Continua la sfilata dei testimoni nel processo per omicidio nei confronti dell'atleta paralimpico e olimpico Oscar Pistorius, accusato di avere ucciso la fidanzata Reeva Steenkamp. Il terzo giorno di dibattimento, in corso di svolgimento presso L'Alta Corte di Pretoria, è iniziato con la ripresa dell'interrogatorio del secondo testimone, Charl Johnson, il marito della vicina di casa di Pistorius ascoltata ieri e lunedì.
L'uomo ha reso una testimonianza simile a quella della moglie, affermando di avere sentito urla di donna e spari nella notte fra il 13 e 14 febbraio 2013, quando la Steenkamp venne uccisa. Sua moglie, Michelle Burger, aveva deposto lunedi e martedì scorsi e con lei l'avvocato del campione sudafricano, Barry Roux, è stato molto aggressivo, tentando di destabilizzarla e di smontare il suo racconto. In aula, Johnson ha riferito tra l'altro di aver ricevuto una telefonata mentre era già in tribunale, prima di essere chiamato a deporre.
"Questa persona mi ha detto che il mio numero di telefono era stato dato nel corso dell'udienza. Gli ho risposto che non ero consapevole di questo fatto e che non avevo (ancora) testimoniato". Dopo aver finito la telefonata, Johnson ha raccontato, di essersi accorto che sul suo telefono "c'erano un gran numero di chiamate perse e un messaggio vocale lasciato da qualcuno proveniente dall'estero. Lo sconosciuto, ha spiegato al giudice il testimone, "con tono intimidatorio" ha detto: "Perché mentire in tribunale, sappiamo che Oscar non ha ucciso Reeva". "Ora la mia privacy è stata compromessa" ha concluso Johnson. Il giudice non ha commentato.
Dopo la deposizione di Johnson, l'avvocato difensore di Pistorius ha cercato anche oggi di smontare le tesi dell'accusa, affrermando che i testimoni dell'accusa finora convocati hanno concordato le loro versioni alle spese della verità, viste le somiglianze nei loro racconti. Roux ha aggiunto che ci sono delle differenze fra le testimonianze rese fra ieri e oggi dai due testimoni, marito e moglie, e quelle da loro date alla polizia nelle ore dopo l'omicidio di Reeva Steenkamp. Le testimonianze in aula e le dichiarazioni alla polizia dei due condividono dei punti in comune, il che significa che la coppia ha contaminato le prove parlando di quello che avrebbero detto, ha proseguito Roux. "Avreste potuto sedere al banco dei testimoni insieme", ha affermato l'avvocato rivolgendosi ai due testimoni, Michelle Burger e Charl Johnson. Il giudice Thokozile Masipa a queste dichiarazioni ha però richiamato Roux, affermando che si è spinto troppo oltre.
Roux ha proseguito nelle sue considerazioni affermando che gli elementi decisivi delle testimonianze della coppia non erano presenti nelle dichiarazioni alla polizia; si riferiva in particolare ai dettagli riguardanti la presunta crescente ansia e intensità delle urla di donna provenienti dalla casa di Pistorius e al fatto di avere udito una voce femminile "affievolirsi" dopo l'ultimo sparo. Johnson ha affermato che lui e la moglie hanno semplicemente mantenuto un tono più espressivo nella testimonianza in aula rispetto a quello della dichiarazione alle autorità. "Mi azzarderei a dire che è stato il modo con cui una storia viene raccontata, ci sono molte più emozioni in gioco rispetto a quando si rilascia una dichiarazione, che è più fattuale", ha detto Johnson.
Nell'udienza di stamattina è però emerso un fatto nuovo: aualche settimana prima dell'omicidio di Reeva Steenkamp, Oscar Pistorius maneggiò male un'arma da cui partì accidentalmente un colpo, e poi chiese a un amico compiacente di assumersene la colpa.
L'episodio sarebbe avvenuto poche settimane prima del delitto, nel gennaio 2013. In un ristorante alla moda di Johannesburg, l'atleta paralimpico era a pranzo con un paio di amici quando uno di loro, Darren Fresco, passò sotto il tavolo una pistola a Pistorius, avvertendolo che "c'era un colpo in canna". Ma quando l'arma arrivò nelle mani dell'atleta, inspiegabilmente partì un colpo.
"Ci fu un immediato silenzio", ha raccontato Kevin Lerena, pugile di professione, che era tra i commensali. "Guardai a terra e proprio lì dove puntai lo sguardo, dove c'era il mio piede, c'era un foro sul pavimento. Avevo una sbucciatura sul dito, ma non ero ferito". Pistorius chiese immediatamente scusa ai commensali accertandosi che non fossero feriti. Ma poi, voltatosi verso uno di loro, gli chiese di addossarsi la responsabilità dell'accaduto. "Per favore, dì che sei stato tu. C'è troppa attenzione dei media su di me", ha raccontato Lerena, riportando le parole di Pistorius. "E quando arrivarono i proprietari del ristorante, Darren disse che era stato lui".
Prima dell'inizio dell'udienza, a cui sono presenti anche alcuni membri della famiglia Steenkamp, Pistorius ha brevemente parlato con il suo avvocato Barry Roux. L'atleta sostiene di avere sparato contro la porta del bagno della sua camera per autodifesa, poiché pensava che all'interno ci fosse un intruso e non la fidanzata. Nella serata di ieri la tv sudafricana eNCA si è scusata per avere trasmesso una foto della testimone Michelle Burger, che aveva chiesto che non venissero mostrate sue immagini in televisione: proprio ieri giudice, dopo aver appreso che l'emittente aveva contravvenuto le sue disposizioni sulla privacy dei testimoni, aveva sospeso per qualche minuto il dibattimento.
L'uomo ha reso una testimonianza simile a quella della moglie, affermando di avere sentito urla di donna e spari nella notte fra il 13 e 14 febbraio 2013, quando la Steenkamp venne uccisa. Sua moglie, Michelle Burger, aveva deposto lunedi e martedì scorsi e con lei l'avvocato del campione sudafricano, Barry Roux, è stato molto aggressivo, tentando di destabilizzarla e di smontare il suo racconto. In aula, Johnson ha riferito tra l'altro di aver ricevuto una telefonata mentre era già in tribunale, prima di essere chiamato a deporre.
"Questa persona mi ha detto che il mio numero di telefono era stato dato nel corso dell'udienza. Gli ho risposto che non ero consapevole di questo fatto e che non avevo (ancora) testimoniato". Dopo aver finito la telefonata, Johnson ha raccontato, di essersi accorto che sul suo telefono "c'erano un gran numero di chiamate perse e un messaggio vocale lasciato da qualcuno proveniente dall'estero. Lo sconosciuto, ha spiegato al giudice il testimone, "con tono intimidatorio" ha detto: "Perché mentire in tribunale, sappiamo che Oscar non ha ucciso Reeva". "Ora la mia privacy è stata compromessa" ha concluso Johnson. Il giudice non ha commentato.
Dopo la deposizione di Johnson, l'avvocato difensore di Pistorius ha cercato anche oggi di smontare le tesi dell'accusa, affrermando che i testimoni dell'accusa finora convocati hanno concordato le loro versioni alle spese della verità, viste le somiglianze nei loro racconti. Roux ha aggiunto che ci sono delle differenze fra le testimonianze rese fra ieri e oggi dai due testimoni, marito e moglie, e quelle da loro date alla polizia nelle ore dopo l'omicidio di Reeva Steenkamp. Le testimonianze in aula e le dichiarazioni alla polizia dei due condividono dei punti in comune, il che significa che la coppia ha contaminato le prove parlando di quello che avrebbero detto, ha proseguito Roux. "Avreste potuto sedere al banco dei testimoni insieme", ha affermato l'avvocato rivolgendosi ai due testimoni, Michelle Burger e Charl Johnson. Il giudice Thokozile Masipa a queste dichiarazioni ha però richiamato Roux, affermando che si è spinto troppo oltre.
Roux ha proseguito nelle sue considerazioni affermando che gli elementi decisivi delle testimonianze della coppia non erano presenti nelle dichiarazioni alla polizia; si riferiva in particolare ai dettagli riguardanti la presunta crescente ansia e intensità delle urla di donna provenienti dalla casa di Pistorius e al fatto di avere udito una voce femminile "affievolirsi" dopo l'ultimo sparo. Johnson ha affermato che lui e la moglie hanno semplicemente mantenuto un tono più espressivo nella testimonianza in aula rispetto a quello della dichiarazione alle autorità. "Mi azzarderei a dire che è stato il modo con cui una storia viene raccontata, ci sono molte più emozioni in gioco rispetto a quando si rilascia una dichiarazione, che è più fattuale", ha detto Johnson.
Nell'udienza di stamattina è però emerso un fatto nuovo: aualche settimana prima dell'omicidio di Reeva Steenkamp, Oscar Pistorius maneggiò male un'arma da cui partì accidentalmente un colpo, e poi chiese a un amico compiacente di assumersene la colpa.
L'episodio sarebbe avvenuto poche settimane prima del delitto, nel gennaio 2013. In un ristorante alla moda di Johannesburg, l'atleta paralimpico era a pranzo con un paio di amici quando uno di loro, Darren Fresco, passò sotto il tavolo una pistola a Pistorius, avvertendolo che "c'era un colpo in canna". Ma quando l'arma arrivò nelle mani dell'atleta, inspiegabilmente partì un colpo.
"Ci fu un immediato silenzio", ha raccontato Kevin Lerena, pugile di professione, che era tra i commensali. "Guardai a terra e proprio lì dove puntai lo sguardo, dove c'era il mio piede, c'era un foro sul pavimento. Avevo una sbucciatura sul dito, ma non ero ferito". Pistorius chiese immediatamente scusa ai commensali accertandosi che non fossero feriti. Ma poi, voltatosi verso uno di loro, gli chiese di addossarsi la responsabilità dell'accaduto. "Per favore, dì che sei stato tu. C'è troppa attenzione dei media su di me", ha raccontato Lerena, riportando le parole di Pistorius. "E quando arrivarono i proprietari del ristorante, Darren disse che era stato lui".
Prima dell'inizio dell'udienza, a cui sono presenti anche alcuni membri della famiglia Steenkamp, Pistorius ha brevemente parlato con il suo avvocato Barry Roux. L'atleta sostiene di avere sparato contro la porta del bagno della sua camera per autodifesa, poiché pensava che all'interno ci fosse un intruso e non la fidanzata. Nella serata di ieri la tv sudafricana eNCA si è scusata per avere trasmesso una foto della testimone Michelle Burger, che aveva chiesto che non venissero mostrate sue immagini in televisione: proprio ieri giudice, dopo aver appreso che l'emittente aveva contravvenuto le sue disposizioni sulla privacy dei testimoni, aveva sospeso per qualche minuto il dibattimento.