Non si può esultare per una sconfitta, ma non era neanche possibile chiedere troppo a Leonard Bundu. Il fiorentino d'Africa viene sconfitto ai punti da Keith Thurman -in palio il mondiale welter Wba- ma disputa un match coraggioso, tecnicamente accettabile e solido dal punto di vista psicologico. 'One Time' è l'alias dello statunitense, basta 'una volta' e per l'altro è finita. Abbiamo temuto che fosse proprio così quando, dopo pochi secondi, un sinistro del campione ha mandato al tappeto l'italiano. Gambe rigide, la grande paura che il grande sogno all'MGM Grand di Las Vegas, si trasformasse per il 40enne Bundu (15 anni in più dell'avversario) nel più duro degli incubi, e invece...
Invece Bundu riprende il filo del discorso. Non si disunisce, inizia a fare il match andando costantemente all'offensiva. Scelta obbligata, va detto: l'italiano vi è costretto anche dalla tattica di attesa di Thurman, non solo picchiatore micidiale ma abilissimo nella boxe di rimessa. Giusto anche dire che Bundu non dà mai l'impressione di poter generare la clamorosa sorpresa, anche se altri colpi simili a quello preso a freddo deve incassarli solo nell'ottavo round. La storia peraltro parla chiaro e si conferma: se in un secolo di pugilato solo tre italiani (Carnera, Benvenuti e Rosi) sono stati capaci di andarsi a prendere il Mondiale negli Usa, un motivo ci sarà pure. Non si segnalano colpi significativi del fiorentino che facciano vacillare le certezze di Thurman, che però nonostante il verdetto senza storia (i tre giudici vedono tutti un nettissimo120-107) esce in un certo senso ridimensionato dall'incontro.
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Lo dice la reazione dell'esigente e competente pubblico di Las Vegas, che manifesta disappunto. Gli americani amano il ko, o quanto meno il fighter che avanza sempre. Il fatto che per la terza volta in carriera (dopo Zaveck e Dos Santos), Thurman non sia riuscito nella conclusione spettacolare li ha evidentemente un po' delusi. 'Colpa' anche di due messicani, Mares e Ramirez, che prima del mondiale dei welter se le danno di santa ragione per cinque round prima della resa del secondo creando la classica elettricità da ko. Insomma, bravo Thurman, ma forse per arrivare alla sfida stellare con Floyd Mayweather bisogna fare qualcosa in più. A tal proposito, nel main event della riunione un altro pretendente a sfida e quattrini, il britannico Amir Khan, ha dominato ai punti Devon Alexaner per il titolo Silver della Wbc. Anche in questo caso però il buon Floyd sembra di un'altra categoria.
Circa Bundu, difficile al limite dell'impossibile che abbia una nuova chance mondiale. L'integrità fisica e tecnica dimostrata a dispetto delle 40 primavere però sono tali da consentirgli di tornare a curare il giardino europeo. Attualmente il campione è Gianluca Branco, ed un bel derby avrebbe un certo richiamo.
Infine, un cenno all'altro italiano impegnato a Las Vegas. Per Lenny Bottai l'impresa impossibile si rivela tale. Impegnato nella semifinale del titolo mondiale dei medi nella versione Ibf, il livornerse non ha scampo contro il picchiatore texano Jermall Charlo. Una abissale differenza di potenza emersa in maniera nettissima al terzo round, quando un sinistro alla tempia pone fine in maniera brutale alle velleità dell'italiano.
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Invece Bundu riprende il filo del discorso. Non si disunisce, inizia a fare il match andando costantemente all'offensiva. Scelta obbligata, va detto: l'italiano vi è costretto anche dalla tattica di attesa di Thurman, non solo picchiatore micidiale ma abilissimo nella boxe di rimessa. Giusto anche dire che Bundu non dà mai l'impressione di poter generare la clamorosa sorpresa, anche se altri colpi simili a quello preso a freddo deve incassarli solo nell'ottavo round. La storia peraltro parla chiaro e si conferma: se in un secolo di pugilato solo tre italiani (Carnera, Benvenuti e Rosi) sono stati capaci di andarsi a prendere il Mondiale negli Usa, un motivo ci sarà pure. Non si segnalano colpi significativi del fiorentino che facciano vacillare le certezze di Thurman, che però nonostante il verdetto senza storia (i tre giudici vedono tutti un nettissimo120-107) esce in un certo senso ridimensionato dall'incontro.
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Lo dice la reazione dell'esigente e competente pubblico di Las Vegas, che manifesta disappunto. Gli americani amano il ko, o quanto meno il fighter che avanza sempre. Il fatto che per la terza volta in carriera (dopo Zaveck e Dos Santos), Thurman non sia riuscito nella conclusione spettacolare li ha evidentemente un po' delusi. 'Colpa' anche di due messicani, Mares e Ramirez, che prima del mondiale dei welter se le danno di santa ragione per cinque round prima della resa del secondo creando la classica elettricità da ko. Insomma, bravo Thurman, ma forse per arrivare alla sfida stellare con Floyd Mayweather bisogna fare qualcosa in più. A tal proposito, nel main event della riunione un altro pretendente a sfida e quattrini, il britannico Amir Khan, ha dominato ai punti Devon Alexaner per il titolo Silver della Wbc. Anche in questo caso però il buon Floyd sembra di un'altra categoria.
Circa Bundu, difficile al limite dell'impossibile che abbia una nuova chance mondiale. L'integrità fisica e tecnica dimostrata a dispetto delle 40 primavere però sono tali da consentirgli di tornare a curare il giardino europeo. Attualmente il campione è Gianluca Branco, ed un bel derby avrebbe un certo richiamo.
Infine, un cenno all'altro italiano impegnato a Las Vegas. Per Lenny Bottai l'impresa impossibile si rivela tale. Impegnato nella semifinale del titolo mondiale dei medi nella versione Ibf, il livornerse non ha scampo contro il picchiatore texano Jermall Charlo. Una abissale differenza di potenza emersa in maniera nettissima al terzo round, quando un sinistro alla tempia pone fine in maniera brutale alle velleità dell'italiano.
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