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Javier Sanchez, il padre dei campi veloci: “Ecco perché Sinner li ama”

Il campo della Inalpi Arena di Torino 

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L’ex giocatore spagnolo è il produttore dei campi in cemento: “La superficie su cui si gioca a Bologna l’abbiamo realizzata identica a quella di Torino, ma la chiave è la capacità dei tennisti di adattarsi”
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BOLOGNA – Non è vero che i campi “veloci” sono tutti veloci. Ce ne sono di più lenti. Di morbidi, nervosi, elastici. È una questione di altitudine, microgranuli di silicio, “gommatura” e temperatura dell’aria. Ve lo racconta l’uomo che li costruisce. Javier Sanchez, 57 anni, spagnolo di Pamplona (famiglia di campioni: la sorella Arantxa, il fratello Emilio), già numero 23 nel ranking Atp. E dal Duemila, con la sua GreenSet, uno dei maggiori produttori mondiali di superfici “veloci”. Le preferite da Sinner. «La base è in calcestruzzo: sopra posiamo uno strato di legno speciale, impermeabile — spiega — . E poi quattro strati di resina, fatta di microgranuli di silicio: più piccoli sono, più la granulometria è fine e la rapidità del campo aumenta. Se la granulometria è grossa, è più abrasiva. E lenta».

BOLOGNA – Non è vero che i campi “veloci” sono tutti veloci. Ce ne sono di più lenti. Di morbidi, nervosi, elastici. È una questione di altitudine, microgranuli di silicio, “gommatura” e temperatura dell’aria. Ve lo racconta l’uomo che li costruisce. Javier Sanchez, 57 anni, spagnolo di Pamplona (famiglia di campioni: la sorella Arantxa, il fratello Emilio), già numero 23 nel ranking Atp. E dal Duemila, con la sua GreenSet, uno dei maggiori produttori mondiali di superfici “veloci”. Le preferite da Sinner. «La base è in calcestruzzo: sopra posiamo uno strato di legno speciale, impermeabile — spiega — . E poi quattro strati di resina, fatta di microgranuli di silicio: più piccoli sono, più la granulometria è fine e la rapidità del campo aumenta. Se la granulometria è grossa, è più abrasiva. E lenta».

Torino e Bologna, campi uguali

A decidere della rapidità sono i direttori dei tornei. «Ognuno ha delle esigenze diverse, noi ci adeguiamo alle richieste». Insomma, la storia che si facciano i campi uguali per favorire “Sincaraz” non è vera. «La superiorità di quei due non credo proprio dipenda dalla superficie di gioco», sorride Sanchez. «E comunque cambia sempre da un posto all’altro. Solo Torino e Bologna li hanno voluti uguali: Inalpi Arena, Sebastopoli, due del Circolo della Stampa su cui nei giorni scorsi si sono allenati Berrettini e Sonego (insieme agli 8 del torneo dei Maestri); e quelli attrezzati alla Fiera di Bologna. Abbiamo usato del materiale identico, addirittura le stesse persone per la posa». Tutto perfettamente identico, ma i terreni della Davis in realtà risultano leggermente più lenti. La differenza la fa l’altitudine delle due città: «Bologna è a 40 metri sul livello del mare, Torino a 210. Quei 170 metri influiscono. A Madrid, 600 metri di altura, la pallina corre di più».

Il campo di Bologna dove si giocano le Finals di Davis (reuters)

Più si gioca più il campo si velocizza

Nel corso dei match del round robin torinese, Sinner ha sottolineato che tra un incontro e l’altro il terreno si velocizzava: così come succede sulle piste del motorsport, che dopo i giorni di prova l’asfalto ha più grip. «Diciamo che il terreno con l’uso diventa più sporco: dipende dal calpestìo delle scarpe, ma soprattutto la polvere che si deposita — racconta ancora Sanchez — . La velocità è anche legata alla qualità delle palline. E alla temperatura. Più fa freddo, e meno la pallina viaggia: tra 19 e 24 gradi, c’è una bella differenza».

La lentezza del campo di Parigi

GreenSet si è occupata anche del torneo di Parigi indoor: alla Défense, dove ha vinto Jannik, Carlitos non è andato bene: sembra un gioco di parole, ma il murciano si è lamentato per la lentezza del “veloce” francese. «Non è esatto: era più “morbido”, ma questo non dipendeva da noi. Quello in origine è il campo da rugby del Racing 92, per proteggerlo avevano posato una sorta di gomma e poi noi abbiamo aggiunto il nostro strato di legno e la resina. I movimenti dei giocatori e i rimbalzi della pallina erano in qualche modo “assorbiti”».

La Davis: “Italia e Spagna favorite”

Fosse per Sinner, giocherebbe sempre sui campi di Sanchez. «Mi sembra sia fortissimo anche sulla terra e l’erba, quest’anno lo ha dimostrato. Vediamo se a gennaio vincerà per la terza volta consecutiva gli Australian Open, dove la base è fissa e noi ogni anno mettiamo solo la resina». Chissà chi la vince, questa Davis. «Italia e Spagna sono favorite anche senza Sinner e Alcaraz — conclude — . Vedo tanto equilibrio, può succedere di tutto: dipenderà anche da chi si adatterà prima alla superficie».

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