Sport

Non si vive di solo Montano
La scherma dei baby-campioni

La parola a Giorgio Scarso, presidente della Federazione italiana: "Siamo ancora ai vertici mondiali, è vero. E il nostro segreto è il Gp Giovanissimi...". Da domenica, Europei a Zagabria
di FULVIO BIANCHI

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ROMA - La Vezzali non c'è, ha appena ripreso ad allenarsi dopo aver avuto, poco più di un mese fa, il secondo figlio. Montano invece c'è, che pellaccia il livornese. La scherma si presenta agli Europei di Zagabria con 24 azzurri: da domenica tutti in pedana. E' il primo grande appuntamento dopo Londra. Poi ad agosto, Mondiali a Budapest. La scherma è lo sport che ha dato più medaglie olimpiche all'Italia. Ma guai star fermi. C'è il rischio di essere sorpassati: sì perché la scherma, ormai, è diventato uno sport universale. Anche l'Africa ha vinto la sua prima medagli olimpica. "Quando parlavo di giovani, di vivaio, mi davano del matto", ricorda il presidente della Federazione italiana, Giorgio Scarso, che è anche vicepresidente vicario del Coni e vicepresidente della Federazione mondiale scherma. "Ma non possiamo permetterci di cullarci sugli allori: è vero che la scherma è uno sport vincente, ma siamo incalzati da altre Nazioni e anche se per ora siamo in testa al medagliere dobbiamo puntare sui giovani. Noi in Italia lo facciamo".

Come?
"Innanzi tutto c'è da dire che dei nostri 21.500 tesserati, quasi tutti gareggiano. Poi, a livello giovanile, abbiamo portato 3.175 ragazzi al Gp Giovanissimi (10-13 anni), che è veramente il nostro fiore all'occhiello, 1200 atleti ai campionati cadetti e agli Europei under 23, così come ai Mondiali cadetti, siamo i primi nel medagliere. Dobbiamo farci trovare pronti quando atleti splendidi come la Vezzali e Montano saranno costretti a lasciare, e spero il più tardi possibile. Dobbiamo preparare dei ricambi all'altezza. Io vorrei un Club olimpico under 23".

Problemi?
"Beh, c'è da dire innanzi tutto che, come altre discipline, anche nella scherma molti giovani quando arrivano ai 15-18 anni lasciano. Bisogna trovare un sistema per convincerli a non mollare".

La scherma è radicata sul territorio?
"Sì, sempre di più. E questo è molto importante. Basta pensare a Modica, Acireale, Jesi, Pordenone..."
Ma non avete una Coverciano della scherma: come mai?
"Avrebbe costi di gestione enorme. Noi ci appoggiamo a Norcia, Formia, Acquacetosa e ai Comuni che sono "city partners" della Federazione e ci offrono ospitalità".

Lei, come vicepresidente mondiale, ha le deleghe per Sudamerica e Africa: c'è da essere preoccupati per l'ascesa di questi Continenti?
"C'è un grande sviluppo della scherma in tutto il mondo: pensi alla Cina, alla Corea. Le Nazioni che fanno parte della Federazione mondiale ormai sono 156, di cui 28 in Africa: lì stanno crescendo Sudafrica nella spada, Senegal nella sciabola, poi Egitto, Marocco, Algeria, Tunisia. Ecco perché io penso ai giovani. Una volta si diceva che erano pochi i Paesi che praticavano la scherma ad alto livello. Ora non è più così, e l'Italia, se vuole stare ai vertici, come è adesso, deve produrre continuamente ricambi che siano all'altezza". Sperando, nel frattempo, che Valentina Vezzali, indimenticabile la sua rimonta a Londra, e Aldo Montano continuano a trascinare i baby-campioni.
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