match: «Più la sfida è dura, più mi diverto». A giudicare da come ha travolto il povero Tsitsipas in 2 set (6-2, 6-3) e appena un’ora e un quarto di gioco, Sinner ha l’aria di essersela goduta parecchio. I crampi e le incertezze di Shanghai sembrano cancellati. Stasera, non prima delle 20 italiane e in diretta sulla piattaforma Netflix, lo aspetta un certo Novak Djokovic: «Sarà bello affrontare una leggenda come lui. Mentalmente è uno dei giocatori più forti del circuito. Interessante, anzi: bellissimo».

Al Six Kings Slam Sinner ritrova il sorriso

Sono tornati il sorriso, la voglia di combattere. Jannik ha superato il primo turno del Six Kings Slam, milionaria esibizione di Riad con 6 protagonisti d’eccezione: ora gli tocca Sua Maestà Nole, ma naturalmente tutti gongolano all’idea di una nuova sfida — in programma sabato: 6 milioni di dollari per il vincitore, per ogni partecipante è comunque assicurato un milione e mezzo — col solito Carlitos Alcaraz, che in semifinale affronterà il californiano Taylor Fritz. Quello con Stefanos il greco è stato un buon allenamento e niente più: troppo superiore da un punto di vista fisico e tattico, l’azzurro. Che ha giocato spesso e volentieri sull’elegante però leggero rovescio a una mano dell’altro, appoggiandosi a un servizio vario e sempre efficace. «Quando mi sento a mio agio con la battuta, è tutto più facile. È un colpo che ho saputo gestire bene», spiega Sinner, che ha messo dentro il 57% di prime palle ed è sempre stato imprevedibile, alternando potenza e precisioni ad esecuzioni in kick, ad uscire alte. «Questa è una strana superficie: con le palle nuove rimbalza tanto, poi tende a spegnersi».

Shanghai è alle spalle

Se l’obiettivo era ritrovare la forma nel corpo e nella testa («A Shanghai qualcosa non ha funzionato a livello mentale: i crampi sono stati una conseguenza»), allora il risultato è positivo. «Con Tsitsipas ci siamo affrontati tante volte, e penso di essere migliorato tatticamente: aggressivo e imprevedibile. Non puoi fare sempre lo stesso gioco, devi essere coraggioso e cambiare le dinamiche». È su questo che sta lavorando duramente, dopo la sconfitta di New York con Alcaraz: più transizione a rete, palle corte, colpi al volo. Ieri non ha però provato il serve and volley. Prudente, forse troppo. «Un passo alla volta». Stasera arriva un secondo test coi fiocchi. «Anche Novak è uno che ha tante armi, e non sai mai cosa aspettarti».

Ora la sfida con Djokovic: “Che bello affrontarlo”

Le ultime sfide con il serbo, 38 anni, hanno sorriso a Jannik, che ieri, per la prima volta da Wimbledon, ha giocatore senza il manicotto al braccio destro. «Sì, ma lui è Djokovic: una leggenda. Che bello, affrontarlo: è un esempio, vederlo sempre così affamato, giocare sempre su livelli altissimi. E poi, si trova bene col caldo ed è in un momento di grande forma. Qui giochiamo 2 set su 3, mentalmente — l’ho detto — è straordinario: insomma, dovrò superare momenti difficili. Mi aspetto una partita dura e interessante». Non lo dice, ma fa già un pensierino alla rivincita con Carlitos. «Una bella rivalità, di quelle che fanno bene allo sport. Siamo molto amici fuori dal campo, ma quando si gioca diamo tutto: affrontandoci riusciamo a crescere, a spingerci l’uno con l’altro. Ed è importante, perché ci sono tanti giovani che si stanno facendo largo». Non è solo questione di montepremi, a Riad. «Siamo qui per giocare a tennis, divertirci. E vincere».

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