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Boxe, l'ennesima sfida di Hopkins: a 50 anni contro il distruttore Kovalev

Lo show di Hopkins in conferenza stampa. Seduto al suo fianco c'è Kovalev (ap)
Notte tra sabato e domenica all'insegna del grande pugilato ad Atlantic City. Si riunifica il titolo mondiale dei mediomassimi (versioni Wba, Ibf e Wbo) tra il leggendario statunitense e il terribile picchiatore russo, di 19 anni più giovane. Scambi di parole. "Per me salire sul ring è una guerra", "E' ora che cambi mestiere"
di LUIGI PANELLA
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ROMA - L'ennesimo bivio di una carriera infinita. Bernard Hopkins, che tra due mesi farà 50 anni, è la star della notte tra sabato e domenica. Sul ring di Atlantic City tenterà di aggiungere alle cinture mondiali dei pesi mediomassimi già detenute, la Wba e la Ibf, anche quella della Wbo in possesso del russo  Sergei Kovalev. Il tutto, in attesa dell'incontro della riunificazione definitiva di una categoria che vive un momento di grande fulgore, contro il picchiatore canadese di origini haitiane, Adonis Stevenson. Personaggio decisamente controverso, Hopkins è il più classico esempio di boxeur americano a cui il ring ha salvato la vita dopo un passato fatto di carcere e violenza (una volta fu ferito da tre pugnalate). Lui ha ricambiato ritagliandosi un posto di primissimo piano nella storia della boxe. A parte il decennio passato a difendere con successo il titolo dei pesi medi, l'altro salto di qualità lo ha fatto battendo Jean Pascal nei mediomassimi, match che gli ha permesso di diventare il più vecchio campione del mondo di sempre.

"Non ho dei segreti, ma quando salgo sul ring sono in guerra con il mio avversario. Da quando sono nato nel 1965 sono sempre stato speciale...". Quindi una stoccata a chi pensa che dietro la sua straordinaria longevità ci siano pratiche dopanti: "Sono uno degli atleti più puliti della storia di questo sport". Diciamo subito che stavolta l'ostacolo per l'Alieno (questo il suo alias, che ha affiancato il più antico e inquietante 'il boia') è di quelli davvero tosti. Kovalev infatti è uno di quei picchiatori in grado di risolvere in maniera sbrigativa i propri match. Lo ha fatto 23 volte su 25 vittorie complessive: gli avversari incontrati negli ultimi 4 anni (non fa testo il pari tecnico con Young) non sono mai arrivati a sentire l'ultimo gong.

La stessa sorte Kovalev, che di anni ne ha 31, la vuole riservare ad Hopkins, per il quale prevede un futuro immediato lontano dal ring: "Parla molto bene, dopo questo incontro farà cinema o teatro...". Nel complesso comunque il russo ha speso anche parole di stima per il vecchio campione: "E' una leggenda del pugilato, è pieno di fiducia in se stesso. Ma il match lo vincerò io". Può farcela, ha dalla sua l'età e quella potenza che invece Hopkins sembra aver lasciato nel cassetto: l'ultima 'vittima' prima del limite dell'Alieno è stata, circa dieci anni fa, contro il grande Oscar De La Hoya, in uno dei tanti 'match del secolo' profumati da una valanga di quattrini. Ma per il russo ci sono anche delle controindicazioni. Hopkins è uno che sul ring si muove come nel salotto di casa. Ne conosce ogni angolo, ogni sfumatura, ha tante soluzioni tattiche -magari anche noiose per il pubblico- per imbrigliare l'avversario, per togliergli il filo logico del match. Ecco, bisognerà vedere due cose: la prima è se Kovalev cadrà nell'immancabile tranello, la seconda se avrà la lucidità per venirne fuori. Un maturo signore di mezza età non aspetta altro per salire l'ennesimo gradino verso la leggenda.  
 
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