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Boxe, Fragomeni-Wlodarczyk atto III. All'azzurro serve la grande impresa

Il 44enne milanese sul ring di Chicago nella notte tra venerdì e sabato cercherà di conquistare il titolo mondiale dei massimi leggeri. Impresa che si preannuncia molto difficile al cospetto del campione polacco, 12 anni più giovane, affrontato già due volte in passato
di LUIGI PANELLA

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ROMA - E' la sfida più affascinante ed al tempo stesso più difficile della sua carriera. Giacobbe Fragomeni, milanese, 44 anni, nella notte italiana tra venerdì e sabato (alzataccia per gli appassionati di boxe che riporta le memoria i match di Benvenuti contro Griffith) tenterà sul ring di Chicago di riportare in Italia la corona mondiale dei massimi leggeri. Impresa complicatissima per tre motivi. Il primo, combatte negli Stati Uniti, e solo due italiani nella storia sono stati capaci di conquistare il titolo in terra americana: Primo Carnera e Nino Benvenuti, scusate se è poco... Il secondo, il più incisivo, è la notevole forza di Krzysztof Wlodarczyk, il polacco campione del mondo capace di vincere in carriera 48 volte (di cui 34 per ko) a fronte di due sole, peraltro discutibili, sconfitte. Il terzo, neanche questo da sottovalutare, è anagrafico. Ci sono infatti 12 anni di differenza a favore del campione, una enormità se pensiamo che Fragomeni è del 1969: va bene che Bernard Hokpins, campione del mondo dei mediomassimi, ne ha quasi 50, ma quell'età per un pugile è da avanzata pensione agonistica.

Proprio con Hopkins in un certo senso e con dovute proporzioni, la storia di Fragomeni ha un punto di contatto: la grande difficoltà a venire fuori dai problemi risolta grazie al pugilato. Anche per Giacobbe per lungo tempo la vita è stata un tunnel. Una infanzia ed una adolescenza difficile, la droga che sembrava l'unica via d'uscita, poi il riscatto sul ring. Un percorso complicato che ne ha ritardato la carriera. Ottimo dilettante, grazie anche ai consigli di Patrizio Oliva, ha conquistato il titolo europeo a Minsk nel 1998, ma è passato professionista solo a 32 anni, quando qualcuno addirittura smette.

Nonostante tutto ce l'ha fatta. Ha vinto il mondiale, lo ha perso, ha cercato inutilmente di riconquistarlo. Ha dato vita a saghe di grande effetto. Una con l'altro 'vecchiaccio' della boxe italiana, Silvio Branco. La prima pareggiata con qualche rammarico per il pugile di Civitavecchia, la seconda vinta da Fragomeni in una serata tanto spettacolare sul ring quanto vergognosa fuori: non è mai arrivato l'annuncio al pubblico del verdetto per la troppa tensione tra i clan. 

L'altra saga è proprio contro Wlodarczyk, che a Chicago vivrà l'atto III. La prima sfida, straordinaria, a Roma finì pari. Fragomeni fu sul punto di crollare, ma raschiò le energie dal fondo dell'anima per mantenere il titolo, che allora era suo. Poca storia invece nel match di rivincita, in Polonia a Lodz, con l'italiano spesso in difficoltà e costretto alla sconfitta prima del limite. E' stata forse l'unica volta che Fragomeni è uscito dal ring dominato. La stessa cosa non si può dire per le altre due sconfitte della carriera. Con l'ungherese protetto dall'organizzazione tedesca, Erdei, il verdetto ai punti non fu convincente. Con David Haye, in seguito sconfitto da Wladimir Klitschko per il titolo dei massimi, il milanese perse al nono round su un colpo 'sporco', non prima però di avere reso la vita difficilissima al suo avversario.

All'insegna della prudenza le dichiarazioni di avvicinamento all'incontro. "Non date  per scontato il fatto che metta fuori combattimento Fragomeni - ha spiegato Wlodarczyk -: l'errore più grande che può fare un pugile è sottovalutare l'avversario. Certo lo conosco bene, visto che venerdì ci incontreremo per la terza volta".
"Sono prontissimo per la terza sfida con Wlodarczyk - ha detto invece Fragomeni - grazie al lavoro svolto con il maestro Zennoni e con il preparatore atletico Adriano Guareschi. Per la prima volta in vita mia, ho dato retta a qualcuno e ho cambiato parecchie cose riguardanti la preparazione. Voglio ringraziare Salvatore Cherchi per aver creduto in me ed aver lavorato affinché questa sfida si concretizzasse".
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