ROMA - Riuscirà lo storico ring del Madison Square Garden ad oscurare, almeno nel fine settimana, lo sfarzo esagerato del quadrato dell'MGM Grand di Las Vegas che aspetta Mayweather -Pacquiao? La risposta la dovranno dare il campione del mondo dei pesi massimi, l'ucraino Wladimir Klitschko, e lo sfidante, l'americano Bryant Jennings, di fronte a New York nella notte italiana tra sabato e domenica. Le premesse sono interessanti, se non altro da punto di vista statistico. Klitschko infatti è sulle tracce del record di una leggenda del pugilato come Joe Louis (forse il più grande di tutti i tempi), che conquistò la corona nel 1937 contro Jim Braddock, il 'Cinderella man' interpretato da Russel Crowe nel famoso film, per poi tenersela stretta 12 anni e 25 difese. Klitschko come numero di difese è ancora lontano: contro il bulgaro Pulev è arrivata la numero diciassette, tra l'altro quella tecnicamente spettacolare. Per durata del regno il campione non è invece lontanissimo dal mito: da quando conquistò una fetta di titolo contro Chris Byrd (man mano si è preso anche le altre) sono passati nove anni.
Klitschko nella sua rincorsa al record può essere fermato da due fattori. Il primo solitamente è inesorabile, l'età: 39 anni suonati non sono pochi, anche se la longevità agonistica generale nella boxe è aumentata. Il secondo sono gli avversari. Spesso si è detto non alla sua altezza, ma del resto non è colpa dell'ucraino se ha beccato un'era senza gli Alì, i Frazier, i Foreman e via dicendo. Di sicuro Klitschko non è imbattibile: lo conferma il ruolino, che parla di 63 vittorie (di cui 53 prima del limite), ma anche di 3 brutte sconfitte per ko. Dall'ultima sono passati 11 anni: fu una sorta di punto di non ritorno, da allora ha cambiato modo di stare sul ring, dando spazio alla fase difensiva con il jab sinistro usato come una mannaia per impedire aglia avversari di attentare alla sua mascella. Proprio questo suo pugilato di attesa, figlio di una strategia ma anche in linea con il pugilato classico dell'Europa Orientale, non fa di Klitschko un idolo negli Stati Uniti. Non a caso, quello del Madison per l'ucraino è un ritorno in terra americana dopo sette anni, dalla difesa a dire il vero soporifera contro Sultan Ibragimov.
Ora Klitschko è chiamato ad un doppio compito: vincere e soprattutto dare spettacolo. Jennings dal canto suo difficilmente ha chance di conquistare il titolo ai punti: se vuole salire sul trono deve azzeccare il colpo della domenica, comunque tutt'altro che remoto nella categoria più pesante. I limiti dello statunitense non sono conosciuti, nel senso che il 30enne di Philadelphia (città garanzia di qualità, su tutti vedere Joe Frazier e Bernard Hopkins) ha sempre vinto nei match da professionista: 19 incontri, di cui 10 prima del limite. I limiti semmai bisogna trovarli negli avversari. Probabilmente il più quotato tra i battuti è proprio l'ultimo -per decisione non unanime-, il cubano Perez, prossimo avversario del russo Povetkin (a proposito, altra 'vittima' di Klitschko). Tatticamente il dato più interessante è il jab di Jennings: pur essendo più basso e meno pesante del rivale, lo statunitense ha infatti un maggiore allungo del campione. Una variante di cui tenere conto e che ricalca quella che si presentò a Klitschko contro il gigante polacco Mariusz Wach, peraltro dominato ai punti. Insomma, gli americani rivogliono la categoria regina tutta per loro: una fettina di titolo (la Wba) è in possesso di Deontay Wilder, ma finchè sul trono ci sarà Klitschko solo un re potrà essere riconosciuto come tale.
Klitschko nella sua rincorsa al record può essere fermato da due fattori. Il primo solitamente è inesorabile, l'età: 39 anni suonati non sono pochi, anche se la longevità agonistica generale nella boxe è aumentata. Il secondo sono gli avversari. Spesso si è detto non alla sua altezza, ma del resto non è colpa dell'ucraino se ha beccato un'era senza gli Alì, i Frazier, i Foreman e via dicendo. Di sicuro Klitschko non è imbattibile: lo conferma il ruolino, che parla di 63 vittorie (di cui 53 prima del limite), ma anche di 3 brutte sconfitte per ko. Dall'ultima sono passati 11 anni: fu una sorta di punto di non ritorno, da allora ha cambiato modo di stare sul ring, dando spazio alla fase difensiva con il jab sinistro usato come una mannaia per impedire aglia avversari di attentare alla sua mascella. Proprio questo suo pugilato di attesa, figlio di una strategia ma anche in linea con il pugilato classico dell'Europa Orientale, non fa di Klitschko un idolo negli Stati Uniti. Non a caso, quello del Madison per l'ucraino è un ritorno in terra americana dopo sette anni, dalla difesa a dire il vero soporifera contro Sultan Ibragimov.
Ora Klitschko è chiamato ad un doppio compito: vincere e soprattutto dare spettacolo. Jennings dal canto suo difficilmente ha chance di conquistare il titolo ai punti: se vuole salire sul trono deve azzeccare il colpo della domenica, comunque tutt'altro che remoto nella categoria più pesante. I limiti dello statunitense non sono conosciuti, nel senso che il 30enne di Philadelphia (città garanzia di qualità, su tutti vedere Joe Frazier e Bernard Hopkins) ha sempre vinto nei match da professionista: 19 incontri, di cui 10 prima del limite. I limiti semmai bisogna trovarli negli avversari. Probabilmente il più quotato tra i battuti è proprio l'ultimo -per decisione non unanime-, il cubano Perez, prossimo avversario del russo Povetkin (a proposito, altra 'vittima' di Klitschko). Tatticamente il dato più interessante è il jab di Jennings: pur essendo più basso e meno pesante del rivale, lo statunitense ha infatti un maggiore allungo del campione. Una variante di cui tenere conto e che ricalca quella che si presentò a Klitschko contro il gigante polacco Mariusz Wach, peraltro dominato ai punti. Insomma, gli americani rivogliono la categoria regina tutta per loro: una fettina di titolo (la Wba) è in possesso di Deontay Wilder, ma finchè sul trono ci sarà Klitschko solo un re potrà essere riconosciuto come tale.