Volandri: “La Davis più bella, vogliamo divertirci ancora”
di Massimo CalandriBOLOGNA - «La Davis è una cosa diversa. Il ranking non conta». Ma allora, cosa è contato davvero in questo terzo trionfo consecutivo dell’Italia? «L’amicizia, l’organizzazione, il sacrificio, l’umiltà, il sostegno. Non necessariamente in quest’ordine. In una parola: la squadra». Filippo Volandri è l’architetto di questo castello azzurro, l’ingegnere che ha progetto e montato i pezzi di una macchina perfetta. È stato costretto a rinunciare a Sinner, a un altro campione come Musetti. Ha dovuto lasciare a casa Luciano Darderi, numero 26 del mondo. «Ho fatto scelte a volte scomode. Ma sempre per il bene del team. Davanti a tutto ho messo gli obiettivi, l’idea. L’ho raccontato ai ragazzi, uno alla volta e tutti insieme. Hanno capito, hanno accettato. Nessuno si è mai lamentato, ognuno ha messo qualcosa».
BOLOGNA - «La Davis è una cosa diversa. Il ranking non conta». Ma allora, cosa è contato davvero in questo terzo trionfo consecutivo dell’Italia? «L’amicizia, l’organizzazione, il sacrificio, l’umiltà, il sostegno. Non necessariamente in quest’ordine. In una parola: la squadra». Filippo Volandri è l’architetto di questo castello azzurro, l’ingegnere che ha progetto e montato i pezzi di una macchina perfetta. È stato costretto a rinunciare a Sinner, a un altro campione come Musetti. Ha dovuto lasciare a casa Luciano Darderi, numero 26 del mondo. «Ho fatto scelte a volte scomode. Ma sempre per il bene del team. Davanti a tutto ho messo gli obiettivi, l’idea. L’ho raccontato ai ragazzi, uno alla volta e tutti insieme. Hanno capito, hanno accettato. Nessuno si è mai lamentato, ognuno ha messo qualcosa».
Volandri: “Possiamo divertirci a lungo”
Tante tessere per comporre il mosaico perfetto. Dice Angelo Binaghi che questa è una squadra «emergente», ma soprattutto «una squadra»: «Perché le altre nazioni hanno sempre vinto grazie a un leader, un solo giocatore. Invece noi ne possiamo schierare 8-10», gongola il presidente della Federtennis. Il ct Volandri sorride: «Ho potuto contare su atleti giovani e altri di esperienza, ma tutti con lo stesso entusiasmo. Puoi avere il numero 1 del mondo, oppure no. Cosa fa davvero la differenza? Come dice Matteo Berrettini, è la connessione tra tutti. Abbiamo grandi giocatori. Alcuni, come Darderi, non sono qui. Tutti meriterebbero di far parte della squadra». E siamo solo all’inizio. «Cobolli e Musetti hanno 23 anni, Jannik uno di più, Matteo 29. Possiamo ancora divertirci a lungo».
Il giorno più bello
Flavio “Cobbo” ha detto che non dimenticherà lo sguardo che gli ha rivolto, dopo il colpo vincente. «Una sensazione straordinaria. La terza Coppa Davis, ma questa è completamente diversa: davanti al nostro pubblico, a casa nostra. Ho pianto, perché significa moltissimo per me. Sono così orgoglioso di quello che abbiamo fatto. Il giorno più bello della mia vita».
L’Italia del futuro
Anche lui è stato un tennista. E con la maglia azzurra era stato sconfitto in Davis da una Spagna che schierava David Ferrer, il capitano iberico di ieri. «Dal punto di vista personale, è veramente un’altra cosa essere giocatore o capitano. Le responsabilità sono completamente diverse. Qui ho la responsabilità, prima di tutto, verso questi ragazzi. E poi verso la nazione. Ci sono tante persone dietro di noi che ci spingono, che ci aiutano a svolgere il nostro lavoro, soprattutto gli allenatori che lavorano con loro ogni giorno. Io faccio la mia parte. La Federazione ha creduto in me dieci anni fa. Ripenso alla prima Davis, a Torino: quante volte ci siamo riorganizzati, per vedere cosa funzionava meglio! Perché non basta avere un campione, per vincere. Noi siamo come una macchina: non è ancora perfetta, ma funziona molto bene». E adesso? «I ragazzi si prendono una meritata vacanza. Io, a dicembre ricomincio a programmare. Vogliamo divertirci ancora, ve l’ho detto».