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Marcialonga, tripletta norvegese. Di Centa primo degli italiani

La gara, accorciata a 57 km, è stata vinta Tord Asle Gjerdalen, che ha preceduto dopo una volata serratissima i connazionali Aukland e Pettersen. Dietro gli azzurri
di ALBERTO CUSTODERO
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CAVALESE - Dominio, anzi tripletta norvegese, domanica, alla 42esima Marcialonga che, per mancanza di neve, era meno "longa" degli altri anni: i settemila "bisonti" hanno galoppato per 57 chilometri invece di 70. Ma non per questo la pista era meno veloce: i binari ghiacciati hanno consentito - almeno per il gruppo dei primi - di tenere una velocità media di quasi 30 chilometri all'ora. Diciamo che l'organizzazione della pista (direttore generale Gloria Trettel) ha fatto un autentico miracolo. La gran fondo partita dalla Val di Fassa (Mazzin) e arrivata in Val di Fiemme (Cavalese) se l'è aggiudicata l'ex atleta di Coppa del Mondo Tord Asle Gjerdalen (2 ore, 5 minuti, 15 secondi), alla sua prima apparizione alla Marcialonga. Lo soprannominano "Mister Ray-Ban" perché in gara indossa sempre quegli occhiali da sole griffati. Che, ieri, però, non gli hanno portato fortuna: quando lo hanno premiato, la corona d'alloro ha sbattuto sui Ray-Ban che, rompendosi, gli hanno tagliato il naso, e così sul podio la sua faccia s'è macchiata di sangue. Secondo Anders Aukland a soli due secondi, terzo Oeystein Pettersen, a cinque secondi. In pratica sono arrivati in volata. Primo degli italiani, Giorgio Di Centa, arrivato 26esimo con un ritardo di un minuto e 55 secondi. Velocissima anche la prestazione delle atlete, la prima, l'austriaca Katerina Smutna, ha tagliato il traguardo in 2 ore 20 minuti e 32 secondi, seguita dalla norvegese Laila Kveli con 9 secondi di distacco, e dalla svizzera Seraina Boner, a 12 secondi.

Ma è alla Marcialonga di quest'anno che i tecnici del fondo incominciano a interrogarsi se non sia il caso di codificare un terzo stile: il passo alternato dei nostri nonni con i loro sci di legno è praticamente morto. Oggi l'alternato è diventato solo un passo a spinta di braccia-busto, le gambe ferme, con un movimento che ricorda l'omino della pubblicità della pila Duracel. Per scaricare braccia e spalle, i fondisti che adottano questa nuova tecnica passano di continuo da un binario all'altro, approfittando di fatto di un mezzo passo pattinato che sarebbe vietato. Inutile dire che l'effetto di questo combinato disposto di escamotage tecnici è un eccezionale aumento di velocità. Nelle due ultime gare di Coppa del Mondo, alcuni atleti, per la prima volta, hanno snobbato la sciolina di tenuta (caratteristica dell'alternato), preferendo sciolinare tutta la soletta con paraffine e cere di scorrimento.
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A denunciare questo cambio generazionale del fondo è lo stesso direttore di gara della Marcialonga, Enzo Macor. "La tecnica di oggi è un altro sport - spiega - non c'entra più nulla con il passo alternato. Per uscire da questa situazione borderline che crea disagio alle stesse giurie ci sono solo due strade, a mio avviso. La prima, definire molto bene dov'è il limite dal punto di vista del regolamento, la seconda è intervenire sul tracciato delle piste per costringere, per così dire, gli atleti, al passo regolare. La cosa grave è che sempre più amatori e dilettanti stanno adottando questo nuovo stile". Dal punto di vista del colore, l'attrazione della gara è stato senz'altro il "bisonte" norvegese Arve Tellefsen, 69 anni, uno dei più grandi violinisti al mondo. Ha partecipato alla gran fondo con un numero di pettorale alto, 7481. Ma venerdì sera il grande musicista, che ha suonato per quasi tutte le più prestigiose orchestre del pianeta (compresa la Royal Philarrmonic), s'è esibito per gli atleti suoi connazionali in un pub, il Mardoc di Cavalese, improvvisando un numero più da cabaret che da conservatorio. Nella Val di Fiemme, dove ci sono i boschi di risonanza mèta dello Stradivari che qui cercava i legni più adatti per i suoi famosi strumenti, Tellefsen s'è esibito con un violino, diciamo così, della "concorrenza": un Guarneri del Gesù di Cremona del 1741, valore assicurato tre milioni di euro. Anche questa è Marcialonga.
 
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