ROMA - Per Paolo Barelli non c'è stata truffa. Ma, dice il gip del Tribunale di Roma Gaspare Sturzo che ha riaperto a forza un'inchiesta già chiusa dal sostituto procuratore Roberto Felici, il presidente della Federnuoto va messo sotto inchiesta per malversazione e falso. Ed è per questo indagato. La querelle penale Coni-Barelli prosegue. Di più, dopo questo passaggio davanti al giudice delle indagini preliminari si allarga.
Il gip Sturzo ha parole dure nei confronti di Barelli che, nel giustificare 820 mila euro chiesti al ministero delle Finanze, compie "il delitto di falsità ideologica", commessa da privato in atto pubblico, ovvero giustifica alla Ragioneria dello Stato le somme spese il 4 aprile 2013 per la piscina del Foro Italico attraverso due fatture poi chieste in rimborso alla Coni servizi, proprietaria dell'impianto. Sempre il gip, che ha trattenuto a lungo il fascicolo, scrive parole di censura sul pm, che ha eseguito "indagini incomplete e in modo parziale rispetto all'ordine del giudice" e non ha indagato se i falsi della Fin siano stati "solo errori formali legati a negligenza, oppure se dolosamente preordinati". Il sostituto procuratore, si legge, "ha trascurato di effettuare il relativo accertamento" sulle carte conservate al ministero delle Finanze. Nell'ordinanza "di accoglimento parziale dell'archiviazione e nell'indicazione di ulteriori indagini", poi, entra un nuovo indagato: "Tale Massimo Rella", responsabile del settore amministrativo della Fin, autore in concorso con Barelli della falsità ideologica in atto pubblico.
È stata lunga l'attesa della sentenza Coni versus Barelli, ma le quaranta pagine depositate dimostrano che il giudice Sturzo non si è limitato a un lavoro notarile sull'inserimento delle fatture per 820 mila euro. Scrive il gip che non c'è dolo e il danno è carente - quindi non c'è truffa - , ma evidenzia una nuova ipotesi di distrazione di denaro. Le fatture, secondo l'originaria ipotesi di accusa, che qui trova conferma, non dovevano essere oggetto di rimborso in quanto parte di un finanziamento di 2,1 milioni di euro erogato alla Federnuoto, nel 2005, dal ministero dell'Economia: servivano per la piscina olimpica in vista dei Mondiali di nuoto del 2009. L'inchiesta del Coni, si ricorda, aveva definito il movimento finanziario della Federnuoto un duplice (illegittimo) finanziamento. Già. L'ordinanza critica pesantemente anche il ministero delle Finanze (il cui titolare allora era Giulio Tremonti): "Sorprende che sia mancata la sensibilità, o la volontà, di effettuare un concreto riscontro a tutela del buon andamento e della corretta gestione delle finanze pubbliche".
Sullo sfondo del finanziamento richiesto, abbiamo visto, ci sono i Mondiali di nuoto del 2009, il grande evento poi naufragato: "La presenza del grande evento è stata taciuta da Barelli" al momento della richiesta. Il gip chiede nuove indagini per capire se i finanziamenti del Mef possano "aver dato luogo all'indiscriminata utilizzazione di fatturazione per opere della piscina olimpica Roma" o sia da contabilizzare nelle opere dei Mondiali di nuoto.
Infine, il giudice Gaspare Sturzo indica come le indagini debbano essere svolte e chiede se altri soggetti "abbiano coperto i costi sulle opere". Chiede, infatti, che siano ascoltati anche l'ex amministratore delegato di Coni servizi, Raffaele Pagnozzi, e il direttore generale Ermesto Albanese. Quindi, restituisce gli atti al pm Felici.
Il gip Sturzo ha parole dure nei confronti di Barelli che, nel giustificare 820 mila euro chiesti al ministero delle Finanze, compie "il delitto di falsità ideologica", commessa da privato in atto pubblico, ovvero giustifica alla Ragioneria dello Stato le somme spese il 4 aprile 2013 per la piscina del Foro Italico attraverso due fatture poi chieste in rimborso alla Coni servizi, proprietaria dell'impianto. Sempre il gip, che ha trattenuto a lungo il fascicolo, scrive parole di censura sul pm, che ha eseguito "indagini incomplete e in modo parziale rispetto all'ordine del giudice" e non ha indagato se i falsi della Fin siano stati "solo errori formali legati a negligenza, oppure se dolosamente preordinati". Il sostituto procuratore, si legge, "ha trascurato di effettuare il relativo accertamento" sulle carte conservate al ministero delle Finanze. Nell'ordinanza "di accoglimento parziale dell'archiviazione e nell'indicazione di ulteriori indagini", poi, entra un nuovo indagato: "Tale Massimo Rella", responsabile del settore amministrativo della Fin, autore in concorso con Barelli della falsità ideologica in atto pubblico.
È stata lunga l'attesa della sentenza Coni versus Barelli, ma le quaranta pagine depositate dimostrano che il giudice Sturzo non si è limitato a un lavoro notarile sull'inserimento delle fatture per 820 mila euro. Scrive il gip che non c'è dolo e il danno è carente - quindi non c'è truffa - , ma evidenzia una nuova ipotesi di distrazione di denaro. Le fatture, secondo l'originaria ipotesi di accusa, che qui trova conferma, non dovevano essere oggetto di rimborso in quanto parte di un finanziamento di 2,1 milioni di euro erogato alla Federnuoto, nel 2005, dal ministero dell'Economia: servivano per la piscina olimpica in vista dei Mondiali di nuoto del 2009. L'inchiesta del Coni, si ricorda, aveva definito il movimento finanziario della Federnuoto un duplice (illegittimo) finanziamento. Già. L'ordinanza critica pesantemente anche il ministero delle Finanze (il cui titolare allora era Giulio Tremonti): "Sorprende che sia mancata la sensibilità, o la volontà, di effettuare un concreto riscontro a tutela del buon andamento e della corretta gestione delle finanze pubbliche".
Sullo sfondo del finanziamento richiesto, abbiamo visto, ci sono i Mondiali di nuoto del 2009, il grande evento poi naufragato: "La presenza del grande evento è stata taciuta da Barelli" al momento della richiesta. Il gip chiede nuove indagini per capire se i finanziamenti del Mef possano "aver dato luogo all'indiscriminata utilizzazione di fatturazione per opere della piscina olimpica Roma" o sia da contabilizzare nelle opere dei Mondiali di nuoto.
Infine, il giudice Gaspare Sturzo indica come le indagini debbano essere svolte e chiede se altri soggetti "abbiano coperto i costi sulle opere". Chiede, infatti, che siano ascoltati anche l'ex amministratore delegato di Coni servizi, Raffaele Pagnozzi, e il direttore generale Ermesto Albanese. Quindi, restituisce gli atti al pm Felici.