Niente sveglia e niente tennis? Ieri Jannik è stato di parola solo a metà. Si è infatti alzato dal letto tardissimo: «Perché il sonno è il modo migliore per recuperare energie». Però nel pomeriggio si è presentato alla Caja Magica per una robusta serie di scambi con lo sparring spagnolo Sergio Redondo, provando soprattutto il rovescio incrociato e le palle corte. Erano le 17, la stessa ora in cui oggi sfiderà il tedesco Sascha Zverev nella finale del torneo di Madrid: appuntamento sul centrale intitolato a Manolo Santana. Dalla stessa parte del campo, a suggerire e incitarlo, ieri c’erano il tecnico Simone Vagnozzi e Umberto Ferrara, il preparatore atletico che 2 mesi fa con un “blocco” di allenamenti specifici — sotto il sole della California — gli ha riempito il serbatoio fisico e mentale.
Niente sveglia e niente tennis? Ieri Jannik è stato di parola solo a metà. Si è infatti alzato dal letto tardissimo: «Perché il sonno è il modo migliore per recuperare energie». Però nel pomeriggio si è presentato alla Caja Magica per una robusta serie di scambi con lo sparring spagnolo Sergio Redondo, provando soprattutto il rovescio incrociato e le palle corte. Erano le 17, la stessa ora in cui oggi sfiderà il tedesco Sascha Zverev nella finale del torneo di Madrid: appuntamento sul centrale intitolato a Manolo Santana. Dalla stessa parte del campo, a suggerire e incitarlo, ieri c’erano il tecnico Simone Vagnozzi e Umberto Ferrara, il preparatore atletico che 2 mesi fa con un “blocco” di allenamenti specifici — sotto il sole della California — gli ha riempito il serbatoio fisico e mentale.
22 incontri vinti in 56 giorni
Adesso però il numero 1 del mondo ammette di essere un po’ «stanchino»: capirai, in 56 giorni ha giocato e vinto 22 incontri, 44 set a favore e 2 soli perduti (uno con Machac a Montecarlo, l’altro con Bonzi qui in Spagna). Ha recuperato oltre tremila punti in classifica ad Alcaraz, toccando quota 14.000: è il terzo nella storia del tennis, dopo Nadal e Djokovic. Sì, ma stanchino quanto? «Ho giocato e dato tanto, nelle ultime settimane», racconta l’azzurro. «Credo che, per fortuna, quando si affrontano partite importanti come semifinali e finali ci sia anche una scarica di adrenalina extra. Tra questo torneo e Roma — che sarà tutta un’altra storia — , cercherò di recuperare le energie. Poi, vedremo…».
Quella frase sugli Internazionali di Roma
Come sarebbe a dire: vedremo? In Italia, qualcuno fa gli scongiuri. Sinner sarà nella Capitale, è certo: comunque vada a finire oggi, staccherà per 4 giorni e con ogni probabilità lo rivedremo sulla terra rossa del Foro Italico solo venerdì 8 maggio, secondo turno degli Internazionali d’Italia (testa di serie numero 1, godrà di un bye all’esordio). Ma troverà un’altra volta le forze per provare ad andare sino in fondo al torneo senza compromettere la partecipazione al Roland Garros, che resta l’obiettivo più importante?
L’ossessione della perfezione
Nessuno ha mai vinto i primi quattro Masters 1000 della stagione. Con Parigi del passato autunno rischia di metterne in fila addirittura cinque. Ossessionato dalla perfezione, continua a evolvere: la palla corta («Non è ancora a livello di Carlos, ma non mi posso lamentare», si prende un po’ in giro) sta diventando uno dei suoi colpi più efficaci e promette di essere decisivo nel match col tedesco, che preferisce restare a fondo campo. Sono 8 partite consecutive che Sinner supera Zverev, 9 su un totale di 13. «Dovrò giocare un tennis stellare, se voglio avere qualche possibilità», confessa Sascha. Qualcuno gli suggerisce di fare appello all’Intelligenza Artificiale, per cambiare un copione che sembra già scritto. Il tedesco sorride: «Nemmeno l’IA ti può svelare il segreto per battere Sinner».