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Barelli non paga le utenze. La Corte dei conti indaga

L'organo di giustizia vuole vederci chiaro sui 4,3 milioni di costi che la vecchia Coni servizi, quella del presidente Gianni Petrucci e dell'amministratore Lello Pagnozzi, avrebbe abbonato per sei anni alla Fin

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ROMA  -  La Corte dei conti indaga su 4,3 milioni di costi che la vecchia Coni servizi, quella del presidente Gianni Petrucci e dell'amministratore Lello Pagnozzi, avrebbe abbonato per sei anni alla Federazione italiana nuoto di Paolo Barelli. Venerdì scorso il viceprocuratore generale, Massimiliano Minerva, ha inviato una "riservata" alla nuova Coni servizi in cui chiede  -  per esigenze di giustizia  -  "una dettagliata relazione in ordine al mancato addebito delle forniture alla Federazione italiana nuoto, causata dalla mancata volturazione delle utenze". Il periodo interessato è giugno 2006-dicembre 2011. La nuova Coni servizi, affidata a Franco Chimenti, ha trenta giorni di tempo per dare spiegazioni a questa "bizzarria". Già, "quanto meno bizzarro e comunque privo di qualsivoglia giustificazione", dice l'esposto di otto pagine su cui la Corte dei conti si è appoggiata per aprire un'indagine, "è il mancato riaddebito degli oneri di competenza della Federazione italiana nuoto".

Si parla di acqua, gas e corrente elettrica che per sei anni sono stati divisi in base al consumo, ma pagati sempre dal Coni. Nel dettaglio. Per le piscine dell'area Foro Italico  -  una coperta al Foro, quella scoperta allo Stadio del nuoto, le altre scoperte sul lungotevere  -  il Coni ha coperto spese per l'acqua dal luglio 2006 a tutto il 2011 per 1,87 milioni. Di queste, però, sostiene il dossier in mano alla Corte dei conti, 1,03 milioni erano di competenza Fin. In sei anni, poi, i due contattori del gas hanno certificato una spesa di 2,87 milioni, ma  -  ancora l'esposto  -  la quota spettante alla Federazione nuoto sarebbe stata di 2,54 milioni, quasi il 90 per cento del totale. Infine, la fornitura di energia elettrica. Anche qui costi da ripartire in base ai consumi, ma un'unica utenza intestata al Comitato olimpico. Su un costo complessivo di 1,56 milioni, la competenza Federnuoto sarebbe stata di 1,30. Ha pagato sempre il Coni, però. Perché? Il totale del debito della Fin (federazione privata) nei confronti di Coni servizi (struttura amministrativa di un comitato olimpico pubblico) è di 4,88 milioni, Iva esclusa. Il Coni di Petrucci-Pagnozzi, a fronte del credito, in 78 mesi ha emesso una sola fattura "a titolo di acconto" per 450.000 euro. Saldata, quella, dalla federazione di Paolo Barelli.

Nel 2013, di fronte alle pressioni preelettorali, sulle "volture mancate" c'è stata una transazione. Il debito Fin era salito a 5,12 milioni Iva esclusa, l'amministratore Pagnozzi e il presidente Barelli si accordarono su dieci tranche trimestrali da onorare  - da parte della Federnuoto  -  fino al prossimo 30 giugno 2015. Ora la Corte dei conti si chiede se ci sia stato un danno erariale, "comunque ormai irreversibile", nei confronti di Coni servizi e del suo unico socio, il ministero delle Finanze. Il Coni, infatti, saltando qualsiasi controllo o revisione interna, ha anticipato un'imposta di valore aggiunto (l'Iva) che non gli spettava. I magistrati contabili indagano anche sul fatto che grazie al "contatore unico" la Fin avrebbe ricevuto "un indiretto e ulteriore finanziamento pubblico" e la controllata Fin Plus nelle piscine riscaldate a spese Coni ha svolto un'attività commerciale manlevata dalle ingenti spese di acqua, gas e luce.
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