Nella notte da incubo del grande Tom Brady c'è spazio anche per un caso sportivo-disciplinare-religioso.
Il quarterback dei New England Patriots vive una delle sue peggiori partite in assoluto e, nel finale, completa il disastro facendosi intercettare da Husain Abdullah. Il difensore dei Kansas City Chiefs vola in touchdown incrementando il già umiliante (per NE) punteggio.
Piombato in endzone, si raccoglie su se stesso. Husain, che ricopre il ruolo di safety, è musulmano e celebra la segnatura pregando. Brevemente. Gli arbitri, che definire fiscali potrebbe essere riduttivo in questo caso, colgono nel finale dell'azione una "condotta antisportiva" e lo sanzionano.
[[ge:rep-locali:repubblica:97014974]]
Sul campo vola una flag, il fazzoletto giallo che segnala un'irregolarità, e, conseguenza viene affibbiata ai Chiefs una penalità da 15 yard da applicare alla ripresa del gioco. Per una presunta violazione della regola numero 12 della Nfl: "I giocatori non possono dare vita a celebrazioni o manifestazioni sul terreno di gioco".
[[ge:rep-locali:repubblica:97020881]]
Insieme alla disastrosa sconfitta di Brady e compagni, l'esultanza frustrata di Husain, incendia i dibattiti post match. Per molti, si poteva sorvolare: l'esultanza mistica di Abdullah non ha offeso alcuno, tantomeno infastidito gli avversari.
[[ge:rep-locali:repubblica:97015876]]
Da qui numerose polemiche, che hanno invaso addirittura il campo della intolleranza razziale e religiosa. Così è dovuto intervenire Michael Signora, portavoce della Nfl. Ha chiarito a Espn che Abdullah non doveva essere sanzionato: "In questo caso la procedura non prevede di sanzionare un giocatore che si inginocchia per un atto religioso. Non doveva esserci una penalità".
Per la serie abbiamo sbagliato e chiediamo scusa. D'altronde Husain, da 6 anni nel football che conta, dal 2008 al 2011 ai Minnesota Vikings, ora ai Chiefs con l'intervallo di un anno sabbatico durante il quale è andato in pellegrinaggio alla Mecca, lo aveva detto: "Se riporto un intercetto in end zone mi inginocchierò per pregare".
Detto fatto. Con qualche pentimento: "Ero un po' troppo eccitato, credo che gli arbitri abbiano lanciato la flag perché mi sono lanciato in scivolata nella end zone, quando sono tornato sulla sideline, coach (Andy Reid mi ha detto: 'Non puoi scivolare così', penso sia stato per questo", ha raccontato nel post Monday Night.
Non ce ne era bisogno. La Nfl si è affrettata a fare marcia indietro. E su Twitter sono tutti per lui. Anzi c'è chi rilancia: "Perchè non punite quei giocatori che hanno altre fedi e festeggiano inginocchiandosi e alzando un dito verso il cielo?". Tim Tebow, il qb di Dio, come è soprannominato per la sua religiosità, non avrà gradito. Ma per ora non corre alcun rischio di sanzioni: è fuori da 2 anni dalla Nfl e sbarca (si fa per dire) il lunario commentando il football college. In attesa che arrivi una chiamata...
MONDAY NIGHT
Kansas City Chiefs - New England Patriots 41 - 14
Il quarterback dei New England Patriots vive una delle sue peggiori partite in assoluto e, nel finale, completa il disastro facendosi intercettare da Husain Abdullah. Il difensore dei Kansas City Chiefs vola in touchdown incrementando il già umiliante (per NE) punteggio.
Piombato in endzone, si raccoglie su se stesso. Husain, che ricopre il ruolo di safety, è musulmano e celebra la segnatura pregando. Brevemente. Gli arbitri, che definire fiscali potrebbe essere riduttivo in questo caso, colgono nel finale dell'azione una "condotta antisportiva" e lo sanzionano.
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Sul campo vola una flag, il fazzoletto giallo che segnala un'irregolarità, e, conseguenza viene affibbiata ai Chiefs una penalità da 15 yard da applicare alla ripresa del gioco. Per una presunta violazione della regola numero 12 della Nfl: "I giocatori non possono dare vita a celebrazioni o manifestazioni sul terreno di gioco".
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Insieme alla disastrosa sconfitta di Brady e compagni, l'esultanza frustrata di Husain, incendia i dibattiti post match. Per molti, si poteva sorvolare: l'esultanza mistica di Abdullah non ha offeso alcuno, tantomeno infastidito gli avversari.
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Da qui numerose polemiche, che hanno invaso addirittura il campo della intolleranza razziale e religiosa. Così è dovuto intervenire Michael Signora, portavoce della Nfl. Ha chiarito a Espn che Abdullah non doveva essere sanzionato: "In questo caso la procedura non prevede di sanzionare un giocatore che si inginocchia per un atto religioso. Non doveva esserci una penalità".
Per la serie abbiamo sbagliato e chiediamo scusa. D'altronde Husain, da 6 anni nel football che conta, dal 2008 al 2011 ai Minnesota Vikings, ora ai Chiefs con l'intervallo di un anno sabbatico durante il quale è andato in pellegrinaggio alla Mecca, lo aveva detto: "Se riporto un intercetto in end zone mi inginocchierò per pregare".
Detto fatto. Con qualche pentimento: "Ero un po' troppo eccitato, credo che gli arbitri abbiano lanciato la flag perché mi sono lanciato in scivolata nella end zone, quando sono tornato sulla sideline, coach (Andy Reid mi ha detto: 'Non puoi scivolare così', penso sia stato per questo", ha raccontato nel post Monday Night.
Non ce ne era bisogno. La Nfl si è affrettata a fare marcia indietro. E su Twitter sono tutti per lui. Anzi c'è chi rilancia: "Perchè non punite quei giocatori che hanno altre fedi e festeggiano inginocchiandosi e alzando un dito verso il cielo?". Tim Tebow, il qb di Dio, come è soprannominato per la sua religiosità, non avrà gradito. Ma per ora non corre alcun rischio di sanzioni: è fuori da 2 anni dalla Nfl e sbarca (si fa per dire) il lunario commentando il football college. In attesa che arrivi una chiamata...
MONDAY NIGHT
Kansas City Chiefs - New England Patriots 41 - 14