Colpi di sfortuna. Flavio Cobolli, ossessionato dagli scongiuri, aveva capito tutto quando la scarica di fulmini dal cielo dell’Ohio ha ritardato di quasi un’ora l’inizio della semifinale contro Arthur Fils, guastafeste dei sogni dell’azzurro, travolto in due set 6-3 6-4 a un passo dalla sua prima finale di un Masters 1000.
Fils, il francese d’America
«C’è ancora l’ultimo atto», ha esultato il francese d’America, numero 21 del mondo, che a Miami ha imparato l’inglese quando aveva 16 anni — si era perso il cellulare e per orientarsi chiese aiuto a una ragazza; poi uscirono insieme — e a Hollywood sogna di vincere un Oscar, dopo la carriera da tennista. Poco cinematografica la caduta di Flavio, che pure dagli spalti aveva ricevuto la giusta carica: «Sei come Sylvester Stallone, rialzati, combatti!», gridava qualche statunitense fomentato. Niente sogno americano, però: il romano è finito al tappeto senza mai pungere — solo un break nel primo set, subito annullato nel game successivo — e …
Colpi di sfortuna. Flavio Cobolli, ossessionato dagli scongiuri, aveva capito tutto quando la scarica di fulmini dal cielo dell’Ohio ha ritardato di quasi un’ora l’inizio della semifinale contro Arthur Fils, guastafeste dei sogni dell’azzurro, travolto in due set 6-3 6-4 a un passo dalla sua prima finale di un Masters 1000.
Fils, il francese d’America
«C’è ancora l’ultimo atto», ha esultato il francese d’America, numero 21 del mondo, che a Miami ha imparato l’inglese quando aveva 16 anni — si era perso il cellulare e per orientarsi chiese aiuto a una ragazza; poi uscirono insieme — e a Hollywood sogna di vincere un Oscar, dopo la carriera da tennista. Poco cinematografica la caduta di Flavio, che pure dagli spalti aveva ricevuto la giusta carica: «Sei come Sylvester Stallone, rialzati, combatti!», gridava qualche statunitense fomentato. Niente sogno americano, però: il romano è finito al tappeto senza mai pungere — solo un break nel primo set, subito annullato nel game successivo — e con qualche sfuriata di troppo.
I soliti affondi verbali di Cobolli con il padre
A incassare i colpi verbali di Flavio è il solito Stefano, papà-allenatore che da sempre assorbe le imprecazioni del figlio come una spugna. Nessuna reazione, solo qualche smorfia. Per Cobolli, che da domani sarà numero 6 al mondo (suo miglior ranking), questa è la migliore delle valvole di sfogo: «In partita gli dico di tutto, ma poi andiamo d’amore e d’accordo». Chissà se anche durante le battute di pesca insieme a Santa Marinella, sulla costa laziale, usano la stessa tecnica. Non hanno funzionato neanche i soliti riti propiziatori che accompagnano ogni discesa in campo dell’azzurro: la musica con le cuffiette (ascolta Francesco Nuti, Olly e Antonello Venditti), il messaggio preimpostato all’amico di una vita Lorenzo (uno del gruppo dei “tori” del Tennis Club Parioli), che gli risponde sempre con le stesse parole (contenuto top secret) e gli suggerisce le esultanze per celebrare le vittorie. Non è bastato, neanche questo a un Cobolli guerriero, reduce da due grandi rimonte (ai quarti contro Paul, agli ottavi contro Jodar) e da partite infinite (anche i primi turni erano durati tre set).
La leggerezza di Fils
Sarà per questo che Fils, protagonista di un percorso meno faticoso, ha giocato leggero nei muscoli e nello spirito, resettando subito un inizio di gara in salita. Tanti, troppi errori con la prima di servizio, poi corretti in corso d’opera, proprio quando Flavio s’era illuso di poter sbancare il campo Centrale di Cincinnati. Il break del romano, nel primo set, sembrava il trampolino di lancio verso la finale, ma la speranza s’è insabbiata quando Fils ha iniziato a muoversi come un tergicristallo lungo tutto il cemento americano. Imprendibili i suoi colpi, imprevedibile lui, che in America sogna di vincere il suo primo Masters 1000 in carriera. Poteva essere la prima volta di Flavio — ora quarto nella classifica Race verso le Atp Finals — ma gli Usa, negli ultimi tre giorni (complici il forfait di Sinner agli Us Open e l’eliminazione di Musetti), hanno smesso di sorridere all’Italia della racchetta.