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Volandri: “Lo psicologo, la voglia di Cobolli, il messaggio di Cahill. Ora prendiamoci questa Davis”

L'abbraccio tra Volandri, Berrettini e Cobolli dopo la vittoria contro il Belgio (reuters)

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Le parole del capitano dell’Italia dopo la vittoria contro il Belgio: “Che spinta dal pubblico di Bologna”
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Quando a Filippo Volandri ricordano che è dal 1972 che una nazione (gli Usa) non vince per 3 volte consecutive la Davis, il capitano azzurro cambia prospettiva. «Noi italiani siamo scaramantici – dice dopo la vittoria contro il Belgio -. E comunque, non siamo qui per il terzo successo consecutivo. I numeri, le statistiche, le lasciamo agli altri: tutto quello che ci interessa è vincere la Davis 2025».

Il lavlro dello psicologo e il clima della Davis

Sorride. C’è un bellissimo clima, all’interno della squadra. Cobolli ha confessato che non era stato informato dei punti, durante il tie-break: il successo è arrivato a sorpresa. «Lo psicologo del team ha fatto un buon lavoro: ci ha detto di smettere di contare, dalla seconda metà del terzo se…

Quando a Filippo Volandri ricordano che è dal 1972 che una nazione (gli Usa) non vince per 3 volte consecutive la Davis, il capitano azzurro cambia prospettiva. «Noi italiani siamo scaramantici – dice dopo la vittoria contro il Belgio -. E comunque, non siamo qui per il terzo successo consecutivo. I numeri, le statistiche, le lasciamo agli altri: tutto quello che ci interessa è vincere la Davis 2025».

Il lavlro dello psicologo e il clima della Davis

Sorride. C’è un bellissimo clima, all’interno della squadra. Cobolli ha confessato che non era stato informato dei punti, durante il tie-break: il successo è arrivato a sorpresa. «Lo psicologo del team ha fatto un buon lavoro: ci ha detto di smettere di contare, dalla seconda metà del terzo set in poi. Aveva ragione», racconta il ct della Nazionale. Ammette che partite come quella di ieri sera si giocano solo con l’Insalatiera in palio. «Succede in Davis, e basta. Abbiamo visto due grandi giocatori lottare per i rispettivi Paesi. Hanno fatto entrambi un lavoro incredibile. Solo uno poteva vincere. E alla fine ce l’abbiamo fatta».

Volandri parla con Cobolli (reuters)

La spinta del pubblico

Chissà cosa avrà mai detto a Flavio, dalla panchina. «Che avrebbe vinto, perché ne aveva più voglia del suo avversario. Doveva prendersi lui, la partita, e non aspettare l’errore di Bergs. Nessun consiglio tecnico, non era il momento. Alla vigilia della partita ci eravamo focalizzati sulle prime palle di servizio, ha avuto un complessivo 63% con l’83% di riuscita: è andata benissimo». Orgoglioso dei suoi gioielli. «Di Flavio e, ovviamente, di Matteo. Di tutta la squadra. Il pubblico ha fatto la differenza: avevamo 10.500 persone che ci hanno spinto oltre il limite». E Vavassori-Bolelli? «Si scaldavano, non vedevano l’ora di giocare. Sono sicuro che, se fossero scesi in campo, avrebbero fatto una partita strepitosa».

Il messaggio di Cahill

L’Italia vola. Anche senza Musetti e Sinner. «Lavoriamo tutti nella stessa direzione, da tanti anni. Questo risultato ci ripaga dei sacrifici fatti». Ha ricevuto un messaggio da Darren Cahill, il supercoach di Jannik, a finale raggiunta. «Mi ha fatto piacere. È una conferma della sinergia. Tutti sono coinvolti». Meglio affrontare la Spagna o la Germania? «Due squadre diverse. Partendo dal doppio, hanno entrambe coppie di specialisti: gli spagnoli in particolare, con Pedro Martinez. Scordiamoci il ranking dei giocatori. Questo non è un torneo Atp, è la Davis. Pensavo che la Repubblica Ceca potesse battere la Spagna, invece. E la Germania doveva superare l’Argentina in maniera piuttosto facile: al contrario, ha salvato 5 match-point. È difficile per tutti, soprattutto per noi che dobbiamo giocare una finale: nelle finali, le classifiche contano ancora meno».

Volandri esulta con Cobolli dopo il successo sul Belgio (ansa)

L’avversaria in finale

L’imperativo ora è riposare, poi studiare la vincente della semifinale odierna. «Ma soprattutto, voglio concentrarmi sui miei ragazzi. Partire da loro, da noi. Abbiamo buone sensazioni, un grande rapporto. Ci spingiamo a vicenda, ci aiutiamo. Grande rispetto per gli avversari, ma noi siamo davvero forti».

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