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Coni-Federnuoto, Malagò: "La mia squalifica? Il mondo dello sport si vergogna"

Replica del n.1 dello sport italiano all'inibizione per 16 mesi decisa dalla Fin: "Bisogna interrogarsi su certi dirigenti che continuano a ragionare con mentalità che sono fuori dai tempi di oggi. Sono sereno: qualsiasi commento è superfluo". Barelli: "Si assume responsabilità sue parole"

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ROMA - Sono passate meno di 24 ore dalla decisione della Commissione disciplinare della Federnuoto, che ha squalificato per 16 mesi il 'tesserato' Giovanni Malagò, che è anche presidente del Coni. Dopo la prima reazione, affidata a una comunicato, il n.1 dello sport italiano commenta così la squalifica in una conferenza stampa: "Eterna querelle con Barelli (presidente della Federnuoto, ndr)? Onestamente io volo un tantino più alto. Secondo me il mondo dello sport non solo è rimasto sorpreso ma si vergogna di quello che è successo ieri". Poi aggiunge: "Qualsiasi commento è superfluo. Siamo sereni e quasi divertiti per il non senso di tutto questo. Se affermazioni neanche mie, riportate dagli uffici del Coni, ti portano a questo si commenta da solo: è la dimostrazione che siamo nel giusto nell'aver portato avanti la riforma della giustizia sportiva. Siamo molto tranquilli". Il presidente del Coni ha preannunciato il ricorso con una certa dose di ironia: "Magari se non ci fossero troppi parenti a giudicare forse sarebbe una buona cosa". Un messaggio chiaro riferito al grado di parentela che lega il presidente della Disciplinare, Adriano Sansonetti, al cognato Pier Salvatore Maruccio, presidente della Commissione d'Appello che dovrà giudicare il ricorso del presidente del Coni. Il riferimento è però anche all'avvocato Massimo Mamprin, membro della Disciplinare e figlio di Giancarlo Mamprin, presidente del cda della Fin Plus, società di servizio della Federnuoto.

La replica del n.1 della Federnuoto: "Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, parla di sentenza vergognosa per il mondo dello sport? Lo dice lui, ovviamente ognuno può esprimere le proprie opinioni e se ne assume la responsabilità. Noi siamo molto sereni, ma dispiaciuti e sconcertati per una vicenda che nasce da una denuncia fatta dal Comitato Olimpico alla federazione e agli organi di giustizia ordinaria".

Intervistato da Sky Sport, il presidente del Coni ha spiegato, rispondendo alla domanda se alla base di tutto ci sia un'antipatia reciproca con il presidente della Fin Barelli: "Io ho raccontato i fatti, se è una cosa privata giudicate voi. Io sono un funzionario pubblico e sono obbligato a fare certe cose, sono stato eletto anche e soprattutto perchè queste sono le mie caratteristiche e la mia volontà. Normalmente - prosegue - passo per uno che va d'accordo con il mondo, anzi qualcuno mi rinfaccia che vado d'accordo con tutti, quindi penso che questo non sia un mio problema". Per Malagò "è tutto incommentabile. Come la spieghiamo all'estero? All'estero sanno che nel nostro Paese c'è molta voglia di fare qualcosa di diverso, e che ci sono anche dirigenti che hanno una cultura non adeguata ai tempi che viviamo.
Contromossa? Nessuna, andremo avanti con gli aspetti formali, alla fine si tireranno le somme".

Malagò, in qualità di tesserato del Circolo Canottieri Aniene, è stato squalificato per aver espresso in Giunta Coni giudizi ritenuti lesivi della reputazione della Federnuoto in merito a una presunta doppia fatturazione da parte della stessa Fin. "Il mondo dello sport si deve interrogare su certi dirigenti che continuano a ragionare con mentalità che sono fuori dai tempi di oggi - aggiunge il n.1 dello sport italiano oggi al Centro Giulio Onesti di Roma -, strascichi di una gestione sportiva che non esiste più, di una giustizia sportiva che appunto ha cambiato corso. Secondo me il mondo dello sport non solo è rimasto sorpreso ma si vergogna di quello successo ieri".

"Ricevo tonnellate di messaggi che mi chiedono come sia possibile una cosa del genere - prosegue Malagò - E' molto semplice, gli uffici del Coni riferiscono che c'era un problema. Io riferisco il problema in Giunta né più né meno di come hanno riferito altri uffici del Coni, è un mio dovere istituzionale di vigilianza, siamo nel pieno rispetto del ruolo che credo sia sacrosanto esercitare". "Poi questi verbali sono stati dati ad un procuratore che mi ha deferito ed in primo grado la giustizia sportiva ha combinato quello che ha combinato semplicemente perché sono tesserato, per altro orgogliosamente, di una federazione come di tante altre credo siano 17-18 tanto come dirigente di un'associazione sportiva quanto come praticante. Credo che qualsiasi commento sia superfluo", conclude il presidente del Coni.
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